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Renzi un anno dopo: fu vera rottamazione?

In un anno di governo, Renzi ha avuto la possibilità di mettere in pratica una delle sue parole d’ordine vincenti: la rottamazione della vecchia classe dirigente. Quanto lo ha fatto davvero? Esaminando gli organigrammi al vertice dei ministeri, solo in piccola parte: meno di un quinto del totale.

È passato un anno da quando il segretario del Partito democratico Matteo Renzi ha sostituito Enrico Letta come primo ministro. Una volta diventato premier, Renzi ha avuto la possibilità di mettere in pratica una delle parole d’ordine vincenti della sua ascesa politica, quella della rottamazione, l’idea di sostituire molti politici, amministratori e burocrati inamovibili in modo da facilitare il cammino delle tante riforme economiche di cui l’Italia ha bisogno da molto tempo.
I MANDARINI DEI MINISTERI
Per capire se la rottamazione che aveva in mente il premier è stata messa in pratica si può guardare che cosa è accaduto negli ultimi 12 mesi alle figure di vertice dei ministeri, a quelli che Renzi spesso chiama i mandarini. Con il governo Renzi è arrivata sul sito di Palazzo Chigi l’Amministrazione trasparente e altri passi sono stati fatti per ridurre la distanza tra i cittadini e il Palazzo. Nonostante questi progressi il raggiungimento della trasparenza nell’accesso ai cv e agli incarichi ricoperti da chi è nominato a svolgere incarichi pubblici è ancora un processo in itinere. Un lavoro certosino nei meandri dei siti dei vari ministeri consente però di arrivare a una stima approssimativa del numero dei mandarini, includendo nella lista – con un margine di incompletezza – le seguenti categorie di dirigenti: capo e vicecapo gabinetto, capo dipartimento, segretario e vicesegretario generale, direttore generale, capo segreteria tecnica, capo e vicecapo ufficio, consigliere.
Il conto assomma a 118 persone. Di queste, solo 36 (il 30,5 per cento del totale, tre mandarini su dieci) ricoprivano lo stesso ruolo già ai tempi del governo Letta. Se non è rottamazione, poco ci manca.
C’è però da dire che tra chi ha rimpiazzato i vecchi mandarini ci sono molti che hanno fruito di un meccanismo che si potrebbe definire di porte girevoli. Molti dirigenti che durante il governo Letta erano incardinati in un ministero o in un altro incarico nello stesso ministero, con il governo Renzi si sono ritrovati a occupare una poltrona diversa ma sempre ministeriale. Se il problema di cambiare verso per davvero è che i mandarini possiedono in maniera esclusiva e custodiscono gelosamente come il più prezioso dei tesori le informazioni che consentono a un ministero di operare, allora ruotarli tra ministeri non risolve il problema. Prima di parlare di rottamazione come di una missione compiuta bisogna quindi conteggiare anche quanti si sono alzati dalla poltrona precedente per accomodarsi su un’altra poltrona in altra sede ministeriale. I dati dicono che si tratta di un piccolo esercito di altre 60 persone.
EFFETTO PORTE GIREVOLI
Se dunque si sommano i confermati nel loro ruolo con i fruitori di questa informale rotazione degli incarichi, la rottamazione effettiva ottenuta dal governo ne esce molto ridimensionata. Gli ingressi di extra-ministeriali negli incarichi apicali dei ministeri scendono a 22. In gran parte provenienti dalle Camere e da altri incarichi negli enti locali e altre istituzioni intermedie. E se i nuovi ingressi sono meno di un quinto del totale, viene da concludere che, malgrado gli sforzi del premier rottamatore, la ragnatela dei mandarini nei ministeri continua a essere un tema di attualità.
CI VUOLE LA RIFORMA DELLA DIRIGENZA PUBBLICA
Del resto, inutile stupirsi: è il modello italiano di selezione della dirigenza che produce inamovibilità. È quindi grave che la riforma della dirigenza pubblica – una riforma che crei una sola lista di idonei in luogo delle due fasce attuali, che reperisca gli idonei in funzione delle loro competenze manageriali e che leghi una parte della remunerazione dei dirigenti pubblici al raggiungimento degli obiettivi – sia da mesi impantanata alla commissione Affari costituzionali del Senato.
Raccolta dati a cura di Vincenzo Baldassarre e Martina Tornari

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  1. rosario nicoletti

    Mi sembra che la rottamazione meglio riuscita a Renzi sia quella sulla “spending review”, inseguita dai vari governi insediati per volere presidenziale. Pare sia sparita tutta la documentazione dell’ultimo revisore, Cottarelli. Se si parla di “trasparenza dell’amministrazione”, non sarebbe opportuno sapere i risultati di queste reviews?

    • Stefano

      Temo che analizzare la “rottamazione” (ammesso che la si possa quantificare con una percentuale) sia fuorviante. Penso che non sia “quanti” capi, segretari, direttori, commisari, presidenti, ecc. ma “quali”.
      Nell’organizzazione, come nel gioco del domino, un persona determina, a catena, la qualità delle persone che sceglie e controlla.
      Ma anche questo non basta, purtroppo. Nell’ente pubblico dove lavoro hanno nominato un nuovo commissario, che ha “rottamato” il precedente (già in età di pensione…). Anche se il nuovo, credo, sia una persona onesta e capace, è “indotto” a operare con capi e capetti scelti dalla precedente gestione. Di fatto tutto come prima. La burocrazia gattopardesca. Sarebbe meglio definire gli obiettivi e valutare i risultati (possibilmente con le percentuali).

  2. Maria Rosaria Di Pietrantonio

    E’ tutta propaganda, si è visto oggi con le liberalizzazioni, non ne hanno fatta neanche una e cassato ancora una volta, per esempio, quella che riguarda le farmacie, i signori del farmaco sono troppo potenti, persino un video con un anziano morto a causa della presunta chiusura di una farmacia di paese (la quale licenza costa milioni di euro per paesi sopra i 1000 abitanti e sui 500 costa 500-600 mila euro e figuriamoci se quello chiude e poi non se ne saprebbe il motivo piuttosto vende e poi le farmacie non si possono chiudere!)le riforme delle professioni non si possono fare , punto. Gli interessi dei ricchi non si possono toccare e si piglia in giro la gente dicendo che c’è un rottamatore che in reatà è un rottatorino, ma ino ino……

  3. Maria Rosaria Di Pietrantonio

    Sentire il governo dire che oggi e’ stato licenziato il decreto Concorrenza con una certa enfasi, sapendo che non sono riusciti a toccare minimanente ne’ notai, ne avvocati, ne’ farmacie,niente che non sia un po’ di fumo, mi fa capire che forse basta dire e pensare di farle le cose per ottenere dei risultati, non farle per davvero,che i cambiamenti veri sono impossibili e che tutto rimane sempre come e’ da secoli , i ricchi e i poveri, quelli che contano e quelli che non conteranno mai niente come noi e che nessuno puo’ farci niente in fondo e ho capito finalmente che i cambiamenti non li fanno i politci ma il tempo e che sono impercettibili nell’arco di una vita, quindi i giovani che hanno delle speranze vadano via, per me nel mondo anglo che rimane il migliore che c’e’ attualmente.

  4. marimé

    direi che avrebbe potuto fare di più. ma soprattutto, cosa aspettiamo a tagliare assurdi privilegi agli EX PARLAMENTARI? A quale titolo un ex parlamentare dovrebbe godere di una pensione se ha un suo lavoro e perdipiù redditizio? a quale titolo ad esempio paghiamo 1.700 € di rimborsi trasporti agli ex parlamentari?

  5. B. Malipiero

    La polemica contro i mandarini, per la precisione, aveva ad oggetto i tanti Magistrati, soprattutto, ma non solo, consiglieri di Stato, incaricati di posizioni dirigenziali di vertice, che realizzano un corto circuito tra politica, amministrazione, e giustizia – tale che ci si trova ad essere al tempo stesso giudici e soggetti del giudizio.
    L’incompatibilità tra la posizione di magistrato, e quella di amministratore è manifesta, ma su questo Renzi non ha fatto granché: soprattutto il Ministero della Giustizia è ancora una roccaforte di magistrati ordinari che perseguono carriere parallele, mentre i loro colleghi meno ammanicati con la politica fanno quello che solo un magistrato può e deve fare: udienze e sentenze.

  6. Maria Rosaria Maione

    La risposta è negativa !

  7. Maria Rosaria Maione

    Il premier ha rottamato i politici del partito cui dice di far parte con volti nuovi e giovani che si limitano ad eseguire ciò che viene imposto dall’alto e a fare eco di sue idee e proposte con coro unanime.Nulla è cambiato in altri campi dove amministratori ,dirigenti hanno solo cambiato poltrona a discapito delle competenze acquisite .Certo ciò non favorirebbe l’intento di agevolare l’iter delle riforme .Ha resuscitato un B. ,ormai fuori di scena elevandolo a padre costituente in riforme della Costituzione.Dove sono finiti il tanto atteso conflitto di interessi da tutti invocato ,il taglio degli assurdi privilegi dei parlamentari ed ex e con l’approvazionedel decreto Concorrenza non ha neppure sfiorato classi sempre agevolate…Avrebbe dovuto ,prima di avviare un discorso sulle riforme ,cercare di riportare nel Pd non dico unità di intenti ma una possibile serenità di dialogo e un’apertura seria verso le opposizioni .E’ facile procedere ,come accaduto in precedenza ricorrere a continui decreti per disarmare l’ostruzionismo e il dissenso Vedremo nel concreto i risultati di questa rottamazione
    ed in particolare della riforma del mercato del lavoro.

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