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  1. Franco Bianco Rispondi
    E' opportuno chiarire la differenza fra "posizione lavorativa" e "unità di lavoro". La prima: "E’ definita come un contratto di lavoro, esplicito o implicito, tra una persona e un'unità produttiva residente finalizzato allo svolgimento di una prestazione lavorativa contro corrispettivo di un compenso". La seconda: "Le posizioni lavorative a tempo parziale (principali e secondarie) sono trasformate in unità di lavoro tramite coefficienti ottenuti dal rapporto tra le ore effettivamente lavorate in una posizione lavorativa non a tempo pieno e le ore lavorate nella stessa branca in una posizione a tempo pieno". L'imbroglio che viene sfruttato (per esempio, da Renzi e dai suoi sodali) è quello di citare i dati dell'occupazione utilizzando le "posizioni lavorative", per cui quattro persone che lavorano due ore al giorno figurano come quattro occupati, mentre invece essi, tutti insieme, realizzano una sola "unità di lavoro". Vedere GLOSSARIO ISTAT a http://www3.istat.it/dati/dataset/20110620_00/glossario.pdf
  2. Donato Speroni Rispondi
    Due osservazioni. La prima per segnalare un banale errore. Fino all'inizio del 2014 era in carica il Governo Letta, quindi il contributo positivo all'occupazione derivava semmai dagli interventi dei ministri precedenti a Poletti. Il secondo punto è una richiesta di chiarimento. Come mai le Unità di lavoro, che dovrebbero indicare la quantità di lavoro necessaria a tempo pieno per produrre il Pil, indicano costantemente una cifra superiore agli Occupati che come sappiamo comprendono anche il lavoro part time? Non dovrebbe essere il contrario? Grazie
    • blokkkkko Rispondi
      Rispetto alla seconda domanda: le serie mostrate sugli occupati differiscono anche perché le fonti su cui si basano hanno come riferimento due popolazioni diverse. La prima ha come riferimento la popolazione interna, ossia sono gli occupati residenti in Italia, i quali possono essere occupati anche fuori dall'Italia... nella seconda il riferimento è nazionale, ossia sono tutti gli occupati in italia indipendentemente da dove risiedano.
    • bruno anastasia Rispondi
      Qualche commento ai commenti. Le ragioni delle differenze tra serie occupati e serie unità di lavoro sono diverse. Gli occupati sono tratti dall'indagine mensile sulle forze di lavoro, le unità di lavoro dai dati di contabilità nazionale che includono una stima robusta anche del lavoro sommerso/irregolare. Anche a parità di universo comunque i valori esposti possono risultare divergenti: se i doppi lavori e gli straordinari sono più diffusi del part time avremo che le unità di lavoro superano gli occupati, l'opposto accade nel caso contrario. Quanto ai numeri citati nel dibattito pubblico (dal premier come dai TG): in genere non si fa riferimento né alle posizioni di lavoro (contratti, posti di lavoro) né alle unità di lavoro ma agli occupati (teste) perché sono la grandezza rilevata dall’Istat con l’indagine sulle forze di lavoro, l’unica disponibile a livello mensile. Non c’è dunque nessun imbroglio, solo che i dati mensili consentono indicazioni di massima e per scavare dentro le evoluzioni del mercato del lavoro servono anche altre analisi e altre informazioni, indisponibili però con la medesima tempestività.
  3. Giovanni Teofilatto Rispondi
    La massa monetaria di espansione delle economie tecnologiche esigono una distribuzione solidaristica del capitale umano. In altre parole la nuova occupazione, pieno impiego, è attualizzata da un reddito di Stato per le generazioni in contrasto con l'efficienza produttiva data la tecnologia è crescita economica.
  4. GIORGIO PADOAN Rispondi
    I dati mensili a mio modesto parere sono indispensabili ma debbono essere "completi" cioè non basta dare solo i disoccupati ma sempre anche il numero degli occupati. il tutto confrontato con i dati del miglior paese in Europa, la Germania.. solo in questo modo si vivono i numeri per il peso che hanno