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  1. zipperle Rispondi
    Ci sono alcune banche e SIM al vertice delle classifiche per numero di follower su twitter o facebook ma che non riescono a vendere prodotti o consulenza...addirittura una di queste realtà ha dovuto abbandonare la consulenza e dedicarsi a vendere il format con cui si sono resi visibili su internet...temo che la visibilità su internet (ma anche su altri canali) sia solo una condizione necessaria ma non sufficiente per operare in modo redditizio.
  2. Michele Rispondi
    Credo che le banche debbano rimanere focalizzate nell'offrire servizi con strumenti al passo con la tecnologia che non collezionare dati profilati di potenziali clienti. Quanto spazio di lavoro ci sarebbe per esempio oggi nel sostituire i vecchi assegni che i ragazzi non sanno nemmeno piu cosa siano, prima che i colossi mondiali (vedi ebay con il suo paypal) assorbano tutto il mercato. Si fa un gran parlare di costi bancari ma attenzione paypal ha dei costi folli, eppure funziona, perche offre un servizio essenziale per una fetta importantissima di soggetti profilati, pardon giovani che fanno acquisti on line. E chissa dove pagano le tasse quelli di paypal..
  3. andrea Rispondi
    Se sull'asse delle x mettessimo la cara vecchia variabile "utilizzo di internet", invece che "utilizzo dei social network", non uscirebbe forse la stessa relazione? Utilizzo di internet e utilizzo social network sono variabili sovrapponibili, e naturalmente chi non usa internet Non usa l'internet banking... bella scoperta. Speriamo che questa bolla dei social network si sgonfi presto, avremo magari un po' di ragazzini da formare alla vita vera e ricollocare nel mondo del lavoro, ma almeno le banche potranno tornare a concentrare le risorse in quel che serve ai clienti (costi fissi prossimo allo zero e capacità di venire incontro al cliente mettendoci la faccia quando serve)