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Di torri (televisive) e altre storie

Il gruppo Mediaset ha lanciato offerte di acquisto della divisione libri di Rcs e delle torri di trasmissione del segnale televisivo oggi di proprietà di Rai Way. Entrambe le operazioni dovrebbero comunque passare al vaglio dell’Antitrust. Scenari possibili e pluralismo editoriale e culturale.

L’OFFERTA PER RAI WAY
Il gruppo Mediaset ha avviato una stagione di grande attivismo, in cui qualche asset potrebbe uscire (il Milan?), ma altri unirsi al variegato panorama del gruppo. Tra questi, le torri di trasmissione del segnale televisivo oggi di proprietà di Rai Way, oggetto di una offerta pubblica di acquisto e scambio, e la divisione libri di Rcs, che si unirebbe al gruppo editoriale Mondadori.
Lasciamo fuori, per una volta, la politica, modo sicuro per “buttarla in caciara” e perdere i contorni delle diverse operazioni. E invece adottiamo una ottica antitrust, visto che su entrambe le operazioni sarà l’Autorità garante a doversi pronunciare.
Partiamo dalle torri di Rai Way. L’idea di creare un unico operatore per la trasmissione del segnale televisivo non è certo nuova: in Inghilterra abbiamo Arqiva, in Francia TdF, analoga situazione in Spagna. Le ragioni di efficienza sono evidenti, dal momento che non è necessario avere più di una rete di trasmettitori per coprire adeguatamente il territorio nazionale. Oggi le reti di Rai Way e di Elettronica Industriale Tower sono in larghissima parte sovrapposte e servono lo stesso territorio. Da questo punto di vista, i guadagni di efficienza di una unione delle due reti si sostanzierebbero principalmente nella rimozione delle torri che duplicano il servizio di trasmissione, e solo in parte minore in un coordinamento tra le due vecchie reti per un segnale migliore.
E d’altra parte l’idea di riunione in capo a un unico operatore le grandi infrastrutture di trasporto si ritrova anche in altri settori incentrati su reti di trasmissione: nel settore elettrico la rete ad alta tensione è stata riunita sotto Terna, nel gas è Snam Rete Gas che svolge lo stesso compito.
Ma in tutti questi esempi l’operazione di concentrazione delle infrastrutture sotto un unico soggetto si è accompagnata alla separazione di questo soggetto dagli operatori che utilizzano la rete per veicolare i propri servizi competendo tra loro. Terna non è partecipata dagli operatori elettrici, Snam Rete Gas è stata recentemente separata da Eni, gli omologhi inglese, francese e spagnolo nell’ambito della trasmissione televisiva non sono proprietà dei broadcasters.
La ragione della separazione societaria è evidente: evitare che il doppio ruolo di venditore di servizi di trasmissione e competitore nel mercato televisivo consenta al soggetto integrato di favorire nel mercato a valle le proprie società televisive a danno dei concorrenti.
Da questo punto di vista, quindi, se l’idea di riunione le reti di trasmissione sotto un unico soggetto ha un senso industriale e permette notevoli economie eliminando le duplicazioni, il soggetto non potrà essere di proprietà di Mediaset né di Rai, né, peraltro, di altri broadcasters. Questa è la semplice logica antitrust che già si applica in altri paesi e in altri settori.
E QUELLA PER RCS-LIBRI
E veniamo ai libri. La situazione dell’editoria libraria è in generale di forte compressione dei margini e di crisi: gli italiani, che tradizionalmente leggono poco, con la crisi hanno ridotto ulteriormente le proprie visite in libreria.
In un settore in difficoltà i processi di concentrazione e razionalizzazione sono una reazione comprensibile e naturale. Ma al contempo vanno gestiti tenendo presente la necessità di non compromettere il gioco della concorrenza. Che non vuol dire solamente il timore che un soggetto dominante, come quello che nascerebbe dalla fusione tra Rcs e Mondadori, possa sfruttare il proprio potere di mercato aumentando il prezzo dei libri e comprimendo gli onorari agli autori, ma anche il pericolo che si inneschino processi cumulativi di migrazione verso gli editori più forti che ulteriormente penalizzino le case editrici minori.
Nella valutazione antitrust di una concentrazione, d’altra parte, uno strumento oggi utilizzato è quello delle dismissioni di quegli asset, nel nostro caso alcune delle case editrici che fanno parte dei due gruppi editoriali, che verrebbero acquisite dagli altri concorrenti, ridisegnando quindi non solo il contorno editoriale del nuovo soggetto, ma consentendo anche nuove opportunità per i concorrenti.
A queste valutazioni antitrust si uniscono poi, per la delicatezza dei settori televisivo e dell’editoria, analoghe valutazioni in termini di pluralismo editoriale e culturale, che non possono che rafforzare la necessità di una separazione societaria di un operatore unico di rete e un utilizzo intenso della cessione di marchi editoriali e case editrici ai concorrenti qualora la concentrazione Rcs-Mondadori venisse approvata.
Una versione dell’articolo è disponibile anche su www.tvsvizzera.it

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Ammortizzatori sociali: cosa va bene e cosa no

  1. Massimiliano Guttadauro

    Gentile professor Polo, una domanda. Nel settore televisivo ogni editore trasmette programmi su una frequenza che gli viene assegnata con concessione. Come puo’ un editore favorire i propri canali a danno degli altri editori considerato che non e’ possibile invadere le frequenze altrui? Grazie

    • Massimo di Nola

      Per Mondadori – Rizzoli credo che il problema più che l’attività editoriale in senso stretto riguardi i canali di vendita (librerie). E’ in libreria che i clienti scelgono ed è l’esposizione in libreria che fa vendere. E credo che tra Mondadori e Feltrinelli in Italia ci sia, di fatto un duopolio. Idealmente servirebbe un qualche forma di “unbundlng” in materia.

    • claudio castelli

      Esiste un problema grande come una casa che si chiama Rai. Dovrebbe essere stata venduta ai privati già vent’anni fa. è il 2015 e siamo ancora qui col canone obbligatorio e la guardia di finanza che ti guata al rientro dal lavoro per intimartene il pagamento. se qualcuno teme un eventuale piano di rinascita democratica io temo di più l’amara realtà di un carrozzone pubblico megafono e mangiatoia di partiti politici a carico del contribuente. una sorta di finanziamento pubblico mascherato. parafrasando Friedman: sono favorevole alla vendita della Rai o delle sue controllate sotto ogni circostanza, e con qualunque scusa, per ogni ragione, non appena sia possibile.

  2. lodovico

    Solo per ricordarle che questa operazione prevede anche uno scambio vicendevole azionario con diluizione della quota di controllo Mediaset……. e RAI….. Potrebbe esser positivo o si devono obbligare per legge Mediaset e RAI a dismettere le loro partecipazioni?

  3. gl lombardi-cerri

    Chissà perché in Italia in quei settori ove la concorrenza non è tecnicamente esercitabile non si adotta la soluzione della società costituita pariteticamente da tutti gli utilizzatori del settore e con una golden share in mano allo Stato?

    • bob

      ..perchè in questo Paese è possibile più che negli altri Paese raccontare balle!! Vogliamo prendere 10 italiani dalla fascia di età 18-70 anni e verificare quanti hanno capito la problematica che ha posto il Tuo quesito?

  4. lodovico

    Siamo tutti contrari ai monopoli, possono ridurre la competizione e di conseguenza l’innovazione o la “qualità”. Controllerebbe circa il 40% del mercato ma Mondadori ha molte collane rivolte ai giovani ed ai bambini, collane di Arte, collane per l’istruzione scolastica o universitarie, etc…… non vedo grossi pericoli, se non l’antipatia per il personaggio che ormai invecchia.

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