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  1. Markus Cirone Rispondi
    Solo una domanda: il coefficiente di correlazione lineare di quelle due rette di interpolazione quant'è? Dubito che sia vicino a 1.
  2. ItaliaSalva Rispondi
    Purtroppo siamo sotto la media OCSE anche quando gli insegnanti si presentano puntualmente a scuola ... http://www.italiasalva.it/2015/05/la-buona-scuola-sforna-i-peggiori-studenti.html
  3. Giovanni Rispondi
    Non mi sembra che la categoria degli insegnanti presenti tassi di assenteismo superiori alla media, anzi la mia esperienza mi porta a dire il contrario. Nei 30 anni in cui ho insegnato sono andato al lavoro anche quando non ero nelle migliori condizioni di salute, consapevole del disagio che avrei creato lasciando le classi scoperte, e lo stesso ha fatto la maggioranza dei miei colleghi. Come ha poi fatto rilevare Marco, è ormai appurato, anche se pochi vogliono riconoscerlo, che la professione dell'insegnante è una delle più esposte alla sindrome del burn- out, con tassi anomali di casi di sofferenza psichica.
  4. bob Rispondi
    L' autogol del '68 ! La classe degli insegnanti si è autoannientata da sola sminuendo inoltre il suo ruolo sociale fino all'ora elevato e in primo ordine. Il resto dello studio è un elementare esercizio di statistica "tanto per fare il compito". In Paesi di basso livello culturale come il nostro l'uso populistico della scienza statistica ha un potere enorme
  5. Grilloz Rispondi
    Dal grafico di fig. 1, ad occhio, mi pare che la media dei giorni di assenza all'anno vari da 7 a 12 (sottolineo all'anno). Non mi pare che siano numeri particolarmente significativi per poter parlare di assenteismo. L'abbandono scolastico mi pare molto più logicamente correlabile alla ricchezza procapite.
  6. luca Rispondi
    Che l'assenza dell'insegnante incida negativamente sull'apprendimento, in modo proporzionale alla sua durata, mi sembra abbastanza ovvio. D'altra parte non si può pretendere che un insegnante non si ammali o non usufruisca di quanto la legge concede ai lavoratori dipendenti. Sarebbe utile sapere se gli insegnanti si assentano più degli altri lavoratori. La mia esperienza mi dice che non è così, se sto a quel che vedo nelle scuole in cui ho insegnato negli ultimi venti anni. Aggiungo che spesso genitori, alunni e l'opinione pubblica associano all'assenteismo assenza di colleghi in servizio, ma impegnati in altro: accompagnamento di uscite didattiche o manifestazioni culturali, per esempio.
  7. Norbert Rispondi
    Che strano paese dove la metà dei dipendenti pubblici ha sempre un disabile o invalido da assistere e solitamente permanentemente.
  8. Piero Rispondi
    Lo studio è penosamente limitato. Cerca una correlazione tra assenze degli insegnanti(ritenute implicitamente eccessive). ...D'altra parte costringere insegnanti malati a rimanere in servizio non migliorerebbe la situazione. Nessuno si sta preoccupando di indagare sulle malattie professionali degli insegnanti, a parte il prof. Vittorio Lodolo D'Oria. Servono in classe insegnanti giovani e motivati, invece si continua a impedire a chi non se la sente più di rimanere in classe. Non sa il governo Renzi che sta agendo in modo da demolire la motivazione negli insegnanti e, dunque, anche negli studenti?
  9. stefano delbene Rispondi
    I dati presentati, sia pure molto parziali (è possibile disporre di una prima survey della ricerca?) mi sembra raffigurino un quadro abbastanza chiaro: una situazione di forte differenziazione fra le aree del paese, peraltro rappresentata da molti altri indicatori (reddito, legalità, accesso alla cultura, etc.). Vorrei solo chiedere agli autori se si sono posti una domanda: non è che i due fenomeni (assentismo degli insegnanti e dispersion scolastica), lungi dall'avere un rapporto di causalità (che potrebbe anche essere inverso a quello proposto dall'articolo!), non siano invece sintomi paralleli di una reazione ad una situazione di degrado diffuso della scuola, in particolare in certe aree? Di fatto, prendendo a prestito la terminologia di Hirschman, si tratterebbe di una forma di "exit", laddove in altre aree siano presenti forme di "voice". Potrebbe essere interessante esplorare questi due aspetti confrontando dati riguardanti la conflittualità sociale in ambito scolastico. Inoltre andrebbe fatta una differenziazione fra i diversi cicli scolastici (primara, secondaria di 1° e 2° grado), le differenze fra aree (urbane, periferiche, piccoli centri) ed infine, per quanto riguarda le superiori, fra le diverse tipologie (licei, istituti tecnici, etc).
  10. Marco Rispondi
    Indagine che mi lascia perplesso. La legge 104 è applicata e non può - come traspare - essere demonizzata o foriera di illegalità. Teniamo conto che assistenza di anziani non autosufficienti è un problema per tutti. Non si parla di sostituzioni continue di docenti (anche nel corso dell'anno !) e infine del bournout dei docenti sempre più anziani ( quella dei docenti è una categoria con alto rischio professionale). Mi pare un esercizio statistico con poche riflessioni di carattere formativo.
  11. paolo Rispondi
    Mi sembra alquanto "acrobatico" mettere insieme i dati di assenza degli insegnati con i tassi di abbandono, intanto perchè alle superiori ogni classe ha almeno 8/10 docenti, e vi posso assicurare che spesso le assenza degli alunni non sono nemmeno paragonabili a quelle dei docenti. Altra cosa importante che nell'articolo non viene citato è la carenza dei servizi sociali ( leggi sanità ) nelle regioni del sud, per cui spesso sono i familiari che devono assistere le persone malate o molto anziane. Uno degli errori più diffusi nel "tradurre" i dati statistici è quello di concentrarsi sugli effetti e non sulle cause; sorprende che questo accada a due ricercatori che vivono a Cagliari, non mi sembra la Sardegna un'isola felice in termini di servizi.