logo


  1. Gaetano Scibona Rispondi
    Credo che entrambe le asserzioni, di Pinna e Musolla, siano corrette. Il sistema contributivo cerca di creare una eguaglianza attuariale-finaziaria tra contributi versati capitalizzati e prestazione pensionistica (adeguata alla speranza di vita attraverso i coefficienti di conversione). Poichè però non esiste un montante reale (è stato utilizzato per pagare le pensioni pregresse) si ha il vincolo di avere una quantità adeguata di lavoratori in servizio che versino i contributi che serviranno a pagare le pensioni correnti. Questo vincolo però obbliga a valutare più attentamente la flessibilità in uscita. Stante che il lavoratore che ha versato un tot di contributi dovrebbe avere il diritto di andare in pensione quando vuole, convertendo il suo montante in rendita vitalizia (si veda la riforma inglese che permette al lavoratore di incassare il montante al posto della rendita) bisogna agevolare l'occupazione giovanile per creare le entrate necessarie a pagare le pensioni correnti. Il problema delle penalizzazioni calcolate con sistema attuariale dovrebbe di contro permettere la capitalizzazione dei contributi con un tasso di mercato (che non mi sembra sia avvenuto); inoltre bisognerebbe calcolare il costo (non solo economico, purtroppo) procurato dal mancato utilizzo del lavoro dei giovani (quanto ci costa tenere disoccupato ogni giovane che potrebbe sostituire un pensionato in anticipo?), che ritengo molto rilevante.
  2. Claudio Pinna Rispondi
    Musolla può anche non considerare quello che dico io ma le confermo che quello è il problema. Essendo il sistema a ripartizione lei se vuole andare in pensione prima deve trovare lavoratori aggiuntivi che versino contributi in più tali da pagarle la prestazione. Solo così i saldi rimangono inalterati.....
  3. luigi musolla Rispondi
    Se non consideriamo quanto scrive Pinna (che probabilmente è il vero problema) io sinceramente non capisco il problema della flessibilità in uscita: voglio uscire 3 anni prima di quanto previsto attualmente, Inps mi ricalcola la pensione con il contributivo e se il risultato è maggiore di una cifra minima stabilita per legge io ho la libertà di andare o meno in pensione. Ma lo decido io in base alle mie esigenze e soprattutto in base ai contributi che ho versato.E' chiaro che in questi anni molti lavoratori sarebbero pesantemente penalizzati perchè la componente retributiva la fa da padrona; ma man mano che il rapporto tra componente retributiva e contributiva va a vantaggio di quest'ultima sarebbe sacrosanto lasciare la scelta dell'età del pensionamento al singolo, con i paletti che ho scritto sopra.
  4. claudio pinna Rispondi
    Per determinare la riduzione corretta si dovrebbe tenere conto che l'inps risulta essere finanziato a ripartizione e non, come nel metodo proposto, a capitalizzazione.....