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  1. giancarlo Rispondi
    Articolo bello e interessante. Preoccupa l'andamento descritto per chi come me, opera in Albania. Se diminuiscono i consumi mediterranei, cresceranno quelli balcanici ?
  2. Piero Fornoni Rispondi
    Oggi vivo in Canada e dalla mia esperienza di moderato consumatore di vino quando non sono in Italia trovo buona qualita' per un prezzo moderato in vini argentini, cileni, australiani, portoghesi, ex Europa comunista, americani e neozelandesi etc..Quando sono in Canada gli unici vini italiani che preferisco dal punto di vista prezzo/qualita' sono gli spumanti italiani . Trovo molto conveniente come consumatore il vino in cartoni (con interno di plastica morbida) e spina “antiossidante” che non permette all'aria di entrare nel contenitore quando si versa il vino , mantenendone la freschezza e qualita' per almeno 3 settimane.
    • bob Rispondi
      ..un pò di tempo fà la trasmissione Report fece un servizo proprio sul Canada in cui negozi forniti di bustine+ acqua comune ti facevano qualsiasi tipo di vino italiano richiedevi : bustina+acqua agitati all'interno di contenitore ...mi pare di cartone
      • andrea Rispondi
        No, queste sono adulterazioni, quello a cui allude Fornoni è il Bag-in-Box (busta dentro una scatola di cartone), generalmente da 5 o 10 litri. Chi l'ha inventato meriterebbe il Nobel. Per un single, per un bevitore occasionale, per cucinare e per i vini di pronta beva sono una manna dal cielo! Sulla convenienza dei vini italiani, con un fisco ed una burocrazia allucinanti è difficile essere competitivi, ecco perché puntare sui vini di qualità è un atto dovuto. Però sull'alta gamma l'Italia ha prodotti straordinari e vitigni che nessun altro ha. Poi riuscire ad imporli sui mercati è un'altra storia. In Italia i consumi collassano, all'estero siamo troppo piccoli per farci conoscere...
  3. Henri Schmit Rispondi
    Bell'articolo. Tema importante. Interessante i dati sul consumo totale di alcol per paese. F, I e LX perfettamente allineati, D con tradizionalmente meno vino e più birra comunque ora convergente. Da figlio di produttore seguo (superficialmente) i dati macro del vino su tutto il lungo periodo preso in considerazione. Mi sembra evidente che (da noi, Italia e paesi produttori/consumatori tradizionali) la diminuzione del consumo pro capite di vino vada di pari passo con la produzione e il consumo di vino di qualità. In altre parole mentre (con dati un po' vecchi) il consumo è calato da 100 a 50 L p.a. il fatturato del settore è sensibilmente aumentato. Il successo dipende quindi dalla tutela pubblica (legge), consorziale e privata (brand) della qualità e la repressione delle frodi (contenuti, processi, origini). Per una volta tutti ci guadagnano: i produttori che aumentano profitti e soddisfazioni, i consumatori che bevono meglio, ma meno spendendo solo un po' di più (a meno di consumare la stessa quantità di alcol con il 'sostituto' birra ...), e l'interesse pubblico (salute pubblica, sicurezza stradale, bilancia commerciale).