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  1. giovane arrabbiato Rispondi
    In pratica si sta suggerendo ai giovani italiani ed europei di mettersi su un barcone nel mediterraneo ed aspettare i soccorsi. Visto che è questo il modo per essere presi in considerazione di questi tempi. Sinceramente mi sembra che si stia facendo la guerra alla mia generazione: niente lavoro, debiti da pagare fatti da una generazione di parassiti, che ora vuole imporre pure milioni di persone per quei posti di lavoro inesistenti... se ne riparla alle elezioni. Inizio a pensare che bisognerebbe eliminarvi le pensioni.
    • Maria Rosaria Di Pietrantonio Rispondi
      Stia tranquillo e scommetto che nessuno di quelli che arrivano a piedi e con i barconi otterrà niente di più di quei soldi che passerà la Comunità europea, il niente lavoro e solo debitio da pagare dipendono unicamente dai politici e funzionari corrotti italiani non dagli immigrati o rifugiati che ripeto spero che vadano in Nord Europa, non tanto per i giovani italiani ma per loro stessi
      • AM Rispondi
        Forse è necessario precisare che non tutti i costi sostenuti dalle amministrazioni pubbliche (stato, regioni, comuni) sono coperti dagli stanziamenti UE. E poi i fondi UE non arrivano certamente da Marte, sono da computare anche le quote a carico dell'Italia.
  2. MAssimo Consorti Rispondi
    Lei dice che gli stati deboli con alti livelli di disoccupazione non hanno un buon welfare per i migranti, allora lo stato " potrebbe fungere da sponsor per queste fasce, finanziando i servizi necessari" . E' una contraddizione: questi stati hanno welfare zoppicante perchè hanno disoccupazione alta e non producono ricchezza, per risolvere aumentare il livello di welfare, con quali soldi ? Ammucchiando debito sulla testa della popolazione ?
  3. Marco PASQUALI Rispondi
    Il discorso fila, ma è debole su due punti. Primo: questa disperata richiesta di manodopera è in contrasto con l'immagine (vivo a Roma) dell'esercito di accattoni e abusivi che si vede per strada, evidentemente non riassorbiti in attività produttive. Secondo: il fatto che i rifugiati (anche qui, quanta confusione linguistica: migranti, profughi, clandestini..) siano al 90% musulmani porrà prima o poi grossi problemi di integrazione, né si capisce perché il Vaticano remi contro se stesso.
  4. Maria Rispondi
    Rispondo a Briguglio, mi ha colpito la possibile partecipazione ai concorsi in Italia dei rifugiati siriani che avessero ottenuto lo status di rifugiato, attualmente, lasciando perdere il solo caso di mia conoscenza di 2 fratelli dell'Asmara con status di rifugiati laureati qui che poterono partecipare a concorsi pubblici negli anni 70, ma un siriano a parte la difficoltà' del riconoscimento dei titoli da chi dovrebbe essere raccomandato per vincere un concorso da noi da Ban Ki Moon? infine sono anni che nel nostro paese non vengono fatti concorsi di una certa importanza, credo che facciano bene a cercare di vivere in Germania, da noi non sono una risorsa neanche i giovani italiani laureati figuriamoci i rifugiati, inutile abbellire la realtà', e' meglio guardarla in faccia, ho letto su un giornale che in un autobus da Ragusa a Roma avevano sistemato i neri tutti in fondo e i bianchi davanti recentemente, ma il bello era che (quasi) a tutti sembrava normale!
  5. Alfonso Salemi Rispondi
    Una piccola considerazione. La Germania ha guardato al futuro con intelligenza. Se la Siria è in gran parte distrutta prima o poi dovrà essere ricostruita. I siriani che saranno accolti saranno ben contenti di tornare a ricostruire. Mi sembra ovvio che utilizzeranno tecnologie e materiali della nazione che li ha ospitati.
  6. Sergio Briguglio Rispondi
    Rispondo ad Andrea Mitti Rua'. Credo che la sperimentazione potrebbe indicare vie da seguire ed errori da evitare. Sarebbe quindi benvenuta. Quanto all'allocazione ottimale del capitale umano, penso che si potrebbe procedere in due tempi. In una prima fase, favorire l'inserimento lavorativo anche in attivita' a bassa qualificazione (sono utili per la societa' e restituiscono dignita' a chi le svolge). In una seconda fase, lo straniero dovrebbe poter giocare tutte le sue carte. Per quanto riguarda coloro che ottengono l'asilo, la legge italiana non pone ostacoli (possono anche partecipare ai concorsi pubblici). Il contributo che puo' dare lo Stato (o l'Ente locale) e' il sostegno all'apprendimento della lingua italiana
  7. Andrea Rispondi
    Condivido pienamente quanto ha espresso nel suo articolo. Lei afferma che gli Stati dovrebbero vedere i migranti come una risorsa economica per la società e non solo come delle persone da salvare dal barcone, ma gli Stati con un alto livello di disoccupazione (che sono tra l'altro quelli che secondo il trattato di Dublino dovrebbero tenere la maggior parte dei migranti) avrebbero difficoltà nell'inserire queste persone all'interno del mercato del lavoro sfruttandone appieno le potenzialità. L'idea però è giusta e all'estero si è visto che funziona, perché allora non provare qui da noi delle soluzioni alternative su scala ridotta? Penso alle città metropolitana, realtà intermedie in cui però si può pensare a un vasto utilizzo delle competenze di queste persone sul territorio senza per forza un piano nazionale che detti le regole. Io vivo a Torino e ho avuto a che fare con profughi in cerca di lavoro ma mi sono spesso chiesto, quali sono i lavori che queste persone possono svolgere quando c'è così tanta disoccupazione? C'è inoltre da operare una differenza tra i lavoratori che portano competenze "pratiche" basilari e chi invece ha studiato ed è preparato nel suo campo più di molti italiani? All'estero esistono centri di ricerca in cui stranieri e nazionali collaborano con eccellenti risultati, lei crede che sarebbe possibile aprirne uno anche in Italia? Se si come? Si possono sfruttare le risorse, già esigue, dei grandi comuni per iniziare un progetto simile? Andrea Mitti Ruà