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  1. bob Rispondi
    la disinformazione sistematica e direttamente proporzionale al livello di cultura del Paese che la pratica. Il Paese (unico) con 4 quotidiani sportivi, con un numero esageratamente impressionante di tv private, con quotidiani "politici" che non vendono una copia etc. ma con il più basso numero di coloro che leggono un libro, con il più basso utilizzo di Internet per lavoro, con territori in cui si viaggia con punte di analfabetismo pari al 10-15%. Tutto questo contrasta in maniera evidente con interi settori ( edile, agricoltura, ristorazione) dove italiani non sono più presenti. L' equazione ci dice che burocrazia e politica la fanno da padroni , quindi un mondo fittizio che solo con la disinformazione può reggersi ancora
  2. Giulio Fedele Rispondi
    Assenza di una cultura della valutazione? Non sarebbe più appropriato paralare di dilettantismo? O, meglio ancora, di assenza di una cultura della correttezza?
  3. Michele Rispondi
    E' imbarazzante l'ignoranza che c'è in Italia. Ed è ancora più imbarazzante che chiunque, addirittura un ministro, possa manipolare in maniera così evidente e subdola dei dati oggettivi.
  4. Domenico Rispondi
    Perché si deve dave credito a quello che dice un ministro? Tutti sanno e/o possono sapere come si determina il tasso di disoccupazione, volendo si può andare anche su internet per scoprirlo, non è necessario consultare un testo di macroeconomia. Se il tasso di disoccupazione è dato dal rapporto tra occupati e popolazione attiva, mi domando e dico perché, ad un telegiornale, devo sentir dire da questo "ministro" che la disoccupazione è aumentata solo perché più persone cercano lavoro .... Allora mi domando nuovamente: perché si deve dave credito a quello che dice un ministro?