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  1. Ludovico Rispondi
    In sanità, per gli ospedali ci sono i DRG. Sia gli ospedali pubblici sia gli ospedali privati accreditati e convenzionati sono pagati in base ad un tariffario che è già basato sui costi standard. Il problema si pone quindi solo per quelle strutture ospedaliere i cui costi non sono compensati dai ricavi. Sono queste strutture che vanno indagate e sulle quali vanno poi assunte delle decisioni. Se politicamente bisogna tenerle anche se strutturalmente perdono bisogna deciderlo e non tornarci più sopra perchè svolgono un compito essenziale per una comunità. Se perdono perchè sprecano allora si cambiano i dirigenti. Se invece non servono si chiudono. Per il resto della sanità i costi standard vanno applicati nella gestione dei pazienti (prescrizioni medici di famiglia, comprese le prescrizioni di ricovero). In sanità l'80% della spesa riguarda il 30% della popolazione (cronici). Oggi è possibile confrontare per fasce di età e per cronicità i consumi sanitari di ciascuno. Se un emofiliaco in alcune zone costa 10 volte di più che in altre, bisogna chiedersi il perchè e intervenire per capire la causa, che, nell'esempio, può essere che in alcune zone sono più soggetti che in altre ad "incidenti" (?!)per cui hanno bisogno del loro farmaco (un emofiliaco in un anno può costare anche 300.000 euro ad un'ASL, altro che lavanderia). Se ad esempio l'ASL fornisse direttamente alcuni farmaci a certe categorie di cronici, si può scoprire che il costo diventa un decimo(non perchè lo paghi meno)
    • Ivan Rispondi
      Io non sono un esperto di questa materia, ma da quello che ho capito parlando con un amico che lavora all interno di una azienda ospedaliera sembrerebbe che il problema siano i prezzi all interno del "software" che utilizzano per comprare quello che serve, da quello che ho capito il prezzo all interno e piu elevato rispetto al prezzo di mercato, con poche possibilita di cambiare fornitore.
  2. Monica Montella Rispondi
    Il monitoraggio della spesa regionale consolidata a livello nazionale è effettuato dall’Agenzia Nazionale per i Servizi Sanitari Regionali (AGENAS) ed è uno strumento efficace per individuare criticità e inefficienze del sistema. Nell'articolo si cita che "Quello che manca è tuttavia una visione più “micro” del problema degli acquisti". Non è così il lavoro di ricerca che è a questo link è inedito http://www.monicamontella.it/wordpress/?p=4790 ma purtroppo si è potuto effettuare solo per la regione Lazio perchè i dati che mette a disposizione il Ministero della sanità http://www.salute.gov.it/portale/temi/p2_6.jsp?lingua=italiano&id=1314&area=dispositivi-medici&menu=vuoto purtroppo per le altre regioni non sono affidabili. Il dlgs 118/2011 investe la GSA di un ruolo più incisivo sul controllo della spesa http://www.normattiva.it/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legislativo:2011;118 ma non tutte le regioni hanno avviato la struttura organizzativa della GSA e le sue competenze.
    • Brunello Menicucci Rispondi
      Premesso che non sono un esperto, faccio due semplici considerazioni: 1. in un mondo in cui la tempestività è un elemento essenziale, non disporre di dati aggiornati è già un grosso problema, così come è un problema (anzi è il disastro totale) il fatto che i dati messi a disposizione dal Ministero della Sanità **non siano affidabili**: se un cittadino fornisce dati incompleti (cioè non affidabili) o li omette, incorre in sanzioni - anche pesanti. Cominciamo a fare in modo che, anche nella PA, "chi sbaglia paga" - arrivando anche al licenziamento! 2. la L.150/2009 (conosciuta come riforma Brunetta), che ha introdotto la misurazione delle performance cui legare l'erogazione degli incentivi in tutta la Pubblica Amministrazione, è largamente disattesa o malinterpretata. Un semplice meccanismo che prevedesse per le regioni (soprattutto quelle in deficit) la necessità di migliorare le singole prestazioni per adeguarsi **alla media** (in sia termini di costo che in termini di servizio), porterebbe un enorme beneficio.