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Una pensione in eredità

Uno dei principali ostacoli all’approvazione del disegno di legge sulle unioni civili è che il loro riconoscimento porterebbe a maggiori costi per l’aumento del numero delle pensioni di reversibilità. L’attesa di vita dei superstiti e la redistribuzione dai single agli sposati.
Reversibilità e sistema contributivo
Il disegno di legge sulle unioni civili non sembra avere vita facile. Uno degli scogli è il costo della reversibilità estesa ai “civilmente uniti”. Ma è davvero un problema?
Il sistema contributivo eroga prestazioni equivalenti alla contribuzione versata. In assenza di reversibilità come in Svezia, l’equivalenza è garantita spalmando il montante contributivo sugli anni che, mediamente, restano da vivere dopo il pensionamento. Semplificando, si può dire che la pensione “irreversibile” è calcolata dividendo il montante per la vita attesa.
La reversibilità implica che al divisore sia aggiunta la vita attesa del coniuge superstite, cioè gli anni che gli restano da vivere dopo la morte del pensionato ‘diretto’. Tuttavia, gli anni aggiunti “pesano di meno” perché il superstite non sempre esiste e ha comunque diritto a una quota della pensione diretta. Ancora semplificando, se la quota è del 60 per cento (come in Italia) e il superstite esiste nell’80 per cento dei casi, ogni anno che concorre alla vita attesa di quest’ultimo pesa quanto il 48 per cento di uno che concorre alla vita attesa del pensionato diretto. Perciò, al divisore del montante occorre aggiungere solo il 48 per cento della vita attesa del superstite.
Poiché il divisore è più grande, la pensione reversibile è inferiore a quella irreversibile. Questa è una delle ragioni che spiegano la superiorità dei tassi di sostituzione svedesi rispetto a quelli italiani.
Reversibilità e unioni civili
L’estensione della reversibilità agli “uniti civilmente” farà aumentare la percentuale dei pensionati diretti che lasciano un superstite e di conseguenza il peso della vita attesa di quest’ultimo. Ne seguiranno divisori più grandi e pensioni più basse. La riduzione dell’importo medio delle pensioni bilancerà il maggior numero di quelle ai superstiti. La dimensione dei due fenomeni, comunque in grado di neutralizzarsi senza aggravio strutturale della spesa, dipenderà dal numero delle unioni e sarà probabilmente contenuta dalla contemporanea riduzione della “propensione al matrimonio”.
Va infine ricordato che, in assenza di correttivi, la reversibilità genera redistribuzioni inique dai single (che non possono lasciare un superstite) ai coniugati in senso ampio, inclusi i futuri uniti civilmente (che possono farlo). Infatti, i contributi versati dai primi concorrono a finanziare la reversibilità dei secondi.
È perciò auspicabile che, nel contesto di una generale revisione del claudicante sistema contributivo italiano, l’istituto della reversibilità sia ridisegnato, anche accettando di diversificare i divisori in base allo stato civile al pensionamento. Un disegno liberale dovrebbe lasciare ai lavoratori la possibilità di scegliere la reversibilità della propria pensione, oltre che la quota reversibile e il superstite beneficiario. Del resto, così avviene nel secondo pilastro. La poco conosciuta duttilità del modello contributivo consente di fare tutto ciò senza costo alcuno.

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Il Punto

  1. Roberto Bellei

    Era chiaro fin dall’inizio che tutto il clamore e l’insistenza per le unioni civili puntavano soprattutto ad un risultato. Parlavano di poter assistere il compagno in Ospedale e di altri impedimenti rispetto ai normali coniugi ma in effetti puntavano solo a mungere la spesa pubblico ottenendo la pensione di reversibilità. Anche perché, per tutti gli altri aspetti di sistemazione economico-patrimoniale sarebbe stato sufficiente un contratto ben articolato!

  2. F. Massimo Vergari

    Concordo con il Sig.Bellei. Sarà comunque indispensabile introdurre clausole antielusione perchè è facvile immaginare quante persone single (celibi/nubili, vedovi/e, divorziati/e) e rigorosamente etero si uniranno civilmente per “scambiarsi” la pensione di reversibilità. Insomma, una specie di assicurazione sulla vita. Ce lo possiamo permettere?

  3. Marco Marchi

    Riallacciandomi al punto “l’istituto della reversibilità sia ridisegnato” mi chiedo come mai non venga preso in alcuna considerazione il tempo (in anni) della convivenza stessa, quale “tetto” che potrebbe porre un freno/limite alle unioni “sul letto di morte” che spesso finiscono sui giornali!

  4. Giuseppe

    Il diritto a fruire di quanto versato durante la vita è indipendente dallo stato civile. Questo è un diritto che supera qualsiasi dibattito sul tipo di unione tra due individui. Quindi perchè la pensione di reversibilità è concessa a persone sposate e non a single che potrebbero morire prematuramente? Perchè non è possibile indicare un beneficiario o bisogna per forza sposarsi in questa nazione? E’ lo stato e l’ INPS che si muovono nell’ illegalità.
    Basterebbe lasciare il diritto di scelta se ritirare i contributi o aspirare all’ assegno pensionistico per risolvere il problema e nel modo più onesto possibile. Non permettere a chi non è sposato di indicare un beneficiario nel caso di morte è un abuso da parte dello stato che si appropria indebitamente del patrimonio del lavoratore che sia etero o omossessuale. Qui chi munge è solo lo stato non le persone che i soldi li hanno dati per anni e anni.
    Continuare allegramente a dichiarare che non ci sono le coperture equivale ad una grave dichiarazione di bancarotta, furto e frode rispetto ai cittadini e andrebbe punito come tale. Invece i politici ci speculano e ancora peggio gli Italiani lo accettano supinamente come un destino ineluttabile.

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