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  1. Henri Schmit Rispondi
    Dire che i politici italiani hanno sbagliato significa ammettere che sapevano o che dovevano sapere che le banche italiane, per ragioni di rischi nascosti e di governance inadeguata non reggono la concorrenza con gli istituti di altri paesi, o che questi politici hanno proclamato per troppo tempo che le banche domestiche sono sane e hanno omesso di obbligarle di mettersi al passo. Gli eventi degli ultimi giorni sembrano indicare proprio in quella direzione. E purtroppo non abbiamo ancora visto la fine .....
  2. Michele Rispondi
    In Europa si ripete lo stesso meccanismo che vediamo anche in Italia: della cosa pubblica se ne interessano ben pochi, salvo poi avere la massa degli italiani che si lamentano della cattiva qualità dei loro rappresentanti. Lo stesso in Europa: vengono mandati a Strasburgo politici di secondo piano, che interpretano la loro permanenza in Europa come un ripiego o al massimo una parentesi nella loro carriera. Ci meravigliamo dei risultati?
  3. Michele Rispondi
    Emerge chiaramente che i rappresentanti italiani in Europa hanno approvato qualcosa di cui non avevano capito nulla. Insieme a loro è responsabile anche la stampa italiana che non ha speso una parola in proposito, tutta presa ad assecondare il potente di turno
  4. Andy Mc Tredo Rispondi
    Forse sfondo una porta aperta, o più probabilmente non faccio che ripetere in modo pedestre quando esposto nell'articolo ma a me sembra che non abbiamo capito quanto è successo in banca negli ultimi 30 anni. Schematicamente si è passati dal libretto al portatore (e voglio vedere in quanti sapevano o sanno cosa vuol dire in realtà al portatore..) al future sulla borsa di Shangai... Se quindi 30 anni fa era anche giusto che i risparmiatori (che non erano ancora investitori) venissero comunque tutelati, ora non più: se uno sottoscrive qualcosa che non sa cosa sia, non può dire per definizione "io non sapevo" anche se magari la legislazione corrente impone alla banca/intemediario finanziario di esporre e spiegare al cliente caratteristiche e rischi dell'operazione: sono sicuro che col 90% posso pontificare anche un ora e mezza ma poi non saprebbero riferire cosa gli ho detto (in caso contrario non sarei impiegato ma Professore). Ma il cliente è avido ( vuole rendimenti elevati e sicuri ), è ignorante ( quando mi è stato addebitao lo stipendio? ), è incoscente ( un mio amico dal barbiere mi ha detto che con gli ETF si fanno i soldi ) .... e soprattutto se non è assecondato se ne va per non tornare.
    • Mauro Pizzini Rispondi
      Sottoscrivo al 100%. Il risparmiatore italiano preferisce delegare la gestione dei propri interessi ad altri per poi lamentarsi qualora i risultati fossero negativi (preferisce il politico che promette meraviglie senza sacrifici ed il bancario rendimenti senza rischio). L'ignoranza la considera una scusa per non rispondere dei propri errori e della propria stupidità. Su 10 clienti a cui si spiegano i prodotti finanziari nel dettaglio più della metà se ne vanno altrove, magari a sottoscrivere qualcosa di peggiore o più rischioso ma dai rendimenti mirabolanti.
  5. Ennio Rispondi
    Finalmente l'Europa ci costringe a spezzare l'antico vizio, tutto italiano, del "guadagno privato, perdite pubbliche". Va sottolineato che la gestione dei risparmi è materia complessa, per la quale il mercato offre infinite soluzioni e soggetti professionali; chi fa da sè, non può poi pretendere di scaricare le proprie ingenuità sulla collettività. Ignorantia legis non excusat.
  6. Mario Rispondi
    Se i nostri irresponsabili controllori si fossero mossi per tempo tra il 2008 e il 2013 anziché non spendere nulla sostenendo la solidità del ns sistema bancario, non ci saremmo dovuti muovere con regole ormai irrevocabilmente cambiate. I risparmiatori avrebbero avuto il tempo di assimilare il cambiamento è la nuova realtà non sarebbe stata così drammatica. Ora non si può solo constatare che la "frittata è fatta" : chi non ha fatto il suo mestiere o l'ha fatto male, deve andare a casa.
  7. EzioP1 Rispondi
    Il solo suggerimento da dare ai risparmiatori è di non tenere sul conto denaro liquido oltre i 100.000,00 euro, e chi è fortunato da averne di più investire l'eccedenza in fondi, o se abbastanza finanziariamente esperto in titoli azionari diversificando bene tra i vari tipi di industrie (food, farmaceutical, industrial, banking, ecc.) e di mercato (USA, Europa, Asia, emergenti). Evitare nel modo più assoluto la gestione patrimoniale a discrezione della banca.
  8. Henri Schmit Rispondi
    Chiaro e preciso, come sempre. Un obiettivo immediato delle regole UE è di evitare aiuti di stato che falsificano la concorrenza fra banche, in prima battuta nei singoli paesi, mai poi anche fra banche di paesi diversi. Indirettamente le nuove regole incitano i clienti, quali investitori, creditori depositanti, obbligazionisti (di cui esistono più tipi come abbiamo scoperto solo di recente) e azionisti, e in minor misura quali debitori, imprenditori o privati, a scegliersi bene la loro banca, e a dire di no se la banca chiede di sottoscrivere i propri titoli in garanzia di prestiti che concede. Le nuove misure dovrebbero drenare l'attività bancaria, prima il passivo del loro bilancio poi per conseguenza anche la parte attiva verso gli istituti più sani e più sicuri che saranno inoltre più competitivi, perché i titoli che non riescono più a piazzare presso la loro clientela resa responsabile ed interessata avranno un costo (rendimento) molto superiore se piazzati presso istituzionali. Le colpe per il passato fanno parte di un altro registro. Normalmente spetterebbe alla giustizia ordinaria, non a commissari del governo, decidere chi ha diritto (non a quale rimborso, ma) a quale indennizzo di un danno procurato da collocamento "irregolare" in conflitto d'interessi di titoli rischiosi propri.