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Il titolare in squadra? Spesso è nato a gennaio

Le differenze di maturità fanno sì che i bambini più giovani nella propria fascia d’età partano svantaggiati, a scuola e nello sport. Se poi sono percepite come differenze di abilità, lo svantaggio si protrae. Lo confermano i dati sui calciatori di serie A. Riflettori sulle categorie giovanili.


L’effetto delle età relative
Nella scuola e nello sport, i bambini più giovani nella propria fascia d’età sono svantaggiati per via di differenze di maturità. Se poi queste vengono erroneamente percepite come differenze di abilità, lo svantaggio potrebbe protrarsi, sino a riflettersi nelle prestazioni lavorative, soprattutto in campo sportivo. Il sistema per fasce d’età su cui si basa il processo educativo, anche quello sportivo, svantaggia i bambini relativamente più giovani. Ad esempio, in una classe di prima elementare ci possono essere bambini di 6 anni nati a gennaio e altri di 5 anni nati a dicembre. Gli undici mesi di distanza implicano che il bambino nato a gennaio è circa il 17 per cento più “anziano” del bambino nato a dicembre. La differenza cronologica è l’età relativa e si fa sentire in termini di sviluppo fisico e mentale. A sua volta, l’età relativa causa un differenziale di prestazioni tra bambini che prende il nome di effetto dell’età relativa e che si dovrebbe assottigliare col maturare del bambino, fino a scomparire dopo l’adolescenza.
Potrebbe però anche persistere fino all’età adulta per via di meccanismi che ne amplificano gli effetti. Due esempi possibili sono la competizione tra bambini e la loro selezione in livelli educativi più avanzati. Ad esempio, in una classe, gli studenti ritenuti più bravi possono venire selezionati per prendere parte a progetti educativi nel doposcuola, acquisendo conoscenze ulteriori. Un terzo meccanismo riguarda le interazioni tra bambini e anche fra bambini e adulti – come i genitori e gli istruttori. Ad esempio, i giocatori di calcio che raramente trovano spazio in squadra, possono sentirsi demotivati, impegnandosi di meno sul campo e perdendo ancora più spazio, fino ad abbandonare quello sport. Tali meccanismi restano in moto sino all’età adolescenziale, ma potrebbero determinare diversità di prestazioni anche in età adulta, quando le differenze di maturità tra pari età sono nulle.
Cosa succede in serie A
Diversi studi hanno dimostrato che in vari campionati sportivi gli effetti di lungo termine si riflettono nella composizione del pool di atleti. Si consideri il calcio giovanile italiano. In genere, nella stessa categoria vengono raggruppati i bambini che son nati nello stesso anno o in due anni adiacenti, da gennaio a dicembre. Per via dell’effetto dell’età relativa, ci si potrebbe aspettare che i calciatori di serie A nati dopo gennaio siano sovrarappresentati, mentre coloro che son nati verso dicembre siano sottorappresentati. È quello che in effetti si può osservare in serie A (tabella 1).
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L’analisi delle date di nascita dei calciatori italiani nelle stagioni dal 2007-8 al 2013-14, ci mostra che quelli nati a gennaio sono sovrarappresentati—sono circa il 70 per cento in più di quanto osserveremmo se seguissero i tassi di nascita mensili italiani. La sovrarappresentazione si riduce verso la fine dell’anno e si trasforma in sottorappresentazione: i calciatori nati a dicembre sono circa il 50 per cento in meno di quanto ci aspetteremmo. Risultati simili sono stati ottenuti anche in campionati calcistici di paesi con fasce d’età diverse; ad esempio in Giappone, dove nella stessa categoria vengono raggruppati bambini che son nati da aprile di un anno a marzo dell’anno successivo, anzichè da gennaio a dicembre dello stesso anno. L’analisi dei salari di questi calciatori suggerisce poi che, in media, i nati nel quarto trimestre dell’anno percepiscono salari inferiori rispetto ai pari età nati nel primo trimestre (figura 1).
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Modelli statistici avanzati confermano questi risultati.
Uno spreco di talenti
Come interpretare questi risultati? Nelle categorie giovanili, i giocatori più vecchi hanno più probabilità di essere selezionati per giocare in una squadra migliore, fino a raggiungere la serie A. Visto che la selezione è fortemente influenzata da iniziali disparità in termini di maturità, si può presupporre un grande spreco di talenti. Quanti promettenti giocatori potrebbero non aver raggiunto la serie A perché nati verso la fine dell’anno e quindi relativamente meno maturi dei pari età delle categorie giovanili nati nei primi mesi dell’anno? Inoltre, sembra che una volta raggiunta la massima divisione ci siano ancora differenze prestazionali, che sono suggerite dalle differenze salariali, anche in assenza di differenza in termini di maturità. Per quali ragioni? Per esempio, chi ha vissuto il calcio ai margini durante la carriera giovanile può averne risentito in termini di auto-stima, il che può averne influenzato le prestazioni. Le ragioni precise devono ancora essere indagate a fondo. Che fare? Una maggiore attenzione verso l’esistenza del problema potrebbe aiutare a effettuare una selezione e gestione più accurata dei giocatori nelle categorie giovanili. Questo potrebbe giovare al movimento calcistico italiano, in apparenti difficoltà di ricambio generazionale, evitando costosi sprechi di talenti.
 

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19 commenti

  1. Bobcar

    L’analisi è molto interessante, anche se limitata all’aspetto sportivo-calcistico. Ancora più interessante sarebbe sapere se lo stesso fenomeno si verifica anche in ambito scolastico, accademico, e lavorativo in generale… esistono studi ad esempio sull’impatto del mese di nascita sul reddito?

    • Grazie! Per il momento la maggior parte degli studi sull’effetto dell’età relativa si concentra sullo sport e sui primi anni scolastici. Gli studi che analizzano l’effetto sul reddito o sulle performance accademiche son limitati per ora. Può trovare una rassegna estensiva degli studi in questo articolo accademico (working paper, quindi può presentare qualche errore): http://www.bbk.ac.uk/management/docs/workingpapers/WP9.pdf
      Nonostante il focus sia sullo sport, vengono menzionati anche studi in ambito scolastico, accademico e lavorativo.
      Io sto anche preparando uno studio sull’effetto dell’età relativa in ambito accademico.

      • bruno

        Sarebbe interessante, per integrare i risultati della ricerca, verificare quanti bambini nati nello stesso anno oppure inseriti nello stesso gruppo biennale, vengono selezionati in base alla loro età biologica ( peso, altezza, capacità condizionali ) rispetto a quella cronologica. Probabilmente ci accorgeremmo che il dato riguardante lo spreco di potenziali talenti sarebbe ancora più rilevante!

        • Sicuramente sarebbe interessante integrare questi dati, ma son difficilmente reperibili per periodi precedenti il 2000. Inoltre, per essere informativi, questi dati dovrebbero anche essere divisi in base al sesso: solo l’ammontare di bambini maschi rappresenta una misurà della competitività (anche le femmine possono giocare a calcio, ma non nelle stesse squadre dei maschi). Sicuramente, pure l’età biologica sarebbe di gran interesse; in tal senso, ci son ricerche in campo sportivo, ma non per l’Italia, per quanto ne sappia. Al link che ho postato sopra può trovare riferimenti a papers anche in questo campo, oltre anche a ricerche in campo sociologico.

  2. kyklops

    Analisi interessante. Sarebbe curioso verificare se c’è una predilizione per le scuole di calcio che sia funzione del mese di nascita, in modo da filtrare questo effetto.

  3. Francesco

    Questo tema a volte salta fuori (se non sbaglio, ne accenna anche A. Ichino in “L’Italia fatta in casa”. Non dite nulla sulla robustness della relazione, ma immagino che l’abbiate controllata. Avete in ogni caso un’opportunità di controfattuale potentissima, che taglia la testa al toro: quando giocavo a calcio io (sono del 1968), infatti, la regola era esattamente opposta e le coorti erano divise biannualmente, ma inziando da luglio (2a metà dell’anno). Questo faceva sì che un nato in gennaio non potesse mai essere tra i più grandi, perché al primo anno della categoria aveva compagni e avversari addirittura di un anno e mezzo più grandi, mentre al secondo anno restavano comunque quelli di sei mesi più grandi. Poi la regola è cambiata (non so quando, di sicuro dopo che io sono uscito dalle giovanili), per cui avete la fortuna di potere adottare un Random Discontinuity Design. Ecco, rifate l’esercizio ad es per le 7 stagioni che vanno dal 1988 al 1994 e conforntate (magari controllando per numero di stranieri, che post-Bosman sono cresciuti esponenzialmente). Secondo me, non trovate grosse differenze. Penso invece che faccia più differenza essere figli d’arte; non tanto/solo per questioni “genetiche”, ma perché significa essere inseriti in circuiti più importanti, con allenatori migliori, tanta gavetta “saltata” e maggiori opportunità di arrivare.

  4. Grazie! Per il momento la maggior parte degli studi sull’effetto dell’età relativa si concentra sullo sport e sui primi anni scolastici. Studi che analizzano l’effetto sul reddito o sulle performance accademiche esistono, ma son limitati in numero. Può trovare una rassegna estensiva degli studi in questo articolo accademico (working paper, quindi può presentare qualche errore): Relative Age Effect on Labor Market
    Outcomes for High Skilled Workers –
    Evidence from Soccer; lo trova facilmente su internet.
    Nonostante il focus dell’articolo citato sia sullo sport, vengono menzionati anche studi in ambito scolastico, accademico e lavorativo.
    Io sto anche preparando uno studio sull’effetto dell’età relativa in ambito accademico.

  5. Francesco

    Non è la prima volta che vedo questa interpretazione dell’influenza di lungo periodo della divisione delle leve calcistiche durante le giovanili (se non mi confondo, ne accenna anche A. Ichino in “L’Italia fatta in casa”), ma non mi convince. A prescindere dalla significatività dei dati (che immagino gli autori abbiano verificato ed omettano per brevità), c’è un aspetto che potrebbe aiutare a dirimere la questione. Nato nel ‘68 ed avendo fatto tutta la trafila delle giovanili, ai miei tempi la separazione non era per “annate piene”, bensì per metà anno: ciò faceva sì che un nato in gennaio che giocava nella stessa categoria per due anni consecutivi, si trovasse nel primo anno con compagni ed avversari più grandi di lui anche di un anno e mezzo, e nel secondo anno come pari categoria anche nati nel luglio-dicembre dell’anno precedente. Poi la norma è stata cambiata (non so quando, di sicuro dopo che ho smesso di giocare io) e le categorie – sempre biennali – sono state ridisegnate sull’anno solare. Questo per la ricerca è un caso da dottrina di random discontinuity design. Quindi, per tagliare la testa al toro i ricercatori potrebbero rifare l’esercizio in annate ad esempio tra il 1987 ed il 1994, ovviamente controllando per numero di stranieri, dimensione delle rose, figli d’arte (che hanno canali privilegiati di accesso a squadre con mezzi migliori, allenatori bravi e rete di osservatori)… e vedere se la tendenza si conferma. Ho l’impressione che ci sarebbero sorprese.

    • Grazie per il commento Francesco.
      I risultati di questo articolo si riferiscono al working paper che può trovare qui:
      http://www.bbk.ac.uk/management/docs/workingpapers/WP9.pdf
      Non ho capito il precedente sistema di categorie da Lei descritto. Giocatori nati dal Luglio dell’anno t al Giugno dell’anno t+1 venivano messi nella stessa categoria? (un simile sistema di selezione are adottato in molti altri paesi prima degli anni ’90) In tal caso sarebbe lecito aspettarsi che i giocatori nati da Luglio a Settembre siano stati sovrarappresentati, ed i giocatori nati da Aprile a Giugno sottorappresentati. Niente di sorprendente a dire il vero; infatti, ci son studi (in campo sportivo e sociologico, per l’Australia e per il Belgio) che hanno investigato l’effetto del cambiamento del mese di riferimento e si vede un chiaro cambiamento in termini di rappresentatività dei giocatori in base al mese di nascita,
      Ciò che importa nell’effetto dell’età relativa non è il mese di nascita per se, ma la posizione del mese di nascita rispetto ai mesi di nascita degli altri giocatori nella tua stessa categoria.

      • Francesco

        Si, intendevo esattamente questo. A un certo punto (forse nella stagione 1987-88) la FIGC cambiò il sistema di definizione delle categorie giovanili, basandolo sull’anno solare (gennaio-dicembre) anziché sulla metà anno (luglio-giugno), probabilmente l’idea alla base del precedente sistema era che iniziando i campionati giovanili in ottobre, aveva più senso tarare le categorie sulla metà anno. La questione che proponevo è: essendo questa discontinuiità esogena e improvvisa, avete la possibilità di verificare se in una finestra temporale simile per durata, ma incentrata sul sistema precedente (quindi ad esempio 20 anni prima), riscontrate la stessa tendenza, con i nati in luglio (primo mese della coorte) più presenti in formazione titolare di quelli nati in giugno. Perché continuo ad essere scettico ed a pensare che altri fattori incidano di più (ad es, ribadisco, l’essere “figlio d’arte”). Ciao. PS: mi scuso per avere postato il precedente commento due volte, il sistema me lo dava come non inviato.

        • Grazie per la risposta!
          Sì, capisco. Credo però che un cambiamento improvviso nel sistema di selezione giovanile avrebbe un’effetto immediato sulle prime categorie giovanili, mentre sulla Serie A sarebbe più lento. In questa, il cambiamento del pool di atleti avviene più lentamente, perchè gli stessi giocatori possono rimanere in attività anche per molti anni. Detto questo, sicuramente un’indagine del genere sarebbe estremanete intreressante!! Ci sarebbero due problemi nella sua realizzazione: la reperibilità dei dati per giocatori di inizio anni ’90 (dati sulle prestazioni, dati personali come la data di nascita, e dati sui salari) ed il fatto che la raccolta dati di questo tipo sia estremamente time-consuming (questo non è un problema se la raccolta dati viene portata avanti da un team di assistenti). In teoria, il mese di nascita è un fattore esogeno e potrebbe esserlo ancor di più se si studiano periodi precedenti a quello considerato in questo studio (essendo, credo, che nei primi anni ’90 o fine ’80 non vi fossero o non fossero molto richieste certe pratiche che potessero portare alla manipolazione del mese di nascita, tipo il parto cesareo o la fecondazione assistita, ma non conosco abbastanza la situazione), perciò anche l’inclusione di variabili di controllo addizionali (ad es., essere figli di d’arte) non dovrebbe influenzare i risultati. Cosa ne pensi?
          Non ti preoccupare per la ripetizione dei messaggi, come puoi vedere, in questo post è successo anche a me. Ciao!

  6. Grazie per l’interesse espresso! L’effetto dell’età relativa è nato in campo sportivo, in particolare nell’hockey. Con il tempo però lo si è analizzato anche in altri sports. Recentemente diversi autori hanno effettuato analisi su questo fenomeno anche nell’educazione elementare, nell’accademia e nel lavoro, persino nel campo del benessere. La quantità di studi su questi altri soggetti è ancora abbastanza limitata però. Un riassunto dei risultati di questi lavori è nel working paper “Relative Age Effect on Labor Market Outcomes for High Skilled Workers – Evidence from Soccer”, lo trova su internet (essendo un working paper, può presentare delle imprecisioni). Io stesso sto avviando una ricerca sull’effetto dell’età relativa in accademia, questo lavoro è ancora in fase iniziale (raccolta dati). In generale, ci si può attendere un effetto dell’età relativa ogni qualvolta i bambini vengano raggruppati in fasce d’età e vengano esposti ad un processo di selezione.

  7. Piero Borla

    Condivido la valutazione di Bobcar.
    Capitava una volta, e forse anche oggi, che i bambini venissero iscritti a sei anni direttamente in seconda elementare, e frequentassero così tutto il loro percorso scolastico con uno scarto medio d’età rispetto ai loro compagni superiore ai dodici mesi. In questo caso l’indagine sul loro successo relativo nella scuola e nella vita dovrebbe essere anche più semplice.

    • Alessandro_O

      A memoria un lavoro di Michele Pellizzari, anche lui autore presso La Voce, trattava il medesimo argomento declinato in ambito accademico con evidenze nella stessa direzione.
      Purtroppo non ho più il documento ma immagino sia possibile reperirlo in rete.

  8. (scusate i multipli simili commenti, avevo problemi di connessione e non capivo se ciò che scrivevo veniva postato o no)

  9. Pio Francesco Di Costanzo

    Complimenti per il quarto semestre

    • Luca Fumarco

      Grazie. Ovviamente nell’immagine avrebbe dovuto esserci scritto “primo trimestre” e “quarto trimestre”, come invece più correttamente è riportato nel testo. Errori che capitano. Dai commenti sin qui ricevuti, non sembra che tale errore di battitura abbia influito sulla comprensione del testo.

      • Pio Francesco Di Costanzo

        Confermo la piena comprensibilità dell’articolo e complimenti per la buona qualità del suo lavoro. Cosa abbastanza usuale su questo sito.
        La mia era una semplice battuta. Il “quarto semestre” mi ha fatto un pò sorridere e ho voluto sottolineare scherzosamente l’evidente lapsus.
        ad majora

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