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  1. Rainbow Rispondi
    Importante questa analisi sul Paper di Cottarelli che è stato,altrove, "mitizzato"oltre misura! Analizzando più a fondo si scopre che quel lavoro,poi,non era "Il Vangelo! Sulla spesa pubblica,però,non mi risulta quello che dice il Prof. Daveri. Da qualche tempo sto raccogliendo dati sulla Spesa Pubblica Italiana (una sorta di Fatcecking personale!) in quanto ho notato che,sulla spesa, spesso si dicono tante inesattezze perché tutti partono dal presupposto ideologico che è "brutta,sporca e cattiva per definizione" ed anche 'eccessiva,quindi bisogna tagliarla! Dall'annuario Istat sui dati della Finanza Pubblica italiana pubblicato qualche mese fa,tavole da 1 a 16, sulla spesa pubblica,ho estrapolato i seguenti dati facendo riferimento agli anni 2003 e 2013 citati dal Prof. Daveri. Nel 2013, la spesa pubblica primaria era di 580 miliardi; nel 2013, la spesa pubblica primaria e'di 716 miliardi. Differenza, 136 miliardi con un incremento, quindi, del 23,44%. L'inflazione cumulata del periodo,tratta sempre dalle serie storiche Istat, dal 2004 al 2013 e'di circa il 24%, per l'esattezza,23, 88%!. Quindi la spesa pubblica primaria, al netto della componente esogena degli interessi, nonostante gli sprechi e'cresciuta in linea con l'inflazione, quindi non e'aumentata in termini reali! Possiamo discutere se tagliare la spesa anche sotto l'inflazione, ma, se c'e'inflazione, è ovvio che aumenti pure la spesa in quanto le varie componenti di essa (pensioni,stipendi,acquisto di beni) seguono l'aumento dei prezzi!
    • francesco daveri Rispondi
      In un paese in cui il Pil reale diminuisce (in Italia è sceso del 3 per cento tra il 2003 e il 2013 da 1590 a 1543 mld; dati istat), diminuiranno anche le entrate (sono una funzione diretta del Pil). Quindi vuol dire che non basta tenere costante la spesa in termini reali, bisogna diminuirla. Se si tiene costante la spesa pubblica per ragioni politiche, bisogna strangolare il paese con le tasse (ciò che è avvenuto). si potrebbe anche finanziare la spesa in deficit ma il finanziamento in deficit ha senso solo se si spera che le cose vadano meglio in futuro. Il che - diciamo così - non è scontato.
  2. vito antonio di cagno Rispondi
    Ma è mai possibile, lecito, comprensibile che in tema di spending review non si contempli l'eliminazione di centinaia di enti inutili creati dai vari regimi al potere, risalenti sino a quello fascista per far solo riscaldare poltrone munifiche a fautori, adepti di essi?
    • Asterix Rispondi
      Concordo con alcune osservazioni dell'autore sulla scarsa trasparenza e serietà dei lavori di spending review fatti da alcuni ministeri (segnalo per tutti la Difesa che invece di stimare i costi per investimenti in armi propone razionalizzazioni sulla formazione dei militati che dovranno utilizzarle). Però dobbiamo osservare anche il lavoro di Cottarelli presenta aspetti inquietanti.. Segnalo solo il primo caveat "i risparmi di spesa indicati sono al lordo degli effetti delle entrate".. Quindi l'esperienza greca non ha insegnato nulla !! I tagli di spesa pubblica hanno effetto sui redditi dei fornitori della PA, sulle imposte che pagano loro ed i loro dipendenti deprimendo il PIL. In Grecia il FMi stimava un effetto dei tagli di spesa sul PIL di 0,5 (in realtà è stato 1,8). Se riduco il numeratore (deficit) ma produco una contrazione maggiore del denominatore (PIL) ho peggiorato non migliorato la situazione..
  3. Francesco V. Rispondi
    Sono d'accordo con lei sull'eterogeneità degli approcci e dei risultati (non completati alcuni per responsabilità, credo, non del Commissario), ma su un punto non mi trova in accordo: semplicemente non credo che i cosiddetti "tagli politici" portino ad una allocazione ottimale delle risorse (da questo punto di vista è sempre illuminante il lavoro di Buchanan) né che possano essere predisposti con la rigorosa e necessaria obiettività; è necessario poi che il “sistema di gestione” della spesa pubblico sia completo, ripetuto nel tempo e non in balia del vento politico. Un differenziale di spesa non legato a motivi oggettivi (=local needs) secondo me dovrebbe essere non giustificato, ovunque e indipendentemente dal settore politicamente più o meno sensibile.
    • francesco daveri Rispondi
      Grazie. Ha ragione. Fare una review periodica e sistematica di come si spende il denaro pubblico dovrebbe essere una cosa di routine in un paese normale. E il lavoro di Cottarelli è stato un passo importante in questa direzione. Rimane che per ora le 803 pagine ci lasciano in una situazione in cui alcuni settori sono coperti bene e altri no. E poi rimane che la spending review italiana è nata sotto un cattivo auspicio politico. Il mantra prevalente è infatti ancora quello che la spesa deve essere "rivista", non ridotta. Che nella spesa pubblica bisogna "eliminare gli sprechi", non farne una riforma che la renda compatibile con le dinamiche demografiche e la riduzione della crescita.