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  1. marcello Rispondi
    La distinzione tra sistemi omologativi non mi sembra rilevante visto che la VW richiamerà, anche in UE, 11 milioni di vetture per la sostituzione del software che trucca i dati delle emissioni. Quello che mi colpisce è che non ci si soffermi su di un comportamento criminale, ma si cerchi di diluire la gravità dell'azione compiuta dalla casa di Wolfsburg dicendo che forse anche altre case automobilistice sono coinvolteoppure che c'è un problema di standard. Tra USA e UE esistono differenze di standard in tutti i settori a cominciare dall'allevamento, per esempio per quanto riguarda l'uso di antibiotici, o all'agricoltura, basti pensare all'uso degli OMG, quindi non mi sembra questo il problema. La storia è che In Germania, la VW come la Deutsche Bank, ha attuato comportamenti illegali per accrescere i profitti e guadagni personali e che l'azione reiterata negli anni ha potuto contare contare su connivenze e omertà in tutta la struttura aziendale. Come si può credere che l'unico respondsabile sia l'Ad? Quindi in Germania c'è un problema di Corporate Governance, non di standard. Il problema non è salvare i posti di lavoro, ma sanzionare i comportamenti che violano le regole di mercato o le regole valgono solo quando si tratta di distruggere la società e l'economia della Grecia?
  2. davide445 Rispondi
    Più che sulle specifiche norme sulle emissioni ritengo di molto maggiore impatto la totale inefficacia dei percorsi simulati di certificazione, da anni dichiarati del tutto irrealistici. In quanto tali si prestano sia a manomissioni come quella di VW (in quanto percorso "riconoscibile") e determinano una spesa inutile per certificare un'auto per consumi ed inquinamento assolutamente disattesi nel traffico reale. Se facessero dei percorsi realistici (cosa ormai sempre più facile da definire, visti i dati disponibili dai GPS e segnali GSM di milioni di utenti) si otterrebbe un doppio risultato: barare non avrebbe senso e le case spenderebbero di meno.
    • aiace96 Rispondi
      non ci sono solo i limiti di emissione e i vari percorsi tracciati verso limiti sempre inferiori, bisogna anche tener conto del sistema di verifica e controllo. In questo l'approccio dalle due sponde dell'Atlantico è molto diverso. L'Unione Europea ha da sempre impostato un sistema di mercato degli organismi di certificazione che sta mostrando i suoi limiti. Gli USA hanno agenzie governative indipendenti. Forse un ragionamento prima che sui grammi di CO2 o di NOx deve essere fatto su come si voglia proseguire e se si vuole andare a convergere in questo campo. Non vedo una strada semplice da percorrere, gli organismi di certificazione europei hanno alti standard e un buon business model che li ha fatti crescere anche in altri business (si pensi ai vari DNV o Lloyd per citarne due) mentre negli USA l'EPA ha ormai un ruolo specialistico e di controllore che vedo difficile da riorganizzare.