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Quanto costa l’accoglienza *

La spesa dell’Italia per il sistema di accoglienza dei richiedenti asilo è in linea con quella degli altri paesi UE. Anche in situazioni di emergenza come oggi o nel 2011. Anzi la cifra pro-capite per gli ospitati è inferiore rispetto a quanto garantito da Germania e Svezia. I flussi dai Balcani.

I flussi di migranti in Italia e in Europa
Il sistema italiano di accoglienza dei richiedenti asilo presenta notevoli elementi di criticità, come la frammentarietà delle strutture, il sovraffollamento, l’incertezza nei tempi di permanenza e la disomogenea distribuzione territoriale. La Fondazione Leone Moressa, in collaborazione con Open Society Foundation, ha analizzato la situazione in alcuni paesi UE: da dati quantitativi e analisi di merito, emergono alcune esperienze virtuose.
Nonostante il 2014 sia stato l’anno record per quanto riguarda gli sbarchi sulle coste italiane, dai dati forniti dall’agenzia europea Frontex si nota come il flusso di ingressi irregolari in Europa non interessi solo il nostro paese: la frontiera del Mediterraneo centrale rappresenta attualmente la terza via di ingresso nel territorio europeo, dopo la rotta dei Balcani occidentali e quella del Mediterraneo orientale. In particolare, la rotta dei Balcani occidentali ha registrato nei primi mesi del 2015 un esponenziale aumento degli ingressi irregolari, dovuto prevalentemente al flusso di cittadini kosovari verso l’Ungheria.
Di conseguenza, nel 2014 le richieste di asilo nei paesi UE hanno superato quota 626mila, segnando un +45,1 per cento rispetto all’anno precedente. L’Italia, con 64mila domande, è il terzo paese dell’Unione Europea per numero di richiedenti asilo dopo Germania (202mila) e Svezia (81mila).
L’agenda europea proposta dalla Commissione evidenzia la necessità di un’armonizzazione delle politiche di asilo nei vari paesi. Senza addentrarci nel dettaglio delle specificità per provenienza (da cui emerge come le stesse nazionalità ricevano trattamenti diversi a seconda del paese di accoglienza), in questa sede osserviamo solamente il profondo squilibrio negli esiti delle domande esaminate. Nella media UE-28 viene accolto il 44,7 per cento delle domande esaminate, ma la forbice è molto ampia: la Svezia presenta il più alto tasso di richieste accolte (76,6 per cento), mentre il valore più basso è quello dell’Ungheria (9,4 per cento). L’Italia, con il 58,5 per cento di richieste accolte, si colloca lievemente sopra la media.
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*Dati riferiti al periodo gennaio-aprile
Fonte: elaborazioni Fondazione Leone Moressa su dati Frontex
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* Dato riferito al 2009/2014
** Domande esaminate nell’anno indipendentemente dalla data di richiesta asilo
Fonte: elaborazioni Fondazione Leone Moressa su dati Eurostat
Analisi dei costi per l’accoglienza in Italia e in Europa
I dati del ministero dell’Interno offrono una fotografia della spesa italiana: nel 2011 il sistema dell’asilo ha assorbito circa 120 milioni di euro (Cara, Cpsa, Sprar e Fer), a cui vanno aggiunti 740 milioni per la gestione (straordinaria) della cosiddetta “emergenza Nord Africa”.
Per poter effettuare un confronto a livello europeo, sono stati analizzati i risultati di uno studio condotto nel 2012 dall’Emn (European Migration Network).
Osservando dunque i dati del 2011 si vede come la spesa sostenuta dall’Italia – pur in un periodo di emergenza – non sia particolarmente superiore rispetto agli altri paesi UE. In termini assoluti, la Svezia ha speso oltre 1 miliardo di euro e la Germania 789 milioni. L’Italia, in situazione di emergenza, 860 milioni. Rapportando questi valori al numero di richiedenti asilo, l’Italia ha speso mediamente 21mila euro per ciascuno: la Germania ne ha spesi quasi 24mila, la Svezia oltre 38mila.
Il dato significativo che emerge da questo confronto riguarda la particolarità del caso italiano: in una condizione di emergenza come quella del 2011 (di fatto simile a quella del 2014 e 2015), il volume di spesa per i richiedenti asilo è sostanzialmente in linea con quelli di altri paesi in situazione ordinaria. Anche il dato pro-capite conferma che in Italia non si ha una spesa particolarmente elevata, anzi inferiore a Svezia e Germania.
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* Dato riferito al 2009
Fonte: elaborazioni Fondazione Leone Moressa su dati Eurostat, Emn e ministero dell’Interno
In conclusione, la percezione dell’opinione pubblica rispetto alla spesa dell’Italia per il mantenimento del sistema di accoglienza per richiedenti asilo appare fortemente squilibrata e sovrastimata: anche in situazioni di emergenza come nel 2011, peraltro assimilabile a quella attuale, la spesa italiana è in linea con quella degli altri paesi UE. In rapporto al numero di richiedenti asilo ospitati, anzi, la cifra pro-capite è inferiore rispetto a quanto garantito da Germania e Svezia. Evidentemente, l’analisi della spesa (complessiva e pro-capite) offre solo uno spunto parziale alla discussione: ulteriori elementi sono da ricercare negli aspetti qualitativi del sistema, su cui alcune esperienze europee possono rappresentare buone pratiche in termini di efficienza, trasparenza e tutela dei diritti dei richiedenti asilo.
* Andrea Stuppini è dirigente della Regione Emilia-Romagna, Enrico Di Pasquale e Chiara Tronchin sono ricercatori della Fondazione Leone Moressa

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  1. Alberto Lusiani

    Grazie per l’esposizione di dati utili a capire meglio la materia. Per capire l’irritazione diffusa riguardo l’operato italiano nell’accoglienza ai richiedenti asilo ritengo sarebbe utile confrontare l’assistenza che l’Italia da’ ai suoi invalidi al 100% o alle famiglie sfrattate e senza impiego e mezzi, rispetto all’assistenza garantita dai Stati civili come Svezia e Germania. La sensazione che gli italiani siano discriminati rispetto ai richiedenti asilo viene rinforzata da aneddoti ripetuti circa il trattamento di favore agli stranieri su occupazione di suolo pubblico o i controlli dei biglieti di treni e autobus, dove vige spesso un lassismo ed un buonismo stupido e sordo all’esempio e alle conseguenze. Va poi anche considerata la sensazione, giustificata, che anche questo settore di spesa pubblica sia gestito come il resto, con enormi livelli di corruzione e spreco. Ritengo quindi che facendo un confronto piu’ ampio, anche quantitativo, tra Italia e altri Paesi le peculiarita’ italiane hanno una certa coerenza interna che non e’ inspiegabile. L’Italia dovrebbe iniziare a trattare in maniera piu’ civile i propri cittadini, come fa la Svezia, a questo punto non ci dovrebbero essere obiezioni ad aiutare i profughi secondo standard comparabili.

  2. antonio petrina

    Nell’articolo non è indicato se la spesa per l’accoglenza sia incidente sul debito pubblico e qualora lo fosse sarebbe da decurtare per il reggiungimento del builancio in pareggio

  3. ANTONIO PETRINA

    sarebbe utile sapere se la spesa compessiva per l’accoglienza sia incidente al debito publico italiano!

  4. MARCO

    Cifre fuorvianti.
    Nel 2011 sbarcarono 60.000 ed è presumibile che restavano meno nei centri di accoglienza, c’erano meno spese per strutture alberghiere e cooperative. Quindi ora si dovrebbe moltiplicare per TRE, almeno.

  5. Alberto

    I dati assoluti della spesa in euro, non è rappresentativa per l’esatta analisi del fenomeno: il reddito pro capite disponibile (dopo le imposte) nelle nazioni indicate è completamente diverso, come è diversa la possibilità di occupazione e quindi di contribuzione ai servizi dello Stato nelle varie nazioni e questo lo sa anche una matricola.

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