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  1. Silvestro De Falco Rispondi
    Proposta sensibile, che va nella giusta direzione per quanto riguarda l’abbassamento dei contributi, ma che non risolve la contraddizione con una delle ragioni dello scarso successo dei fondi pensione, cioè “la scelta di strumenti previdenziali condizionata più dall’offerta che da una razionale valutazione da parte della domanda”. Ecco, una previdenza complementare limitata ai soli fondi pensione impone l’accettazione supina di uno strumento che un lavoratore non capisce bene e che non stimola la ricerca di forme di risparmio più adatte al singolo o comunque ai tempi. Molto meglio un conto individuale di previdenza, che consente al singolo di investire anche solo in buoni postali o in BTP. Ad ogni modo, per completezza, è deludente il continuo riferimento a dati eccessivamente ottimistici – quali quelli pubblicati dalla Ragioneria di Stato - per far risultare vantaggiose le pensioni erogate con il metodo contributivo. Infatti, se anche quelle condizioni fossero realistiche, i versamenti effettuati da un lavoratore per 38 anni si tradurrebbero in un montante – quindi comprese le rivalutazioni – a fine carriera pari a 26-27 anni di stipendio. Considerando un’aspettativa di vita di 15 anni, a 70 anni, e il 70% dell’ultimo reddito, il lavoratore oramai in pensione riceverebbe in tutto 10 anni di stipendio.