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  1. marcello Rispondi
    Il grafico rappresenta chiaramente quello che è accaduto e anche perchè è accaduto. La germania unico paese con prezzi sostanzialmente stabili, ha potuto neneficiare, a parità di condizioni, di un aumento del costo del lavoro nominale del 15%, di cui 2,5% reale. Inoltre a parità di offshoring e outsourching con l'Italianel 2009 anno di contagio europeo della crisi dei subprime il tasso di crescita è stato doppio della media UE perchè l'area di fornitura di beni intermedi della Germania è fuori dell'eurozona e perchè a partire dal 1990 la Germania si è riposizonato in un segmento del mercato di maggiore valore aggiunto. La Germania è l'outlier dell'UE e le politiche restrittive che hanno fatto crescere per un lustro il valore internazionale dell'euro hanno favorito solo Berlino che ha cannibalizzato i competitor continentali, soprattutto la Francia. La Merkel non rappresenta gli interessi dell'eurozoana ma queli tedeschi.
  2. Maurizio Cocucci Rispondi
    L'altro giorno assistevo ad una trasmissione televisiva, un cosiddetto talk-show, in cui alcuni politici davano la responsabilità della crisi all'euro, altri invece di riflesso sostenevano l'inconsistenza di questa tesi. Collegati poi all'esterno una rappresentanza di imprenditori. Lo stesso è avvenuto ed avviene in altri programmi simili, dove anche economisti sono divisi sul dare o meno all'euro la principale responsabilità. L'aspetto però curioso è che una volta che si da la parola agli imprenditori, ed in particolare a quelli che esportano una parte consistente della produzione e quindi sono più direttamente coinvolti dall'effetto valuta, ribadiscono sempre le stesse cose: i problemi per loro sono le tasse, la burocrazia, la giustizia. Poi a seguire anche il costo del lavoro, ma ben dopo. L'euro? Il più delle volte non è nemmeno menzionato. Una volta tornati in studio ecco che nuovamente politici ed economisti, come se non avessero ascoltato la valutazione di chi l'economia la fa davvero e non la rappresenta solamente, riprendono a discutere su euro si, euro no. Insomma chi conosce bene l'effetto che esercita la valuta e quello del cambio in quanto ha memoria storica delle svalutazioni degli anni '70, '80 e l'ultima del 1992, sostiene a gran voce che i problemi sono altri, ma purtroppo a quanto pare sono voci inascoltate.
  3. Alessandro Pescari Rispondi
    I risultati del Pil rispecchiano un paese bloccato. Al di lå della delega fiscale (utile in teoria, ma in pratica oggetto di tanti compromessi al ribasso), anche l'attuale governo non riesce ad imprimere una sostanziale svolta nell'economia reale. E' evidente a tutti che se un paese manifatturiero come il nostro, che sconta un cuneo fiscale mostruoso, così come la tassazione (tax rate maggiore di 30 punti rispetto al benchmark EU), quando pensiamo di tornare a crescere? Il segnale importante doveva essere un serio e reale taglio alla spesa improduttiva (e di tutti gli sperperi/privilegi), ma ció è finita nuovamente nei cassetti della politica. I risultati sono sotto gli occhi di tutti, dal 2008 al 2014: oltre 80.000 imprese fallite (escluse le altre procedure concorsuali/liquidazioni volontarie) e 1.000.000 di posti di lavoro distrutti.
  4. Maurizio Cocucci Rispondi
    I segnali di una ripresa per quest'anno ci sono, oltre alle premesse dovute al calo dell'euro, al ribasso del prezzo delle materie prime e di una crescita dell'economia mondiale. Le nostre esportazioni dipendono molto dall'area euro ed il fatto che l'economia tedesca abbia smentito i timori apparsi la scorsa estate è rassicurante. Faccio notare comunque che il rapporto debito PIL tedesco è stimato circa al 76% (se non qualcosa meno) per il 2014 ed era il 76,9% nel 2013. Concordo sulla nostra necessità impellente di riforme strutturali che riducano la spesa pubblica e contemporaneamente la ottimizzino. In Germania la spesa federale (non quella effettuata dai Länder) per educazione e ricerca è passata dal 3% della spesa complessiva nel 2006 a circa il 4,7% nel 2014. Una tendenza che è anche quella nelle intenzioni del governo Renzi. La spesa federale è scesa dai 307,8 mld di euro del 2013 ai stimati 295,5 mld del 2014 (fonte Ministero delle Finanze Federale), segno che si può conciliare rigore dei conti e crescita se eseguita adeguatamente. Per la Spagna (che le riforme le ha già fatte come correttamente riportato) si registra una crescita ininterrotta dell'occupazione dall'inizio del 2014 e parallelamente una diminuzione della disoccupazione. E' anche vero che i salari in Spagna sono diminuiti recentemente in termini reali e questo ha influito positivamente sulla competitività però lo stesso ad esempio è avvenuto in Gran Bretagna nonostante la crescita ancora più sostenuta.
  5. Adelmo Rispondi
    La delega fiscale è solo un pannicello caldo che servirà a ben poco se non si attueranno le riforme di cui questo paese ha bisogno. Tutti sanno quali sono, ma non si faranno mai perché c'è la volontà assoluta di non farle perché nuocerebbero ai poteri forti.
  6. Dario Rispondi
    Senza unire una potente liberalizzazione dell'economia, esempio abolendo corporazioni, come quelle notarili ed avvocati, che spremono cittadini ed aziende, ritengo che le manovre fiscali alla fine non daranno gli esiti auspicati.
  7. Salvatore Rispondi
    Ma chi sono quei pazzi che fanno investimenti industriali in Italia con il livello di corruzione da primato mondiale e criminalità organizzata che ci ritroviamo?
  8. Fulvio Rispondi
    Concordo con Lei sulla critica al rinvio della delega fiscale. Come si possono sintetizzare in poche righe i vantaggi della delega fiscale per l'economia? Può indicarmi un su articolo in tal senso?
    • francesco daveri Rispondi
      Ci provo. La delega fiscale dà mandato al governo di emettere vari decreti legislativi in materia fiscale negli ambiti più disparati (dalla riforma del catasto a misure anti-evasione fino al riordino di irpef, ires e iva). L'idea del governo è quella di farsi dare una delega per promuovere una forte semplificazione del rapporto tra fisco e contribuente, ad esempio consentendo una compensazione di crediti e debiti dei contribuenti con il fisco. Non sarà la rivoluzione fiscale di cui l'Italia avrebbe bisogno (per quella serve che scenda la spesa pubblica) ma andrebbe nella giusta direzione. Perché rinviarla all'estate?
      • bob Rispondi
        Lei dice: Non sarà la rivoluzione fiscale di cui l'Italia avrebbe bisogno (per quella serve che scenda la spesa pubblica" e si domanda: "Perché rinviarla all'estate? Prof.re io credo che in questo Paese sia giunta l'ora di guardarsi negli occhi e di non prendersi più in giro....non ne abbiamo più tempo! Lei con una affermazione e un interrogativo non poteva meglio illustrare come è la reale situazione. Vogliamo dircelo con sincerità che in questo Paese è in atto una subdola "Lotta di Classe" ? Una immensa classe burocratica che vive su regole, postille, ricorsi, leggi etc e su queste ha fondato i propri privilegi non credo che farà mai passare nessuna semplificazione. Se a tutto questo aggiungiamo che siamo in un Paese con almeno 10 livelli legislativi partendo dallo Stato centrale all'ultima circoscrizione, credo che Lei intuisce cosa ne viene fuori. 85 giorni per aprire un negozio. 42 fogli protocollo riempiti per una gara di 10 mila euro nella P.A. le può sembrare cosa da Paese normale? La pregherei di rispondere anche a me per capire se è una mia ossesione o no!