logo


Rispondi a Carlo Annulla risposta

1500

  1. Carlo Rispondi
    Sento sempre parlare di "Fallimento dello Stato", ma dall'epoca dei Peruzzi e dei Bardi mi pare che siano le banche un po' troppo sconsiderate a fallire, no di certo gli Stati. Semmai gli stati si fanno le guerre. E' mai successo che uno stato sia stato dichiarato "fallito"? E cosa è successo?
    • Salvatore Rispondi
      Il concetto di "crisi fiscale dello stato" è stato dclinato negli anni '90, proprio in riferimento all'Italia. Purtroppo di crisi di solvibilità di uno stato ne abbiamo avuti molti esempi nella storia, ma non puo' accadere quello che accade in un fallimento vero e proprio di un'azienda, possiamo piuttosto ricondurlo (come fattispecie semplificata) ad una sorta di amministrazione straordinaria. Le conseguenze sono gravi: iperinflazione, difficoltà di approvigionamento delle materie prime (a causa della chiusura delle linee di credito estere), emigrazione, tensioni sociali, in pratica avviene un peggioramento drastico delle condizioni di vita materiali degli abitanti. Tutto questo, fino a quando la situazione non si "normalizza" ed il paese in questione non ritrova un canale di comunicazione economica con gli altri paesi (e con i propri creditori). Proprio per evitare le conseguenze dei vari default (o accorciare i tempi delle crisi), era stato istituito il FMI. Su come venga gestito nella concretezza dei singoli episodi ognuno ha la sua opinione. Io non sono particolarmente entusiasta.
  2. Michele Rispondi
    Articolo perfetto. Complimenti! Aggiungerei magari due ulteriori strumenti ad un piano salva Ue\Grecia: 1. un meccanismo di prededuzione per i nuovi finanziamenti reperiti sul mercato dalla Grecia, post ristrutturazione (per ridurne il rischio/costo) 2. Un meccanismo (sufficientemente lungo) di ristorno dei vecchi creditori nel caso (e soltanto) di risultati molto positivi dell'economia greca (una sorta di earn-out...)
    • Salvatore Rispondi
      Grazie, troppo gentile. Sono abbastanza d'accordo con gli strumenti aggiuntivi che propone. Lei suggerisce bene che bisogna praticare una sorta di "protezione" che non sia breve, per evitare che la Grecia si indebiti con fondi speculativi privati (a tassi alti) e che prima di rimborsare i prestiti delle istituzioni si valuti la capacità della Grecia stessa di "sopportare" i pagamenti senza indebolirsi. Purtoppo fino ad oggi si era fatto il contrario. Saluti, S.P.
  3. mauro zannarini Rispondi
    Ci si trova di fronte ad un malato grave che non risponde alle cure, può essere il momento per rimettere in discussione parte del sapere che ci ha guidati finora, e sperimentare nuove terapie. Non solo il malato Grecia rischia la morte, ma l'intero consesso Europeo, che lo sovrasta, presenta preoccupanti segni d'infezione. Forse il metodo utilizzato nella risoluzione della crisi Malese può essere la base di partenza, magari si potrebbero scoprire, collateralmente, altre soluzioni finanziarie che temperino lo strapotere bancario.
    • Salvatore Rispondi
      La ringrazio, sono d'accordo. Gli strumenti usati fino ad ora hanno palesato enormi limiti. Per questo insisto da tempo su una modifica dei trattati, che consenta alla BCE di avere una maggiore varietà di strumenti a disposizione anche nel rapporto con gli stati, altrimenti gli interventi della BCE saranno necessariamente "mediati" dal settore finanziario privato (leggo il suo termine "strapotere" in questo senso). La paura dell'inflazione ha generato la deflazione, la paura di finanziare gli stati ha provocato indebitamento. Bisogna varare un mix di manovre che siano sufficientemente flessibili e coordinate anche con la politica fiscale, altrimenti ho paura che ne discuteremo ancora a lungo. Cordiali saluti, S.P.