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  1. giuseppe Rispondi
    Credo che in Inghilterra i presidi siano scelti dal cda dell'istituto (che include anche realtà locali) tra le domande presentate da dirigenti non solo interni al mondo della scuola, sono ben pagati ma soggetti a verifica sugli obbiettivi raggiunti fatta dal cda,hanno contratto triennale.
  2. rosario nicoletti Rispondi
    Sono convinto che dare una maggiore responsabilità ai direttori didattici senza istituire controlli e metodi per la selezione, dei soggetti che assumeranno questo incarico, sia sbagliato. Si tratta di improvvisazioni, ideate da chi crede di risolvere problemi complessi con una maggiore autonomia delle istituzioni. E' una illusione pericolosa che ha fatto molti danni, ad esempio nell'università.
  3. Giuseppe Mirabella Rispondi
    Alla fine dell'articolo, si accenna alla genericità e alla inadeguatezza delle indicazioni presenti nella proposta governativa sulla valutazione dei dirigenti scolastici. In questo modo il dott. Pallini dà l'impressione di essere assai lontano dalla realtà concreta della scuola italiana. Personalmente,sono in pensione da alcuni anni, ma purtroppo non credo che le cose siano mutate: le assunzioni dei presidi (e, in genere, della burocrazia scolastica) avvengono da sempre secondo criteri clientelari e politico-sindacali; non esistono valutazioni serie del loro operato; non esistono sanzioni e la carriera è basata, nella migliore delle ipotesi, sulla mera anzianità. Solo dopo aver cambiato, e non solo a parole, questa realtà sarà possibile parlare di nuove funzioni e responsabilità.
  4. Giuseppe Mirabella Rispondi
    L'articolo del prof. Pallini mi sembra quanto mai lontano da una conoscenza concreta della realtà della scuola. Personalmente sono già in pensione da diversi anni, anche se ho continuato a lungo a partecipare , come esterno, ad attività di animazione scolastica. Nell'articolo di accenna alla necessità di strumenti di valutazione dei dirigenti scolastici e dei risultati da questi conseguiti, ma questo è del tutto insufficiente se non si parte a priori da una conoscenza della realtà culturale e professionale dei dirigenti stessi. Purtroppo non ho motivo di pensare che la realtà sia cambiata rispetto a un decennio fa, realtà fatta di assunzioni clientelari o politico-sindacali, sulla base di un livello assai basso di competenze didattiche e culturali. Si parta da un diverso metodo di reclutamento e di formazione(e, certo, anche di strumenti adeguati di valutazione) e solo dopo si potrà parlare di nuovi poteri e competenze.
  5. Andrea Rispondi
    Mi dispiace vedere la scuola trattata come un'azienda. Se il sistema afferma che le competenze degli studenti si misurano con test invalsi, io docente vorrei poter affermare che invece si è lavorato su accoglienza, rispetto, inclusione, per affrontare situazioni come disagio personale, disorientamento, adolescenza. Se il preside ha deciso che i docenti devono aderire a un progetto X, io docente invoco la libertà di dissentire e che non sono coinvolto. Questa libertà va a garanzia di un sistema davvero democratico, non meramente maggioritario, e può valere da anticorpo a derive dittatoriali. O ci si dimentica che Hitler fu regolarmente eletto?
  6. Giuseppe Moncada Rispondi
    Da ex Preside, andato in pensione nel 2009 dopo 21 anni di permanenza nello stesso Liceo Scientifico i cui alunni erano 280 nel 1989/90 inizio presidenza , e 870 nel 2009 , mi sono sforzato di operare in sintonia con i sentimenti delle persone, riuscendo a gestire i diverbi in modo da non farli degenerare, creare un'atmosfera nella quale la diversità doveva essere qualcosa da apprezzare e non una fonte di attrito. Ho dialogato continuamente con docenti, alunni, personale ATA e genitori. Lavoro faticoso, ma che alla fine mi ha ripagato ogni volta che incontro ex docenti, alunni e genitori . Tutto ciò senza la necessità di avere grandi poteri decisionali quali oggi si vogliono dare ai nuovi dirigenti. E poichè nella scuola, come ebbe a dirmi un magistrato, marito di una docente, a cui mi ero rivolto per un suo parere "Non sono in condizione di darlo in quanto nel sistema scolastico non esistono norme coerenti " , si può pensare che si possano determinare - obiettivi precisamente predeterminati a criteri misurabili e comparabili " come sostiene l'autore., per verificare il lavoro del preside? E in Italia cjhe non esiste un corpo ispettivo come vi è in altri paesi chi dovrebbe verificarli? Si vuol ritornare al periodo antecedente la riforma della media unica, dove i presidi , spesso agivano in modo discrezionale favorendo clientele e familismi, oggi poco presenti nella scuola. Le condizioni per verificare la produttività dei docenti esistono, se lo si vuole. Cosa ne pensa?
  7. pierfranco Rispondi
    Vorrei conoscere cosa succede in materia negli altri paesi e in particolare in quelli nei quali i risultati scolastici sono migliori rispetto all'Italia. Grazie
  8. Renza Bertuzzi Rispondi
    Certo, " libertà di insegnamento" significa libertà nella scelta del metodo didattico ( le concrete modalità di insegnamento) , per questo assegnare ai dirigenti, come avviene nell' art. 7 del Disegno di legge, la responsabilità della didattica significa violare quel principio che- come ci ricordano i costituzionalisti- .è la base del sistema pubblico di istruzione. Ugualmente, non si capisce perché un dirigente dovrebbe- da solo- predisporre i pani triennali che connotano culturalmente la scuole. Davvero non si ravvisa in ciò un pericolo per la libertà nelle scuole, trasformata in libertà delle scuole e quindi di un' aggregazione anche ideologica e quindi di una separatezza nociva tra scuola e scuola? L' istruzione è ancora parte del dettato costituzionale, anche se affermarlo sembra poco moderno...
  9. Tarcisio Bonotto Rispondi
    Una ex preside, fresca ancora di scuola, ha dichiarato: "Hanno ragione gli insegnanti di temere il potere di discrezionalità del preside. Infatti mancano le REGOLE E I CRITERI che definiscano gli insegnanti". Alcuni insegnanti hanno dichiarato: "Hanno fatto una riforma senza consultare nessuno, insegnanti, genitori, studenti, psicologi...". Mi pare ovvio che se ci sono regole e criteri questi valgano per tutti e sarebbero meno discrezionali. Mi chiedo perché nei Ministeri, persone pagate per fare queste riforme non siano in grado di farle in modo adeguato. Potrebbero essere due le risposte: "O non hanno idea di dove andare, o non hanno il know-how necessario". Se così fosse dobbiamo pretendere di avere persone con competenze adeguate. Ci siamo già stufati di questi scaldabanchi... Ciao Cordiali saluti Tarcisio Bonotto
  10. Ernesto Rispondi
    A me risulta che i poteri del dirigente (per adesso invocati da tutta l'utenza-clientela ma tuttora disegnata dal legislatore-fornitore in modo poco più che demagogico e mercantile) in questa versione siano limitati ai docenti in mobilità, cioè niente da fare per l'enorme maggioranza (salvo nuovi reclutamenti oceanici) che - beati loro, altri tempi - sono al sicuro nelle loro cattedre e nei loro luoghi fino alla (loro) pensione. O non ho capito nulla?