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  1. marcello Rispondi
    Lo scorso anno uno studio della BI sui farmacisti, categoria seconda solo ai notai per reddito medio percepito, indicava come la probabilità di un figlio di farmacista/i di diventare a sua volta farmacista fosse di circa 15 volte superiore a quella di un figlio di non farmacisti di poter fare il farmacista (cito a braccio potrei sbagliare per difetto). Inoltre circa la metà dei mananger italiani hanno solo la terza media, in queste condizioni quale mobilità sciale dovrebbe garantire l'investimento in istruzione mi risulta oscuro. Siamo il paese delle corporazionii e del familismo ma di che cosa parliamo?
  2. M.S. Rispondi
    Molto condivisibile. Lo dovrebbero leggere, e ci dovrebbero pensare sopra, tutti quei "sociologi" (senza offesa a quelli veri/seri), che hanno propagandato (in Italia!) il capitale sociale come soluzione globale, ad esempio ai problemi del Mezzogiorno, usando il modello di Putnam (il quale a tutt'altro era probabilmente interessato). E tutti quegli economisti che gli sono corsi appresso o li hanno anzi anticipati, perché il capitale sociale in fondo "costa meno" (un po' di solidarietà accattona invece di politiche pubbliche ben fatte, monitorate e senza margini di spreco). Quanto al fatto che lo Stato non c'entri, e sia la cultura millenaria (bla bla), è tutto da dimostrare.... Se lo Stato promuove meccanismi affiliativi, modello cosca, invece che procedure che neutralizzino il capitale sociale relazionale nelle selezioni, allora non si può affatto dire che lo Stato non c'entri. C'entra eccome! I cosiddetti "servitori dello Stato", espressione che, va forse spiegato, alludeva ad un servizio esclusivo per l'interesse generale (non al servire l'interesse proprio della pubblica amministrazione o di gruppi al suo interno), sono alla meglio presi in giro da personaggi che si rivendono competenze fasulle, o che fanno "marketing istituzionale".
  3. Savino Rispondi
    Non ci faranno uscire dalla crisi i figli di papà, magari con una vita legata alla scapigliatura. E' urgente trovare idee innovative, in tutti i settori dell'economia e della vita pubblica, tra le auree risorse umane di ragazzi intelligenti, preparati, colti e raffinati che provengono da famiglie normali, le quali hanno fatto sacrifici enormi per tirarli su e formarli. Il tempo degli yuppies è finito da circa 30 anni, ora deve meritare soldi carriera e prestigio chi è davvero capace.
  4. Marco Trento Rispondi
    Insomma, questo articolo dice in modo asettico e scientifico quello che bene o male la vulgata chiama "la Repubblica dei raccomandati". E volete sapere la mia? Non si può fare molto per cambiare, perché lo Stato, per una volta, non c'entra. È la cultura millenaria degli italiani che ha creato questa realtà, e ciò a partire dal tempo dei comuni: le caratteristiche del popolo italiano sono l'individualismo familiarista ("tengo famiglia"), il campanilismo (vedi guelfi-ghibellini e le lotte intestine che portarono al crollo degli stati regionali italiani, conquistati da Carlo V durante il rinascimento) e il corporativismo (che nel fascismo trovò il suo involucro politico perfetto, tanto le sue strutture essenziali come l'IRI sopravvissero al crollo del regime). In altre parole, l'Italia è quella che è perché gli italiani sono quelli che sono. Il capitale umano conta, ma conta di più quello sociale. Il quale, si intende, presenta anche vantaggi. La famiglia in Italia, così come in Spagna, resta l'unico grande ammortizzatore sociale. Credere di cambiare la storia millenaria di un popolo con una legge è vano.
  5. davide445 Rispondi
    La mia personale esperienza conferma: da genitori con scuola dell'obbligo ho ricevuto istruzione universitaria di qualità (fisica in ateneo ai primi posti), rafforzata da un MBA a Milano e specializzazione in risk a Zurigo. La famiglia non solo non mi può aiutare a questi livelli, ma non capisce nemmeno di cosa mi occupo (business design), ne ha potuto consigliarmi nel percorso. Sia per trovare nuove posizioni che per fare sviluppo business in Italia contano quasi solo le relazioni sopra posizioni junior. Una questione di cultura che é molto difficile da scardinare, come tanti altri sto guardando posizioni all'estero.
  6. AM Rispondi
    In Italia le connessioni sociali sono collegate molto anche alla politica. Cariche e redditi possono derivare anche da legami con la politica. Altri fattori di connessione sono rintracciabili anche nella religione, specie se si tratta di gruppi religiosi di minoranza e ben coesi.
    • guido maraspin Rispondi
      Va bene la politica e la religione, ma non tanto o non solo i gruppi di minoranza, a maggior ragione invece quelli maggioritari, oggi la religione cattolica, domani quella islamica, più siamo più ci divertiamo...
      • AM Rispondi
        In verità io pensavo in particolare agli ebrei, ma anche nel mondo cattolico italiano ci sono gruppi organizzati che possono aiutare la carriera di ragazzi dotati, ma non appartenenti a famiglie importanti o benestanti. Questi ragazzi possono usare come ascensori sociali anche partiti movimenti politici e sindacati
        • M.S. Rispondi
          E certo una sventagliata di antisemitismo non ci sta mai male, no? Invece di dire perché le relazioni sociali hanno riacquistato maggiore peso in assenza di meccanismi seri e ben attuati di selezione, e di una propaganda a favore del capitale sociale relazionale come soluzione low cost per selezionare, cercare lavoro etc.... Veramente disgustoso in questo quadro, e sono vent'anni che va così... fare propaganda antisemita o verso altri "gruppi" (ovviamente diverso è il discorso del cattolicesimo organizzato se discrimina e trucca le carte in tavola, giacché è maggioritario e non minoritario).
          • AM
            A parte il fatto che anche gli arabi sono semiti per se appartengono ad altre religioni Le chiedo cosa vi è male se un ragazzo particolarmente dotato, ma di famiglia non benestante, possa trovare un ascensore sociale nell'appartenenza a una comunità religiosa d'elite