logo


  1. alessandro marzocchi Rispondi
    Francesco Galgano è un autorevole giurista, docente universitario ed avvocato. Qui una sua recnte intervista: http://www.firstonline.info/a/2011/07/20/galgano-abolire-gli-ordini-professionali-e-solo-un/b9f12372-11b4-4d09-ab2a-948d8f13ddaf Intollerabili gli attacchi generalizzati a notai e avvocati. Non mitizzare il sistema americano: gli americani sono dei selvaggi, noi abbiamo il catasto da quasi mille anni, loro non ce l’hanno. O meglio non ce l’hanno ancora. Quel sistema è economicamente vantaggioso? Galgano cita un'esperienza personale: 21 avvocati per parte USA, 1 avvocato per parte italiana.
  2. Marco Ranieri Rispondi
    Non mi sembra che l'estensore dell'articolo possa essere da me condiviso.Come ingegnere osservo innanzitutto che sino ad ora la liberalizzazione delle professioni ha toccato soltanto gli ingegneri ed architetti. A livello di amministrazioni pubbliche o semi-pubbliche non mi è mai capitato di vedere gare per l'affidamento di incarichi legali, o contabili/commerciali. Osservo inoltre che la cosiddetta concorrenza indotta in questi ultimi anni (D.Lvo 163/2006) ha prodotto come unico risultato un'enorme abbassamento della qualità della prestazione professionale, che oggi viene remunerata mediamente 10 €/ora. La conseguenza di questa perdita di qualità è lo stradominio delle imprese realizzatrici, che eseguono progetti fatti male in assenza di controlli con loro grandissima gioia, visto che questa situazione giova soltanto a loro, che inanellando contenziosi su contenziosi, portano a casa profitti extracontrattuali sempre maggiori. Con l'ovvia considerazione che senza gli ingegneri non ci sarebbe nulla, constato che non si può andare avanti così.
  3. Edoardo Rispondi
    Tante riforme, ma quante davvero servono a migliorare i servizi?
  4. Antonio Nieddu Rispondi
    Ogni tanto viene fuori qualche riforma, o presunta tale, delle libere professioni. Francamente, non ho ancora compreso i vantaggi che questo possa portare (come non ne ha mai portato). Prendiamo ad esempio le vendite immobiliari fatte dagli avvocati. Esse richiedono un certo tipo di specializzazione, di software, di adempimenti. Cose che i notai già hanno, e che - se svolte da altri - non farebbero diminuire il costo per il consumatore (tra l'altro, l'eventuale avvocato, nel fare queste operazioni, non ha meno rischi del notaio, quindi non vedo perchè debba regalare la prestazione). Ogni tanto, ma giusto per propaganda, si tenta di additare le libere professioni come una delle cause dei mali, ma solo per procurarsi - da parte del politico - il maggior seguito possibile di ignoranti. Parlo da professionista (contabile): credete che una liberalizzazione maggiore (e quindi maggior concorrenza - di prezzo, più che altro), con un aumentare degli adempimenti, possa portare ad un servizio migliore?
  5. IC Rispondi
    In Italia vi è un eccessivo frazionamento dei terreni agricoli e talora anche dei rustici diroccati che insistono sui terreni. In molti casi poi singoli piccoli appezzamenti hanno una pluralità di proprietari oppure i proprietari sono sconosciuti o non contattabili. Alla base di questa caotica situazione che porta anche all perdita di gettito tributario per stato e comuni sono le successioni e l'emigrazione. E' quindi necessario rendere agevole e poco costoso l'accorpamento di questi terreni in modo da consentire uno sfruttamento economico. La riduzione dei compensi ai notai è un primo passo, ma sono ancora più importanti le riduzioni delle tasse sui passaggi di proprietà e la semplificazione delle procedure, in particolare dell'usucapione.
  6. Alberto Forte Rispondi
    Ci vuole un Phd alla LSE per concepire queste banalità? Non c'è un numero, una previsione, e neppure una lettura dei documenti commentati! Sono un notaio e perciò parte in causa, ma vorrei critiche più serie da contestare; molte cose possono essere cambiate, migliorate, eliminate. Comincerei con il cercare di analizzare gli argomenti e non usare schemi preconfezionati. Sa l'autore che esiste un Ufficio dedicato all'analisi di impatto regolamentare, che dovrebbe valutare gli effetti di queste e simili "manovre". Forse è pieno di suoi colleghi, potrebbe chiedere loro quali siano stati gli effetti di certe sparate come l'eliminazione dell'autentica sulle vendite di autoveicoli. Magari si accorge che il costo per la collettività è aumentato, perchè dietro le "liberalizzazioni" c'è spesso solo una redistribuzione di reddito e non sempre a favore del cittadino. Questa è l'Italia, non il paese dei manuali di microeconomia di primo anno.
  7. Vittorio Rispondi
    Su argomenti delicati come le liberalizzazioni, bisogna stare attenti alla demagogia. Ad esempio, la premessa delle liberalizzazioni "all'italiana" spesso si fonda su di un dato che è tutto da dimostrare: l'equivalenza della prestazione. E'infatti tutto da dimostrare, che commercialisti, avvocati, notai ecc. possano fare indistintamente tutti il lavoro di tutti. E'anche tutta da dimostrare l'equazione "tutti fanno tutto" = "meno costi per l'utente finale". Troppo spesso è accaduto il contrario, con le famose "liberalizzazioni", basti pensare l'esempio tragico dell'acqua a Latina. Se veramente lo scopo ultimo delle norme fosse quello di aiutare il mercato ed i cittadini, allora avremmo dovuto trovare un serio attacco alle lobby di banche, multinazionali del credito ed assicurazioni,che invece si avvantaggiano degli attuali provvedimenti. E' ancora tutto da dimostrare, che attribuire un mercato di un certo valore a Tizio o a Caio faccia la differenza sui costi per l'utente finale. Se nel mercato mondiale i diamanti venissero venduti da qualcuno di diverso da De Beers, siamo sicuri che costerebbero meno? Le vendite affidate ad avvocati, commercialisti o altri, per quale strana legge dovrebbero costare meno? Sembrerebbe che, per mera demagogia, si parta dalla conclusione finale come assodata e si cerchi, a ritroso, di giustificare il presupposto logico alla base del ragionamento. Quando si parla di lobby, e di lobby pericolose per tutti i cittadini, occorre stare molto attenti
  8. Claudio Rispondi
    Se non si tratta di riforma epocale non serve...come non servono le altre...riformicchie!
  9. marcello Rispondi
    Mi aspettavo verso le corporazioni la stessa determinazione che il Governo ha avuto verso i lavoratori dipendenti, se non altro per una problema di numeri: oltre 22 milioni contro qualche decina di migliaia . E invece nonotante una testa conti uno in una democrazia (il voto) ancora una volta la montagna ha partorito il topolino. Certo qualcosa è meglio di niente, ma veramente non si poteva fare di più? Sui notai, nota casta di privilegiati, il cui reddito medio secondo gli studi di settore dell'Agenzia delle Entrate supera i 300.000 euro anno (il più alto d'Italia), invito a leggere l'ultimo bnilancio della Cassa previdenziale di categoria e si scopriranno delle belle anomalie in un sistema contributivo, Li circa 2.500 attivi pagano pensioni a circa 2500 persone che non vanno neanche in pensione con il retributivo, ma con una forma ancora più assurda e che pone forti problemi di sostenibilità a cui potrebbe dover presto rispondere l'INPS del neo presidente Boeri. I farmacisti sono poi lo specchio della disinformzione e della difesa oltre ogni ragione dei privilegi. In Itlai ci sono meno di 18000 farmacie, una ogni 3400 abit. (quorum). La spesa farmaceutica di mercato è 23 miliardi (70% SSN) pari a un fatturato medio è di 1.200.000 per farmacia. La legge 475/1968 dispone che una sola farmacia si può aprire in paesi fino a 7500 ab. e due fino a 12.500. Spagna, Francia ecc hanno un quorum più basso. Perchè non si possono vendere i farmaci come in quei paesi? Risposta semplice!
    • alessandro marzocchi Rispondi
      La Cassa dei notai non pesa sui conti pubblici neppre per un centesimo.
      • marcello Rispondi
        Per ora no, ma si legga il bilancio e come è gestito il patrimonio e si faccia qualche semplice domanda e magari qualche dubbio sulla sostenibilità, come nel caso della Cassa Forense le potrebbe venire
  10. alessandro marzocchi Rispondi
    Noi notai, sono un ex notaio, abbiamo molto contribuito alla nostra impopolarità. Abbiamo colpe e difetti, ma non meritiamo tutta queste critiche degli economisti i quali, neppure loro, sono così vicini alla perfezione, avendo dispensato troppi consigli che gli eventi successivi hanno mostrato peggiori dei mali che si voleva curare. Denotarizzare fara fiorire l'economia? Propongo qualche confronto, che giustamente amano gli economisti. Anni fa, non pochi, l'Italia denotarizzò le vendite auto: gli economisti vedano se sono derivati vantaggi per il mecato. In UK ed USA si può fare a meno del notaio: anche qui misuriamo i numeri per capire se vi sono vantaggi, al netto di costi, tasse, comunque obbligatorie con o senza notai. Lì, quanti seguono il “fai da te”? Quanti pagano parcelle ad altri consulenti? Noi notai garantiamo una sicurezza dell'acquisto che altrove si paga con polizze assicurative: vogliamo tenerne conto? Il ddl anticoncorrenza permette di affiancare ad avvocati soci di capitale: quali vantaggi per i clienti degli avvocati? Il medesimo ddl permette alle Banche di aprire agenzie immobiliari: quali vantaggi per il mercato? Quello dei contratti immobiliri è mercato rigido oppre elastico? Sarà favorito da più agenzie e da più soggetti abilitati? Gli archivi pubblici - bene comune? - saranno più affidabili? Occhi aperti, amici economisti: il ddl è un gran regalo ad assicurazioni e banche, i cittadini non risparmieranno.
  11. Giorgio Rispondi
    Non vedo quale vantaggio mi potrà derivare, come consumatore, se per un atto di compravendita di un immobile di modesto valore o per la costituzione di una S.r.l. anziché al notaio ,dovrò pagare la parcella ad un avvocato o ad un commercialista. In compenso è prevedibile un ulteriore fattore di confusione e complicazione derivante dal fatto che si attivano due sistemi diversi per atti relativi allo stesso tipo di beni, differenziandoli sulla base della rilevanza economica. Allo stesso modo non vedo il vantaggio come consumatore, per il fatto che anche lo stesso farmacista, o più probabilmente le società che ora potranno entrare nel settore, potranno essere proprietari di più di quattro farmacie. Cosi la concorrenza non aumenta ,bensì diminuisce. E poi per i medicinali da banco ci sono già le parafarmacie, per gli altri il prezzo è controllato: quali vantaggi possono esserci per il consumatore, che invece perderà sempre di più il rapporto diretto con il farmacista titolare? Mi sembra che il ddl preveda anche l'abolizione del mercato controllato dell'energia, a favore del mercato libero. Peccato che i dati dimostrino che i consumatori che in questi anni hanno scelto questo secondo hanno sostenuto costi maggiori rispetto a quelli rimasti nel mercato regolamentato. Eppure tutti applaudono! L'esperienza, dovrebbe aver insegnato che non basta etichettare i provvedimenti come di "liberalizzazione" perché lo siano davvero e comportino un vero vantaggio per i consumatori
    • marcello Rispondi
      I farmaci di fascia C, con ricetta ma a pagamento potrebbero essere venduti in parafarmacie e supermercati, in corner dedicati in cui lavorerebbero dei farmacisti, cioè laurati come quelli proprietari. Il presidente di Coop Salute ha affermato che se fosse stata permessa la vendita nei supermercati, oltre alle assunzioni di farmacisti, la sua società avrebbe esteso gli sconti attualmente applicati sui farmaci da banco 20-30% del prezzo, il che per malati-consumatori, che pagano i farmaci, significa qualche centinaio di milioni di risparmio. Quella dell'energia e dell'abolizione della fascia tutelata è una storia completamente diversa, perchè si presume che un utente sia in grado di valutare offerte spesso complesse e soprattutto avere un controllo e monitoraggio completo dei consumi: praticamente impossibili nelle attuali condizioni tecnologiche delle case. Forse un giorno con la domotica a basso costo... per ora sono, come gli investimenti finanziari, una giungla da cui è meglio stare lontani, almeno di non essere super esperti. Anche su come il gestore unico acquista energia andrebbe aperta un'indagine per scoprire perché dobbiamo pagare l'energia con prezzi assurdi, ma l'ingegneria finanziaria, l'hedging per loro esiste? Boh?
  12. giuseppe 1947 Rispondi
    Si ...gli ordini professionali con i loro tariffari sono fino ad ora intoccabili. Se si parla di quelli coinvolti nelle transazioni di immobili ed in particolari i 'notai' mi sembra che il quadro non sia completo perchè cè un'altra categoria gli 'Agenti Immobiliari' (non hanno 'albo' ma hanno il 'ruolo' ) che mi sembra pesino molto di piu' sui costi delle transazioni. Infatti la percentuale 'minima' di costo mediazione è del 3% a carico del venditore e del 3% a carico del compratore ovviamente occorre aggiungere l'iva .Quindi per un'immobile trattato a 200.000 Euro l'agente incamera ben 15.000= euro. ora ditemi voi quanto incamera un Notaio per la stessa compravendità? semz'altro meno della metà. Se poi teniamo conto che l'agente immobiliare una volta che ha fatto firmare 'il compromesso'- preliminare incassa subito la sua parcella e non si reca neanche dal notaio ad assistere il cliente per il rogito mi sembra che la problematica delle agenzie vada valutata un pò piu' a fondo.
  13. Maria Rosaria Di Pietrantonio Rispondi
    Il discorso sulle farmacie è lo specchio del nostro paese, la cartina al tornasole se i cambiamenti sono veri o di facciata. In questo caso più di facciata, possedere più di 4 farmacie e la titolarietà della farmacia anche a i non farmacisti, qualcosa del genere c'è già, sono le comunali che sono in capo al sindaco o le municipalizzate poi vendute dai comuni a multinazionali(per esempio Gehe) ed ora in capo a società di capitali, tutto questo però non ha cambiato affatto il regime di monopolio delle farmacie , anzi il sistema li ha inglobati benissimo. L'Ordine dei farmacisti è un ordine che ha protetto con tutte le forze questo monopolio, ha sempre avuto un atteggiamento di totale disinteresse verso gli 80 mila farmacisti iscritti non titolari,ma di protezione verso i 17.500 titolari di farmacia, stessa laurea ma trattamenti differenti. Solo la creazione di Farmacie non convenzionate può risolvere il problema del monopolio, quindi farmacie convenzionate con lo stato per i farmaci dispensati dal SSN e farmacie non convenzionate che vendono i farmaci a carico del cittadino.La fascia C sarebbe servita a rimediare a certe situazioni paradossali tipo Tachipina da 1 gr in supposte si ma in compresse da 1 grammo no, Ketoprofene in compresse si ma non in gel, Oki task si ma non Oki da 30 bustine, , Gentalyn beta si per 2 mesi ma poi ritornato in fascia C,etc..in ogni modo credo che le 2 proposte del governo non passeranno , Federfarma sa come bloccarle e ci riuscirà
    • Giovanni Raimondi Rispondi
      Sono allibito: l’autore di quest’articolo non si è neppure preso la briga di leggere il testo del disegno di legge presentato dal Governo. Nonostante quanto riportato dai giornali e dallo stesso sito del governo, nel disegno di legge non c’è scritto da nessuna parte che per la costituzione di società a responsabilità limitata con capitale fino a 20mila euro non sia richiesto l’atto notarile (www.governo.it/backoffice/allegati/77929-10028.pdf). Molti parlano di cose che non conoscono, ma scriverle su “la voce” vantando patenti accademiche è davvero sconcertante. Mi auguro che nei suoi articoli scientifici l’autore non si limiti a riportare le imprecisioni che legge sui giornali o su internet. Di sicuro non mi sembra con così poco rigore metodologico si possano dare lezioni in materia. Giovanni Raimondi
      • Roberto de Falco Rispondi
        Quanto scrive Giovanni Raimondi dice tutto sull'attendibilità scientifica del testo qui pubblicato. Aggiungerei però un'altra osservazione: l'autore scrive che "vero che si potrebbe creare maggiore concentrazione nel mercato dei farmaci, ma questo secondo effetto è limitato dalla regolamentazione dei prezzi". Allora per i farmaci vanno bene riduzione dell'offerta e dirigismo dei prezzi. Non so se questo sia giusto o sbagliato in sè; ma sicuramente è totalmente incoerente con il "w le liberalizzazioni" che ispira il ddl ed il suo commentatore. Non è che allora la vera ispirazione dei liberalizzatori stia nel favorire la cannibalizzazione delle attività professionali da parte del grande capitale (banche ed assicurazioni)? A ben vedere, anche l'estensione della facoltà di autentica agli avvocati non sarà di grande utlità agli avvocati come professionisti (dato il loro numero, nessuno potrà organizzarsi per autenticarne non più di una o due all'anno), ma alle società di professionisti con socio di capitale (leggasi banche), che già oggi stanno invadendo il campo delle agenzie immobiliari e cercheranno di fagocitare l'intera filiera immobiliare. Con conseguenze per la tutela dei cittadini analoghe a quelle cui abbiamo assistito in trasmissioni televisive di questi giorni circa la stipula di contratti su derivati fatti passare per "assicurazioni"
      • MARIO PAGLIERO Rispondi
        grazie delle sue parole gentili. Dunque, nonostante che l'Art.30 si riferisca esplicitamente alla società a responsabilità limitata semplificata, cosa peraltro ripresa chiaramente sul sito del Governo, lei vuole farci notare che in realtà si intenderebbe applicare il provvedimento a tutte le società? Per quanto sia giusto dubitare delle intenzioni dei nostri governanti, mi sembra francamente eccessivo sospettare malafede su questo punto. Vedremo cosa succederà del ddl nelle numerose versioni che seguiranno, e vedremo chi ha ragione, ma francamente sarebbe meglio rimanere sul punto e non divagare sospettando chissà quale complotto. cordialmente, MP
        • MARIO PAGLIERO Rispondi
          Per riassumere: è vero che nel testo non c'e' il 20 mila euro di limite (questo valore arriva dal sito del governo), ma il riferimento alla società semplificata è nell'articolo 30 e non credo che questo lasci dubbi, essendoci un massimo al capitale sociale della srl semplificata (se ricordo bene 10.000 euro). MP
          • Giovanni Raimondi
            il 5 marzo 2015 la Camera ha approvato un emendamento a un altro provvedimento (http://www.camera.it/leg17/824?tipo=A&anno=2015&mese=03&giorno=05&view=&commissione=0610#data.20150305.com0610.allegati.all00020), in cui si prevede che: “Al solo fine di favorire l'avvio di attività imprenditoriale e con l'obiettivo di garantire una più uniforme applicazione delle disposizioni in materia di start-up innovative e incubatori certificati, l'atto costitutivo e le successive modificazioni di start-up innovative sono redatti per atto pubblico, ovvero per atto sottoscritto con le modalità previste dall'articolo 24 del decreto legislativo 7 marzo 2005, n. 82.” In breve, non solo le SRL semplificate, ma ora anche le start-up innovative (i.e. SRL, SPA, SAPA e Cooperative con certi requisiti) potranno essere create per scrittura privata (digitale). Dove il governo e la maggioranza che lo sostiene, vorrebbero, se ci riescono, andare a parare mi pare evidente. Giovanni Raimondi