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Come ho votato per il leader del Labour

A giorni chiudono le urne per l’elezione del leader del Labour party britannico, un partito forse mai così diviso come oggi. Tony Blair teme che stia per essere premuto il pulsante di auto-distruzione: qui spiego come e perché ho scelto tra i quattro candidati.

Un partito diviso
Le divisioni cominciano dall’analisi delle cause della Caporetto elettorale del maggio 2015. L’ultimo tracollo comparabile avvenne nel 1983, quando Labour aveva un programma (the longest suicide note in history) che proponeva piani quinquenniali, controllo dei prezzi, estese nazionalizzazioni, debito e spesa pubblica, uscita dalla Cee, disarmo nucleare unilaterale. Il partito riconobbe la necessità di un deciso spostamento verso il centro, iniziato da Neil Kinnock e culminato con Blair nel 1995 con la simbolica abolizione dell’articolo 4 della costituzione del partito che prevedeva “la proprietà comune dei mezzi di produzione”.
Al contrario di 30 anni fa, vi sono oggi profonde divisioni sul perché del disastro elettorale: molti sostengono che sia stato dovuto alla debole opposizone all’austerità, altri invece pensano che il partito sia stato giudicato incapace di gestire un’economia moderna. A sostegno della propria tesi, gli uni mostrano che molti elettori han preferito gruppi quali i verdi, i nazionalisti scozzesi, l’Ukip; gli altri notano che invece di strappare ai Tory i seggi marginali, come si sarebbe dovuto fare per ottenere la maggioranza, il Labour ha ceduto loro voti e deputati, ad esempio nell’umiliante sconfitta di Ed Balls, ex-vice di Gordon Brown, da parte di un outsider.
I candidati
Le differenze nei programmi dei candidati sono conseguenze delle loro diverse analisi. Io ho votato per Liz Kendall, deputata dal 2010, appoggiata dall’ala più blairiana del partito: è contraria all’aumento dell’aliquota massima dell’Irpef da 45 a 50 per cento e si oppone a nazionalizzazioni. Ritiene che Labour abbia perso voti perché ha dato l’impressione di preoccuparsi esclusivamente dei meno abbienti (per aiutarli) e dei ricchi (per additarli a causa della crisi), trascurando i problemi e le ambizioni dell’80 per cento della popolazione che si colloca nel mezzo. Per riconquistarne la fiducia, Kendall ritiene indispensabile tenere il deficit sotto controllo e dimostrare rigore nei confronti di chi è aiutato dal welfare, vuoi con l’obbligo di accettare un lavoro quando si è disoccupati vuoi con l’imposizione di massimali per famiglia ai sussidi pagati.
La mia seconda preferenza (l’elezione avviene con il voto alternativo, quindi si mettono in ordine di gradimento i quattro candidati) è andata a Yvette Cooper. Viceministro dell’economia con Brown, poi ministro-ombra dell’interno, ha posizioni vicine a quelle di Kendall, le loro differenze principali sono sulle rette universitarie (Cooper le abolirebbe), e sull’aliquota massima dell’imposta sui redditi (che Cooper alzerebbe).
Deputato dal 1983, barba e giacca di tweed, leader pacifista, presenza fissa nei cortei, tenace nemico di Blair (ha votato contro i governi laburisti 500 volte), Jeremy Corbyn propone i “valori tradizionali” del Labour, e un programma non dissimile da quello del 1983, con in più le promesse di stampare denaro (“per il popolo”), riaprire le miniere di carbone, ripristinare l’articolo 4, uscire dalla Nato, perseguire Blair per crimini di guerra e, naturalmente, tassare i ricchi e le banche. La romantica simpatia di colleghi deputati che gli ha permesso la presenza sulla scheda elettorale si è presto trasformata in una potente onda di disprezzo e di odio verso il passato governo laburista, considerato da molti uguale ai Tory: si vedano, per tutti, i furibondi commenti a un pezzo di Tony Blair. Quest’onda ha messo Corbyn in pole position, offrendo una voce a elettori delusi dalla politica tradizionale, che potevano votare pagando 3 sterline, e per cui protestare è più importante che governare: il 95 per cento dei suoi sostenitori è convinto che non sia il miglior candidato per riportare Labour a Downing street. E meno male: a parte i danni che un governo Corbyn farebbe all’economia britannica, le sue posizioni in politica internazionale sono a dir poco preoccupanti, dal vago antisemitismo, all’“amicizia” con gruppi terroristici, al debole appoggio per la permanenza del paese nella Ue, all’ambigua posizione verso Putin.
Ultimo nel mio voto è Andy Burnham. Versione blanda e glabra di Corbyn, a cui ha promesso di cooperare, ex ministro, ministro-ombra dell’Istruzione e della Sanità. Nelle elezioni di maggio molti colleghi universitari non hanno votato Labour a causa della sua promessa che, una volta al governo, avrebbe ridotto le rette universitarie e rinazionalizzato i servizi ancillari della sanità. Nel suo programma, altre nazionalizzazioni e aumento delle imposte sui redditi alti. Ancor meno eleggibile di Ed Milliband, certo non rischioso come Corbyn, ma al contrario di quest’ultimo non corre il rischio di un golpe interno, quindi, se eletto, sarà certamente alla guida del partito nella sfida con i Tory nel 2020.
La decisione dei 600 mila elettori sarà annunciata il 12 settembre. I sondaggi prevedono Corbyn, Burnham, Cooper, Kendall, nell’ordine. Spero siano ancora una volta errati, e che il partito scelga di diventare un’opposizione moderna, non una convinta che il mondo sia ancora negli anni Settanta.
 

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  1. Bruno

    Certamente il programma di Corbyn è troppo estremo. Ma ci crede qualcuno alla riapertura delle miniere di carbone , per esempio ? Ciò non toglie che ,assieme a queste sparate, dice cose giuste , come la rinazionalizzazione dei trasporti ferroviari ,e tassare ( ma davvero ) ricchi e banche. Il Labour è ( anzi , dovrebbe essere) un partito di sinistra, o quantomeno centro sinistra, come si dovrebbe evincere dal nome. Se l’autore dell’articolo non è d’accordo può votare i conservatori o i liberaldemocratici. I ricchi sono bravi , l’istruzione deve essere elitaria e solo a chi se la può permettere, i disoccupati sono tutti degli incapaci e ” la colpa è loro ” sempre e comunque , quindi non hanno diritto a niente ( ah, per chi non lo sapesse, nonostante Thatcher e tagli, esiste reddito minimo garantito e aiuti per l’affitto, cose sconosciute in Italia) . Vedrà che i conservatori la soddisferanno.

  2. ndr60

    Sono d’accordo col commento precedente: perchè votare per la copia, se c’è l’originale, ovvero perchè scegliere le nipotine di Blair se i conservatori fanno lo stesso? Quanto a Corbyn, sono lieto che finalmente qualcuno proponga di processare Blair per crimini di guerra…

  3. Rick

    Mi stupisce che una persona di centrosinistra possa essere favorevole a 12.000€ all’anno di retta nell’università “pubblica” (a questo punto le virgolette sono d’obbligo).
    Per quel poco che seguo spero vinca Yvette Cooper

  4. PMC

    Trattazione semplice ed esauriente. Grazie.
    Detto ciò anche i Giacobiti sono rimasti attivi oltre 50 anni prima di estinguersi. C’è un young pretender in ogni famiglia, si vede che certi laburisti non sono meno degli Stuart.

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