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  1. Federico Rispondi
    Allora, una prosperità senza crescita potrebbe essere possibile? Ovvero, se la crescita economica è ecologicamente insostenibile (es. planetary boundaries), non aumenta il benessere soggettico (es. Easterlin) e, per di più, non riduce le disegualianze, allora perchè le nostre economie devono crescere? La questione aperta sarebbe come implementare una serie di politiche economiche per 'spostare' i paesi verso il quadrante in basso a sinistra. In questo senso, devono interpretarsi le misure che abbiamo proposto nell'articolo "Sì, una prosperità senza crescita è possibile", incluso un reddito di cittadinanza (http://comune-info.net/2015/05/si-una-prosperita-senza-crescita-e-possibile/). Discutiamo la questione, in modo più approfondito, nel nostro libro "Degrowth: A Vocabulary for a New Era" (Routledge, 2014; www.vocabulary.degrowth.org). Nella stessa direzione vanno anche gli sforzi dei modelli macro-economici ecologici di Tim Jackson, Peter Victor e la New Economic Foundation. Se chi sostiene la decrescita, ha sempre argomentato che la crescita economica é insostenibile ed non desiderabile, recentemente si è aggiunta la questione della 'stagnazione secolare', ovvero che la crescita sia potenzialmente 'impossibile'. Spero che lavoce.info possa essere un forum aperto per una discussione rigorosa sugli argomenti, anche rispetto alla 'decrescita', oltre le mistificazioni banali e disinformate, tipiche del dibattito italiano.
  2. enzo Rispondi
    In effetti questi sono i problemi principali dell'europa occidentale . le politiche keynesiane hanno funzionato per molto tempo ma mi sembra che il loro funzionamento è oggi limitato dall'apertura dei mercati internazionali , in altri termini hanno funzionato fin quando sono esistiti sistemi socioeconomici nazionali. le politiche economiche espansive sono meno efficaci a causa della concorrenza dei sistemi extraeuropei ( cosa serve aiutare la domanda se questa finisce per stimolare l'offerta di altri sistemi?)e le politiche protezionistiche sono considerate un tabu. anche le politiche di redistribuzione della ricchezza risultano inefficaci visto che i cittadini non possono spostarsi ma la ricchezzza si.
  3. Francesco Rispondi
    Mi scusi professore ma le pensioni in Italia mi pare siano già state ampiamente riformate e l'Ocse stesso riconosce che il sistema è più che sostenibile nel lungo periodo, perché dobbiamo continuare a suggerire guerre fra poveri? Il sistema pensionistico italiano è ormai completamente contributivo e prevede età di pensionamento altissime basta con sta storia non se ne può più! Le diseguaglianze derivano da ben altro, si vada a vedere la serie storica della quota salari su PIL e poi ne riparliamo. La svalutazione del lavoro unita alla gestione criminale della disoccupazione nell'area Euro sono la vera causa della disuguaglianza
    • francesco daveri Rispondi
      Non è una guerra tra poveri. Solo se cala la spesa pubblica si possono ridurre in modo permanente le tasse. Dentro e fuori dall'euro. Sulle pensioni l'Ocse avrà fatto calcoli precisi. Ma per me la sostenibilità del sistema pensionistico dell'Italia (e di molti altri paesi Ocse) nelle condizioni attuali è basata su ipotesi di crescita del Pil molto ottimistiche. C'era un articolo di Enrico Marro sul Corriere della settimana scorsa che ne riportava alcune: +2 per cento l'anno tra il 2016 e il 2020, +2,1 nel 2021-25 e addirittura +2,4 nel 2026-2030. sono tassi che non vediamo dalla fine degli anni ottanta.
  4. Pif Rispondi
    Basta leggersi il libro di Piketty per capire come si stiano ri-concentrando i patrimoni e i redditi in un sempre minor numero di mani, e leggersi qualche libro sulla globalizzazione ( Stiglitz o D.Rodrik) per capire come questa restringendo il potere degli stati nazionali non gli permetta, anche volendo, di praticare politiche redistributive efficaci, e l'euro non ha fatto che peggiorare le cose togliendo sovranità monetaria. Bisognerebbe invertire la tendenza, ma finchè la maggioranza non ha consapevolezza e non si riprende con la democrazia il potere saremo in mano al potere dei pochi più forti.
  5. carla Rispondi
    Concordo in pieno con l'analisi ma vorrei proporre un allargamento dell'orizzonte. E se la povertà relativa aumentasse perchè le dinamiche internazionali portano inesorabilmente a un abbassamento del reddito medio e del reddito procapite nei Paesi cosiddetti sviluppati? Il FMI ha certificato che il PIL dei BRICS+Indonesia e Turchia ha superato quello del G7. L'ILO dice che "l’aumento globale dei salari è stato trainato dalle economie emergenti e in via di sviluppo, dove i salari reali sono aumentati a partire dal 2007, in alcuni casi anche rapidamente." Ovviamente anche per questi paesi crescita non significa diminuzione delle disuguaglianze (vedi indice GINI). La riflessione che lei propone cambierebbe orizzonte (soprattutto temporale) se partisse da questi dati, non crede?
    • francesco daveri Rispondi
      Cara Carla, grazie, sono certamente d'accordo. E' chiaro che l'immiserimento dell'Europa fa parte di un certo immiserimento dell'Occidente rispetto all'Oriente che ha la demografia dalla sua parte. E un ruolo nell'aumentare disuguaglianze e povertà ce l'ha anche la tecnologia di oggi che crea lavoro per pochi qui da noi e mantiene disuguaglianze elevate anche nei Bric. Detto questo, nulla cambia di quello che dico nell'articolo. Se le nostre condizioni di lavoro sono più o meno fissate a Pechino, rimane che dobbiamo rivedere il nostro welfare (e migliorare la qualità delle cose che produciamo per sfuggire la concorrenza dell'Asia low cost).
      • bob Rispondi
        professore il problema non è "..rivedere il nostro welfare". Ha ragione Carla nel dire di "..allargare l'orizzonte..". Il futuro imminente sarà contraddistinto da blocchi geo-politici è gli Stati Uniti d' Europa sarà uno di questi. Per dirla con una battuta potrei sostenere che invece di "rivedere il nostro welfare" " non fissiamo le nostre condizioni di lavoro a Pechino". A mio avviso la qualità della vita europea non ha uguali in nessuna parte del mondo derivante da tanti fattori non ultimo quello storico. Difendere l 'Europa ed esportare la nostra civiltà ...quello che fece la Francia in Europa 300 anni fa
  6. bob Rispondi
    Professore il tema che Lei affronta è di una complessità unica e non credo che si possa risolvere con dati e statistiche o con numeri ma serve un nuovo Illuminismo. Servono delle menti visionarie che riscrivano il concetto di economia che deve avere un unico e solo scopo per esistere: distrubuire la ricchezza prodotta! E non si tratta assolutamente di riscoprire Carlo Marx è ben altra cosa
  7. Fernando Di Nicola Rispondi
    Aggiungerei che i diversi impatti redistributivi rispetto al passato, variante importante negli ultimi due decenni, derivano, più che dalle politiche europee o dei singoli Stati, dalla pressione esterna della globalizzazione (delle merci e delle persone) non gestita ed in particolare dalla pressione che le figure a basso reddito dei paesi poveri ed emergenti operano direttamente o indirettamente su quelle analoghe dei paesi a reddito pro capite elevato.
  8. Laura.P Rispondi
    Eh già, meno pensioni, più welfare. Di lì non si scappa! Ma Renzi fa finta che la povertà non esista, e si rifiuta di rivedere i nostri modelli di ammortizzatori sociali ormai vecchi e inefficienti. Davvero una scelta triste per un governo di centrosinistra.
  9. Ennio Rispondi
    Io ho incominciato ad essere povero con il cambio dalla lira all'euro. Ma non solo io. Nel 2000 chi prendeva 2 milioni al mese stava bene poi con 1000 euro non lo e stato più. E vero o non e vero!