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  1. Alberto Lusiani Rispondi
    Sbagliato il suo approccio (e di Cottarelli) di ridurre/eliminare i sussidi per inabilita' e non-autosufficienza alle famiglie con ISEE elevato. Il risultato complessivo e' accanirsi su famiglie con redditi medi colpite da malattie, disabilita', non autosufficienza, con un peso iniquo e irragionevole. Esempio: oggi un invalido singolo al 100% bisognoso di assistenza diurna e notturna deve pagare 3000-4000 euro al mese di badanti, che non puo' nemmeno dedurre per l'IRPEF partendo da redditi soglia _lordi_ di ~3300 euro al mese (40mila all'anno), redditi paganti oggi aliquota IRPEF marginale del ~40%. Norma iniqua italiana gia' in vigore che lei vuole estendere, ad es. togliendo anche l'accompagnamento di ~400 euro al mese. Migliaia di euro di penalizzazione reale passando da 39500 euro a 40mila euro di reddito, che in questo caso sono reddito minimo di sopravvivenza. Una redistribuzione equa va fatta _solo_ con IRPEF e tasse patrimoniali, i sussidi invece vanno dati a tutti anche i piu' ricchi ISEE (che li super-ripagano con le loro tasse). Meno controlli e burocrazia aggiuntiva sui sussidi e piu' equita' tra redditi medi colpiti da gravi patologie e redditi medi non colpiti. Azzerando i sussidi ai "ricchi" si fa di fatto demagogia sul tema sussidi ai "ricchi" non valutando adeguatamente il bilancio reale complessivo di tasse pagate, benefici ricevuti e compensazione/assicurazione (in Italia obbligatoria e statale) per infortuni e disabilita'.
  2. Rainbow Rispondi
    Quando si parla di non autosufficienza,e di indennita'di accompagnamento, occorre rendersi conto di che cosa si sta parlando! Gia'Cottarelli aveva proposto di legare la non autosufficienza al reddito ed al patrimonio x ridurre la relativa indennita'. Sono disabile motorio non autosufficiente,quindi posso portare la mia testimonianza personale x consentire di inquadrare a coloro che non hanno questi problemi,di rendersi conto della questione. La indennita'di accompagnamento x non autosufficienti veramente tali non viene intascata dal soggetto beneficiario,ma serve unicamente x pagare le assistenti familiari che forniscono l'assistenza necessaria all'asSistito, come avviene x me. Anzi,spesso,non e'neanche sufficiente,occorre integrare con proprie risorse come nel mio caso. Legare questa prestazione al reddito,o al patrimonio, x quei soggetti che la utilizzano x pagare le badanti,e'una cosa senza senso ed ingiusta! Perche'non e'un aumento di ricchezza x il soggetto,ma un mero trasferimentoi risorse verso altri soggetti. Altrimenti x costoro il principio solidaristico Costituzionale secondo cui"il soggetto impossibilitato provvedere al proprio mantenimento deve essere assistito dalla collettivita'',non varrebbe piu'perche',in ragione del proprio reddito,costorodovrebbero utilizzare le proprie risorse personali x pagarsi le badanti! A prescindere dal fatto che questa sfortuna,la non autosufficienza,e'capitata a me,non lo trovo giusto!
  3. Donata lenzi Rispondi
    caro professore riprendo una discussione che con lei ho avuto altre volte mentre in aula alla camera ora,sabato 19 dicembre, per un ora e mezza la totalità delle opposizioni e un po' di maggioranza spara contro l'Isee. le famiglie ricche,non compilano l'isee. quelle che sono nella fascia alta delle sue valutazioni sono ceto medio.D'accordo che non possano ricevere sussidi destinati alla lotta alla povertà ma su tutti gli altri interventi (sostegno famiglie e non autosuff.autosufficienza)penso si debba riflettere meglio prima di escludere chi paga più del 40% del proprio reddito in tasse da qualsiasi provvidenza sociale.
    • Emanuele ranci Ortigosa Rispondi
      Grazie delle sue osservazioni che mi consentono ulteriori chiarimenti. I dati che indico non sono relativi alle sole famiglie che compilano l'Isee, ma a tutte le famiglie italiane, di cui sui dati del campione viene ricostruita l'Isee. Quindi quelle dei quattro decili superiori non sono ceto medio, o almeno sono famiglie di alto ceto medio o propriamente ricche. Moderati e graduali interventi redistributivi li propongo per le erogazioni destinate a integrare redditi per contrastare la povertà, non per le erogazioni per disabili o non autosufficienti per i quali va piuttosto riproporzionata l'erogazione, oggi uguale per tutti, all'entità del fabbisogno assistenziale. Per il sostegno alle famiglie come accettare l'attuale penalizzazione di quelle incapienti? La tematica é complessa e delicata, ma va affrontata!.
  4. Emanuele Ranci Ortigosa Rispondi
    Grazie a Toso del consenso e delle osservazioni che mi permettono di correggere e di chiarire. Procedendo troppo frettolosamente alla riduzione del testo iniziale per rispettare i vincoli redazionali, i 4 decili del testo originario sono erroneamente diventati 4 quinti, e non 2 quinti! I diversi valori delle due tabelle sono dovuti soprattutto al campo trattato: la tabella 1 considera tutte le spese per assistenza sociale degli enti pubblici; la tabella 2 analizza la distribuzione sociale solo delle prestazioni monetarie nazionali gestite dall’Inps e delle detrazioni fiscali per le famiglie, oggetto della riflessione proposta. Ulteriori differenze sono dovute alla diversa fonte dei dati trattati: contabilità pubblica 2014 per la tabella 1, It.silc 2013 su redditi 2012 rivalutati su prezzi 2015 per la tabella 2. Mi scuso con redazione e lettori e spero di avere ora adeguatamente chiarito.
  5. stefano toso Rispondi
    Articolo che condivido totalmente. Due sole osservazioni: nel testo circa a metà di pag.1 si parla dei "quattro quinti della famiglie italiane" più benestanti in termini di Isee ma in realtà, se è corretta la didascalia dell'ultima colonna della tab. 2 ("spesa per 4 decili Isee più elevati") si tratta dei due quinti delle famiglie italiane più benestanti. Seconda cosa: gli importi in milioni di euro della prima colonna della tabella 2 ("Spesa totale") non dovrebbero essere uguali alla colonna in milioni di euro della tab. 1?