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Nel turismo anche i dati vanno in vacanza

La sensazione è che il turismo sia in ripresa. Peraltro i flussi dei visitatori stranieri non si sono mai fermati, erano gli italiani ad aver ridotto drasticamente le vacanze. È però difficile certificare la crescita con i dati, anche perché si tratta di un settore in piena trasformazione.
Gli italiani tornano al mare
Dall’inizio di settembre, sono stati in molti a parlare di ripresa del turismo italiano, e la voce più autorevole è stata certamente quella del presidente del Consiglio, Matteo Renzi. Ma i dati su cui si basano queste affermazioni sono ancora molto parziali, anche se l’umore è certamente cambiato in meglio.
I dati del turismo estivo parlano innanzi tutto di un flusso di turisti stranieri in perdurante crescita, almeno dal 2008. I problemi erano sul mercato interno, colato a picco fino a tutto il 2014.
Ora invece gli “exit poll” di settore, cioè le analisi campionarie previsionali, svolte per conto delle principali associazioni di categoria, parlano di una ripresa delle vacanze degli italiani dell’ordine del 9 per cento: è certamente una bella notizia.
Nel 2013-2014 era stata soprattutto la fascia media del mercato interno a rinunciare alle vacanze, facendone di meno (meno viaggi ciascuno), o più brevi (microvacanze), o niente del tutto (escursionismo senza pernottamento).
Ora invece, forse anche grazie ai famosi 80 euro, è proprio la fascia media a ripartire, in senso metaforico ma anche letterale. Aiutata, certamente, da una estate molto calda e secca, al contrario di quanto accaduto nel 2014. E, per quanto forse non abbia portato i risultati previsti in termini di turisti cinesi, certamente anche l’Expo qualche aiuto lo ha dato, non fosse altro per la presenza massiccia in Lombardia di “addetti ai lavori”.
Anche le indagini e gli osservatori regionali virano al bel tempo, ma spesso i dati favorevoli – non riscontrati a livello nazionale – risultano condizionati dalle vicende politiche locali. E i dati nazionali (Istat), attesi per la prossima settimana, daranno solo un’idea di tendenza, limitandosi al primo semestre dell’anno e ai soli esercizi ricettivi “tradizionali”.
Come cambia il turismo
Sull’attendibilità di questi dati crescono però le preoccupazioni, per via delle trasformazioni strutturali in atto, e non certo da quest’anno. In realtà, “la fabbrica dell’impresa turistica”, per come eravamo soliti intenderla, sembra abbia chiuso.
Il numero degli alberghi è in calo ormai da venti anni (sono adesso circa 33 mila, erano 40 mila nel 1985)  e non ci sono segnali di controtendenza: quasi tutte le “nuove aperture” sono in realtà effetto di re-branding, per il passaggio degli esercizi da una catena all’altra, fenomeno significativo soprattutto nelle grandi città.
Anche i tour operator non se la passano bene: calano infatti a un ritmo del 5 per cento annuo, ormai sono ridotti a meno di trecento. E non passa giorno senza notizie di nuove crisi e chiusure, giustificate ora per la crisi della destinazione Tunisia, ora per la concorrenza sfrenata degli acquisti in rete.
E invece il turismo sembra crescere impetuosamente in modalità “disruptive” (di disturbo, diremmo in italiano): nell’alloggio si registra il boom di tutte le forme “non convenzionali”, con alla testa i bed & breakfast, più o meno in regola con le leggi regionali, peraltro una diversa dall’altra.
Per quanto riguarda l’organizzazione stessa della vacanza, ormai i grandi portali delle linee aeree e delle recensioni effettuano prenotazioni, creando un mercato parallelo difficilmente quantificabile, soprattutto se si considera che vendono anche alloggi privati fuori da ogni statistica e controllo.
Nel trasporto di medio-lungo raggio e in quello locale le formule alternative stanno prendendo sempre più piede. Anche senza parlare dei casi Uber e BlaBlaCar, è sotto gli occhi di tutti l’espansione dei noleggi e del car sharing.
E pure nel lavoro si conferma la tendenza al “cambio d’abito” nel turismo: le statistiche che continuano a registrare i dipendenti di alberghi e agenzie viaggi mostrano dati incerti, con segni positivi ma anche cali, contro ogni evidenza circa le tendenze del settore.
Semplicemente, a tanto lavoro corrisponde poca occupazione: i nuovi addetti sono nelle imprese di pulizie e di catering, magari nei portali con sede all’estero, nei noleggi, nei servizi personalizzati, nei B&B al nero o tra i lavoratori agricoli nel caso del turismo rurale.
Insomma, il turismo cresce un po’ ovunque, anche se non riusciamo ad averne un riscontro quantitativo accettabile. Ma il clima è certamente cambiato, e se non si lamenta nessuno vuol dire che le cose vanno effettivamente bene.

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  1. bob

    ..la rivoluzione è stata Internet ! Le innovazioni possono avere tempi abbastanza lunghi per acquisirle, le rivoluzioni non danno scampo o ti adegui o scompari. Internet ha eliminato le “intermediazioni inutili” ha eliminato l’agenzia classica, ha eliminato l’albergo che ha sottovalutato la recensione e ha creato molti altri soggetti che hanno centrato un’offerta molto più mirata per i nuovi stili di turismo soprattutto tra i giovani. Aggiungerei che Internet ha eliminato anche e fatto pulizia di “imprenditori” culturalmente deboli quindi incapaci di recepire il cambiamento. Non dimentichiamo che Internet ha portato sul mercato altri soggetti (Paesi) in concorrenza con offerte allettanti. Internet ha anche sopperito ( visto che sosteniamo che le cose vanno bene) alla latitanza totale della politica e del sistema-Paese ( la follia della delega alle Regioni su tutte) . Il Paese degli analfabeti non solo non ha un Ministero del Turismo (forse non più utile) ma non è riuscito neanche a far partire un portale Internazionale del nostro territorio per divulgare, spiegare, illustrare, promuovere itinerari, percorsi, bellezze, etc…..ma anche in questo caso, soprattutto il turismo straniero, ha sopperito con Internet

  2. Stefano Castriota

    A me sembra che (1) l’effetto di recupero del turismo sia ampiamente da attribuire al fatto che in mezzo mondo non si possa più mettere piede e quindi molti stanno riscoprendo il Mediterraneo europeo e l’Italia e (2) che la maggior parte del valore aggiunto del turismo italiano si stia spostando nelle tasche delle grandi aziende (spesso localizzate in Irlanda o altri paradisi fiscali) che gestiscono le prenotazioni di voli ed alberghi, mentre le briciole se le dividono gli albergatori nazionali e tutti quelli che gestiscono i B&B (magari abusivi e/o su cui non pagano le tasse). Pianificazione da parte delle autorità pubbliche zero, non come Francia e Spagna. Non mi sembra ci sia troppo da festeggiare.

  3. Claudio Farelli

    Tutto giusto, però non si può dire che manchino dati sul turismo negli alloggi non ufficiali. L’indagine Viaggi e vacanze dell’Istat e quella della Banca d’Italia sul turismo internazionale (quest’ultima pubblica anche i microdati intervista per intervista!) misurano il fenomeno da parte della domanda, cioè dei turisti, che dichiarano dove hanno pernottato.Non credo che il bonus di 80 euro abbia favorito i viaggi, ci sono studi che attestano che li hanno presi le famiglie con reddito più alto che già viaggiavano.
    Il settore secondo me sconta inaccettabili ritardi nella organizzazione e i problemi della nostra rete di trasporti, soprattutto collegamenti aerei di lunga distanza che Alitalia ha quasi azzerato da anni. Col risultato che i turisti del futuro sempre più dovranno passare per gli altri hub europei prima di recarsi in Italia, con un inutile aggravio di costi e di tempi di percorrenza.

  4. pasquale morea

    E’ la solita storiella di fine estate, tutti a parlare di numeri, chi con cognizione, altri tanto per far credere di saperne. Turismo interno vs turismo all’estero, quale più importante? Il prodotto Italia sconta il calendario feriale estivo, i tempi della scuola, i prezzi sempre troppo alti e la qualità innegabilmente troppo incerta. Destagionalizzazione e Mezzogiorno: ormai son diventato vecchio a correre dietro questi miti, la realtà è rimasta la stessa da decenni a questa parte. Manca ancora un concetto di standard diffuso, di politiche condivise (anche magari solo a livello interregionale) e politiche promozionali vere. C’est la vie.

    • bob

      …a parte noi che facciamo credere di saperne. Ascolto a tutte orecchie : calendario feriale estivo – i tempi della scuola- i prezzi sempre troppo alti – la qualità innegabilmente troppo incerta. Destagionalizzazione- Mezzogiorno – concetto di standard diffuso – di politiche condivise – politiche promozionali vere. Cosa vuol dire? Ci spieghi il copia-incolla?

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