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  1. Piero Rispondi
    I paesi europei devono scegliere che Europa vogliono, o un'Europa integrata fiscalmente o un'Europa che dovrà tornare indietro di 15 anni; Draghi ha fatto con ritardo la cosa giusta ma, giustamente, sta urlando che i paesi devono mettere in campo le riforme, devono procedere ad una integrazione ulteriore, altrimenti le politiche monetarie espansive non servono a niente.
  2. Pif Rispondi
    L'europa che verrà? direi piuttosto che non andrà da nessuna parte! ha ragione credo che si trastulleranno visto la boccata di ossigeno, transitoria, del QE di Draghi, c'è una mancanza di leadership spaventosa( possiamo farci guidiare da Junkers?) e Renzi mi pare conti quanto il due di picche , e Hollande è stato veramente una delusione. Con questa situazione è chiaro che Salvini sembri a casa nostra un gigante (sic). Possiamo comunque permetterci di trastullarci mentre le imprese non si riprendono e la disoccupazione se cresce, cresce poco? purtroppo ho perso le speranze, da noi il dibattito sui media è solo provinciale e sul teatrino della politica
  3. Henri Schmit Rispondi
    Penso che il modello per il futuro prossimo rimanga quello prevalentemente intergovernativo, non per colpa della Germania, ma per colpa di chi non ha saputo rispettare i patti iniziali. Deciderà il tandem carolingio, negozieranno con Cameron che è l'unico che abbia la capacità e adesso la forza per imporre cambiamenti, per lottare contro i vari "deficit", fiscali e democratici". Il modello non sarà quello della fuga in avanti promosso dagli inadempienti ("federalismo"). Non ci sarà Brexit, mentre Grexit e Polexit farebbero forse più bene che male, sarebbe una lezione per tutti, deboli e forti, un richiamo alla realtà. Non bisogna essere grandi, uno dei più piccoli stati dell'UE ha i migliori parametri perché ha capito 40 anni fa che l'UE (allora CEE) sarebbe stata competizione in tutto, anche fiscale, i cantoni svizzeri insegnano!
  4. Marcello Romagnoli Rispondi
    Non riesco ad immaginarmi come cambiare l'europa (con la e minuscola non a caso) per renderla più solida. E' evidente che l'adozione dell'euro ha avvantaggiato alcuni paesi a discapito di altri. E' anche evidente che questi non vogliono pagare un pò il conto dei loro vantaggi e non comprendono che andando avanti così il giochino gli scoppierà in mano. L'euro poteva essere l'azione conclusiva di un lungo cammino di convergenza economica e sociale invece si è voluto mettere il carro davanti ai buoi e alla prima curva il carro con i buoi è andato fuori strada. Ora i buoi dicono che è stato il carro e viceversa, ma nessuno vuole darsi da fare (vedasi Germania e Grecia). In questi giorni stiamo assistendo alla ennesima sceneggiata patetica e preoccupante della Germania che prende contatti con la Grecia e decide lei per tutti. A seguito la scodinzolante Francia. Bell'esempio di unità. Certo i buoni propositi si possono formulare, ma se queste sono le condizioni, i buoni propositi diventano chimere. Prima ce ne convinciamo e prendiamo delle contromisure e meglio è. PS. Bisogna essere grandi? Ha ragione l'articolista. Svizzera, Danimarca, Sud Corea sono tutti stati molto grandi ed è per questo che godono di condizioni economiche molto buone.
  5. marco Rispondi
    Basterebbe solo guardare cosa accade nel mondo, per realizzare che da soli siamo drammaticamente inefficaci e irrilevanti.
  6. Emanuele Rispondi
    Chiedere ai politici nazionali di rinunciare volontariamente al potere in modo da rafforzare le Istituzioni EU (che agirebbero sempre piu' nel ruolo di arbitro, che per definizione deve per forza scontentare sempre qualcuno ma che alla lunga crea degli equilibri migliori) è come chiedere al famoso tacchino di autoinvitarsi al pranzo di Natale. Le spinte in tale senso potrebbero venire solo dai cittadini, che evidentemente preferiscono pero' credere alle mezze verità raccontate dai personaggi menzionati, e pesantemente influenzate da una stampa -diciamo- approssimativa (festeggero' il giorno che vedro' un giornale nazionale spiegare per bene la differenza tra Commissione e Consiglio). Senza contare che non occorre essere "complottisti" per realizzare che l'indebolimento della UE (e il progressivo ritorno agli stati nazionali) sarebbe la manna dal cielo per la Russia e per le grandi aziende americane e cinesi, che aggirerebbero agevolmente qualsiasi legislazione nazionale ma che al momento ancora incontrano qualche "fastidio" nella regolamentazione comunitaria.
    • bob Rispondi
      ..sono d'accordo! Ma almeno in Italia il problema è culturale e le ultime elezioni lo hanno ampiamente dimostrato "Franza o Spagna purchè se magna" ce lo dimentichiamo? Le elezioni regionali hanno ampliamente dimostrato che ha fronte di qualche accenno di programma si è ampiamente preferito " lu compareddu", aum aum, amici degli amici quindi il problema non è la classe politica è il sub-strato culturale. Ci vuole l'antropologia per spiegarlo