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  1. QualeWelfare Rispondi
    Conclusione solo in parte comprensibile: benchè nel medio-lungo periodo e in condizioni di espansione economica il numero dei posti di lavoro disponibili in un'economia non sia fisso, il rapidissimo irrigidimento dei requisiti per il pensionamento (anzianità e specialmente vecchiaia per le riforme Sacconi 1&2 e Fornero), che non ha eguali in altri paesi europei, ha condotto ad oggi a un significativo effetto "old in, young out" - +1 mlione di occupati 50-64, - 1 milone nella fascia 15-34. Forse un po' di flesibilità può fare bene anche alle prospettive dei giovani sul mercato del lavoro.
  2. Stefano Rispondi
    Perche non immaginare anche un sistema di partime facoltativo ma disponibile per chi negli ulti anni di vita lavorativa vuole iniziare a lavorare e guadagnare meno per dar spazio a parita di costi per una azienda a qulche giovane disoccupato? Un partime di accompagnamento alla pensione.
  3. Massimo Gandini Rispondi
    L’architrave della riforma Fornero è il superamento ,di fatto, delle pensioni di anzianità che erano il vero elemento destabilizzante del sistema previdenziale e rendevano l’età di pensionamento effettiva in Italia straordinariamente bassa. Per superare questo scoglio occorrono tantissime risorse che non ci sono. E’ uno dei tanti privilegi insostenibili che gli attuali pensionati hanno scaricato sulle generazioni future che ne devono sopportare l’onere. E’ dei uno dei tanti motivi per cui la recente sentenza della corte costituzionale appare francamente ripugnante
  4. Giovanni Teofilatto Rispondi
    Per una nuova politica dei redditi. Le qualità del lavoratore e anche del capitale non sono più in grado di garantire quella richiesta eccessiva di produttività con il conseguente riduzione salariale che dovrebbe essere ripartito sulla collettività attraverso un ottimo sistema di capitalizzazione delle "misere" somme versate dai lavoratori e anche attraverso l'intervento di fondi pensionistici di forma "pubblic-company" in un sistema dei salari di attività legati all'indice delle Borsa Valori. In altre parole pi+ tasse per la ricchezza concentrata e minore spesa pubblica potrebbe essere utile al sostegno dei redditi.
  5. Carlo Rispondi
    Ho l'impressione che si voglia andare verso l'assicurazione privata. Quello che sta accadendo, IMHO porta a questa conclusione Le rendite che l'INPS paga sono effetto di leggi. L'assicurazione è obbligatoria ed i contributi sono stati prelevati forzosamente. Vedo poco spazio per incolpare i pensionati della situazione attuale. Semmai volessi individuare un colpevole mi rivolgerei verso la ricerca del consenso elettorale. Nel mese di febbraio 2015 il Debito Pubblico è aumentato di €15 Miliardi e non certo a causa delle pensioni e l'evasione ed elusione fa registrare cifre analoghe a quelle della spesa pensionistica.
  6. elisa Rispondi
    Noi donne che abbiamo dai 55 ai 65 anni abbiamo già lavorato per oltre 35 anni, molte di noi hanno allevato figli ed ora hanno genitori anziani spesso ammalati o disabili in casa o nipotini da accudire. Ebbene ora l'opzione donna è chiusa e tutte dovremmo lavorare fino ai 67 anni, contemporaneamente sostituire lo Stato nell'assistenza agli anziani e ai bambini. Il secondo aspetto riguarda la disoccupazione giovanile che è molto più elevata rispetto al 50% riportato dai media, l'uscita flessibile consentirebbe ai giovani di entrare nel mondo del lavoro e alle aziende di risparmiare e di avere un personale più moderno. Quindi ci sono tutte le premesse per una buona scelta anche se con le penalizzazioni ma è necessario che si faccia in fretta per evitare che il nostro Paese sprofondi sempre di più nell'immobilismo e nella sfiducia.
  7. Roberto Rispondi
    Eppure io, e molti come me, chiediamo di anticipare l'uscita dal mondo del lavoro a nostre spese! Ho iniziato a lavorare a 17 anni: fatti tutti i conti mi si dia la possibilità di andarmene anche a 57 anni con un assegno adeguatamente ridotto. Tutta l'incombenza a mio carico purché mi lascino andar via. Anche con 1200 euro al mese anziché 1800, va bene! Mangeremo pane e cipolle ma allo stato non chiediamo nessun esborso ulteriore. E lasceremmo liberi migliaia di posti di lavoro ...
  8. Savino Rispondi
    Sistema contributivo da subito e retroattivamente per tutti ed elargizione solo dei contributi effettivamente versati. Basta con i furbetti delle pensioni. C'è gente che non ha versato un contributo in vita propria e adesso pretende pure l'indicizzazione dallo Stato. Questo è egoismo puro, senza pudore.
    • QualeWelfare Rispondi
      ..ma basta anche con questa retorica del contributivo come unico sistema giusto ed equo..lo sa che le pensioni erogate della Social Security nei liberalissimi Stati Uniti hanno un collegamento debolissimo con i contrbuti versati e che, giusto per far un altro esempio, la pensione di base olandese è completamente scollegta dai versamenti contributivi...giusto per riflettere...e perchè l'equità non è solo quella attuariale..
  9. Luigi Musolla Rispondi
    La flessibilità in uscita ancora oggi riguarda la stragrande maggioranza di pensionati con il retributivo ed è quindi vergognosa 8e costosa). E' invece sacrosanta nel caso del contributivo stabilendo un minimo di pensione che deve essere raggiunto (3/4 volte quella sociale?) perchè lascerebbe la scelta al singolo in base alle sue priorità e necessità. Per i pensionati che andrebbero con il retributivo avrebbe senso solo se ricalcolando la loro pensione con il contributivo questa raggiungerebbe comunque una buona percentuale del retrbutivo (ad es. vado in pensione con il retributivo a 1000 euro al mese, il ricalcolo del contributivo darebbe almeno 750-800 euro).resta comunque un aumento nel breve della spesa complessiva ma darebbe all'età pensionabile un aspetto più equo.
  10. Claudio Flamigni Rispondi
    Credo che qualsiasi discorso serio richieda come premessa il non nascondere la realtà attuale. Io (settore pubblico, classe 1956) potrò andare in pensione solo a 67 anni e 5 mesi di età (oppure con 43 anni e otto mesi di contributi, obiettivo impossibile da raggiungere prima dell'età pensionabile per chi si è laureato e negli anni '80 ha dovuto affrontare una prima fase di disoccupazione intellettuale o precariato). Sono comunque un privilegiato nei confronti di chi, più giovane di me, è già previsto che dal 2050 possa andare in pensione solo con 69 anni e nove mesi di età oppure con 46 anni di contributi. Perciò per favore non parliamo di pensioni a 62,5 anni di età come se non fossero un privilegio oramai appartenente al passato.
    • dean Rispondi
      Mi piace il ragionamento di Carlo. Io, settore pubblico, classe 1965, il problema non ancora me lo pongo, troppi anni. E però nel mio ufficio vedo quelli classe 1956, beninteso entrati col diplomino a 25 anni (e non con la laurea a 30): Sembrano degli zombies, alcuni non fanno praticamente nulla, con buona pace del dirigente di ruolo (ragazzino senza né arte né parte che, intanto, becca 100 mila euro l'anno), rancorosi ed invidiosi dei loro predecessori che sono andati in pensione con meno anni (di servizio e di età) e con trattamenti migliori di quelli che avranno loro fra due-tre anni. Non è un bello spettacolo, soprattutto se penso ai tanti giovani disoccupati che, laureati e masterizzati, sono a spasso . . .