logo


  1. Raf Rispondi
    Come si spiega il dato incredibile del grafico di figura 3? Solo alla luce degli incentivi sulle rinnovabili (legna, pellet)? Mi pare di capire che dal 2012 al 2013 ci sia stato un raddoppio delle emissioni, mentre nel passato per il raddoppio ci sono voluti vent'anni. Grazie. Bell'articolo.
    • Giovanni Bonafè Rispondi
      I dati dell'Agenzia Ambientale Europea raccolgono le informazioni provenienti dalle agenzie dei singoli stati membri. Per l'Italia, ISPRA ha fornito per il 2013 le emissioni di PM10 da riscaldamento domestico, avvalendosi della recente indagine ISTAT sui consumi di legna. Tale indagine rivede al rialzo le precedenti stime. Questo cambio metodologico spiega parte di quel "salto" tra 2012 e 2013. In ogni caso, il trend in aumento dal 2005 è evidente. Peraltro, è confermato anche dal trend di ricerca su Google del termine "pellet" in Italia: https://www.google.it/trends/explore#q=pellet&geo=IT&cmpt=q&tz=Etc%2FGMT-1
  2. bob Rispondi
    Targhe alterne, focolare che inquina, giorni dispari fanno parte della politica di un Paese cialtrone. Dalla tabella delle % euro 1-2 a mio avviso si ha una chiave di lettura di questo tipo: la Lombardia inquina il doppio della Campania, ma nel Paese delle classifiche ( 4 quotidiani sportivi) la Campania è al 1° posto la Lombardia al quintultimo. Le soluzioni non si trovano con la bacchetta magica o con le classifiche ma attraverso un lungimirante politica di modifiche e aggiustamenti nel corso degli anni. Per dirla con una battuta tanti anni fa su una problematica così importante, difficoltosa e complessa come quella della produzione di energia di fece un referendum venendo a chiedere a mia zia novantene semianalfabeta il SI o il NO sulle centrali nucleari. Governo Giuda-cialtrone che se ne lava le mani
  3. Marco Spampinato Rispondi
    Grazie della Tabella 1. Sostengo da 15 anni che le politiche di svecchiamento del parco auto sono politiche per i ricchi. Infatti la colonna 3 mostra quanto meno che le regioni con pil medio pro-capite piu' alto hanno il parco auto piu' nuovo. Ma dove si concentra l'inquinamento? L'approcio in Italia continua ad essere sbagliato. L'Italia e' il paese al mondo con la piu' alta densita' di auto per kmq, insieme al Belgio. Una tavola composta con tutti i paesi del Nord America ed Europa mi fu censurata in passato lavorando per l'amministrazione centrale. L'indicatore e' semplice e dice che siamo pieni di auto ovunque. A mio avviso, quindi, almeno per l'inquinante locale attribuibile al traffico veicolare, non c'e' altra risposta che il trasporto pubblico, pedonale e ciclabile. Il resto e' foraggio per l'industria, e nemmeno per quella nazionale, e si e' visto quanto si possa truffare sulle stime degli inquinanti attraverso test falsificati.
    • massimo Rispondi
      Sono perfettamente d'accordo con lei, finché non inventeranno un'auto che non strisci per terra e che si possa fermare con il fiato, ci sarà sempre inquinamento dato che circa il 50% del''inquinamento e' dato dall'usura delle gomme, dall'asfalto, dai freni ecc. Poi facciamo la felicita'dei costruttori stranieri dato che il parco auto e costituito per la maggior parte da mezzi di produzione estera.
  4. Giovanni Bonafè Rispondi
    Aggiungo alcuni elementi di riflessione. In Pianura Padana il PM2.5 è prevalentemente secondario, cioè nasce dalla trasformazione di gas "precursori". Perciò non basta considerare le emissioni di polveri. Un ruolo cruciale lo hanno le emissioni di ammoniaca da allevamenti e fertilizzanti. Tanto che un recente articolo su Nature (Lelieveld et al 2015) individua in questi la principale causa di morte prematura per PM2.5 in Italia. L'ammoniaca è indispensabile per la formazione del nitrato di ammonio, che delle polveri padane è una componente importante. Sui trasporti: la quota di emissione principale è dal trasporto merci. Il D.Lgs 43/2014 recepisce la direttiva Eurovignette, che consentirebbe di applicare un pedaggio aggiuntivo ai camion, per finanziare per esempio il trasporto su rotaia. Coerentemente con il principio "chi inquina paga" e con le recenti indicazioni del FMI, per altro. È applicato? Sulla mobilità urbana: nel Protocollo di Intesa tra Ministro, Anci e Regioni, ci si impegna a imporre i 30km/h (art. 1 comma 2) nei quartieri. Ciò ridurrebbe drasticamente i rischi per pedoni e ciclisti, disincentivando l'uso dell'auto privata nei percorsi brevi. Mi pare che se ne parli poco.
    • Giovanni Rispondi
      Ho qualche dubbio che l'obbligo di mantenere una velocità massima di 30 km/h possa contribuire a ridurre l'inquinamento. A parte la facilità di superare inavvertitamente il limite, sarebbe necessario far uso di marce basse con maggior numero di giri e conseguente maggior consumo.
      • Giovanni Bonafè Rispondi
        La ratio che sta alla base delle "zone 30" è innanzitutto la sicurezza. Nell'impatto pedone-auto la probabilità di morte del pedone è piuttosto bassa a 30km/h, molto elevata a 50km/h. Se nelle strade di quartiere è garantita la sicurezza, aumenta il numero di anziani che si muovono a piedi, e ciò riduce l'incidenza di malattie cardiovascolari (https://www.healthybydesignsa.com.au/wp-content/uploads/2013/04/ReduceSpeedSnapshot_Feb13.pdf). Aumenta anche il numero di bambini che vanno a scuola a piedi, e ciò può ridurre il traffico privato. Ma anche in termini emissivi c'è un beneficio diretto, dovuto alla riduzione dei tempi di accelerazione: http://web.mit.edu/11.951/oldstuff/albacete/Other_Documents/Europe%20Transport%20Conference/traffic_engineering_an/impact_of_30_kmh_z1424.pdf
  5. Federico Rispondi
    l'analisi va fatta con punti di vista ancora più locali. In città dove: (1)l'industria non esiste più e (2)il riscaldamento è a metano, l'incidenza molto forte sull'inquinamento è del traffico. E se prendiamo Milano, il parco auto è credo tra i più moderni d'Italia (le statistiche ingannano: le auto che circolano tutti i giorni sono abbastanza nuove. Si consideri l'interno dell'area C dove ci sono auto nuove ma polveri comunque alte. Il problema sono i diesel, anche relativamente nuovi, ma questo è tutto un altro capitolo. E lo dico da possessore di diesel nuovo). In città esistono concrete alternative all'auto privata a differenza di chi abita fuori dalle città. È quindi utopico bloccare il traffico in generale, mentre è possibile in città. Chi ha necessità di usare le auto paga (tanto) oppure ne ha una che non inquina (elettrica o a metano). Anche per i veicoli commerciali si iniziano a vedere mezzi elettrici o a metano in città. È chiaro che è una scelta forte, se si è realisti nelle analisi. Ma essendo il costo di non agire un grave problema di salute collettiva, va compiuto. Perché è da criminali fare vivere una intera comunità cittadina per mesi con livelli doppi per il PM 10 e quadrupli per il PM2,5 rispetto alle soglie di allarme. E avere il PM10 a 45, ormai sembra una vittoria, come respirare aria di montagna...
  6. Francesco C. Rispondi
    Se non erro, tra le soluzioni prospettate ci sarebbe quella di penalizzare economicamente coloro i quali non possono permettersi un'auto relativamente moderna. Nella fattispecie, si tratterebbe di penalizzare gli automobilisti del Mezzogiorno (le cui regioni sono in testa al ranking della tabella 1) ovvero coloro i quali, prescindendo dalle cause, scontano ritardi infrastrutturali notevoli rispetto alla restante parte del Paese e che, spesso, si trovano a non avere alternative (TPL) all'utilizzo della macchina privata. Cordialità.
  7. Stefano Rispondi
    Il problema inquinamento (e traffico) è ovviamente concentrato nelle città. In quelle molto grandi. Non vedo la ragione di far pagare a tutti, anche a chi vive in piccole città o in zone rurali, uno sviluppo dissennato delle città. In città nord-europee, più grandi di quelle italiane, un sistema di trasporto pubblico organizzato (bus, metro e taxi) non crea gli stessi problemi. Occorre riflettere che il problema inquinamento (in tutto il mondo) è tipicamente urbano e che quindi è il sistema di come sono organizzate le città che occorre cambiare. Viviamo nel XXI secolo ma abbiamo organizzazione, pensiero ed abitudini del XIX. Come se le comunicazioni e l'informatica non esistessero. Pensare che aumentando gli euro delle auto si risolva il problema è utopico (VW insegna...). Stesso discorso vale per il riscaldamento.
  8. marcello Rispondi
    Prendiamo il caso di Roma, città dove la responsabilità dell'esplosione del particolato fine è difficilmente attribuibile all'industria. Gli imputati sono riscaldamento e traffico, su enrtrambi è possibile intervenire in modo risolutivo. Mi concentro sul traffico. A Roma ogni giorno entrano circa 2000 bus turistici, anche euro 3. In Italia i diesel sono il 55% delle autovetture circolanti. I diesel emettono particolato, le auto alimentate a benzina praticamente no, da euro1. La soluzione mi sembra immediata: proibire l'uso in città di vetture diesel come potrebbe accadere a Parigi nel 2016.
  9. Massimo C Rispondi
    Tutto giusto e altamente condivisibile. Ma il "contributo" del traffico automobilistico al Pm10, nelle grandi città, è molto più elevato del 17% della media italiana. Dai dati Arpa, ad esempio, si evince che in Lombardia le auto "pesano" per il 25%, mentre nella più ristretta (e congestionata) provincia di Milano arrivano al 45%. Questo concetto è passato molto poco, purtroppo, nel dibattito sulle reali fonti dello smog nelle città. http://www.lettera43.it/blog/papa-24-7/malattie/cinque-verita-su-smog-e-bambini_43675228933.htm
  10. Marco Tabarelli Rispondi
    Un articolo che evidenzia chiaramente la necessità di un approccio di lungo termine e che vorrei solo completare, per l'esperienza che ho dal 2007 ad oggi. Le biomasse sono state incentivate non solo perché CO2 neutre ma anche perché si andavano a sostituire impianti dove l'utilizzo della biomassa era poco efficiente es. caminetti aperti. Questi si generatori di inquinanti. I nuovi impianti abbattono notevolmente queste componenti contribuendo alla riduzione degli inquinanti. Nessuno si sogna di dire alla gente che deve dimenticare l'automobile ma che dalla sua Euro 0 deve passare ad una Euro 6. Leggi che invece parlano di limitare a priori l'utilizzo di un combustibile non fanno altro che creare confusione. Quindi è auspicabile che vengano, anche per le biomasse, fatte delle differenze: SI vietare l'utilizzo, in particolari momenti dell'anno dei caminetti aperti (pizzerie?) ma non a priori gli apparecchi a biomassa. Se io doto il mio caminetto aperto di un moderno inserto abbatto notevolmente gli inquinanti e sarei un ipocrita a pensare che chi ha in casa un caminetto aperto non lo utilizzerà se il comune dice che è vietato. Non è meglio incentivarlo a renderlo efficiente? Secondo me si.