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  1. Michele Rispondi
    Articolo interessante, ma la cui logica sottostante non mi è molto chiara. L'analisi vuole approfondire quanto contribuisce l'immigrato regolare.Regolare. Ora , tra gli immigrati regolari, soprattutto considerando l'UK, ci sono tantissimi che lavorano a Londra, nel finance, e che arrivano da tutta Europa e da tutto il mondo. Le stesse università (da cui poi entreranno nel mondo del lavoro) sono molto più internazionali, e attraggono i migliori (l'Erasmus è un'altra cosa). Come è stato già fatto notare, sarebbe interessante replicare lo studio per altri paesi europei, in primis l'Italia. In secondo luogo, sarebbe da fare uno studio analogo sugli irregolari, per poterlo comparare.. Trovo corretto invece non considerare l'età come fattore discriminante (è un dato di fatto da tenere in considerazione, che anzi aiuta a capire meglio il perchè).
  2. AM Rispondi
    Purtroppo la situazione italiana riguardo all'immigrazione è significativamente diversa da quella del Regno Unito, soprattutto con riferimento alla qualità dell'immigrazione
  3. Leon Rispondi
    Uno dei tanti articoli pro immigrati che subdolamente vuole convincerci che l'immigrazione fa bene sempre e comunque.Quanti britannici non lavorano "per colpa " degli immigrati ( e , al contrario dell'Italia, costano , perché visto che l'UK è un paese civile e c'è il reddito minimo garantito e altri benefit) ? Quel costo per i disoccupati sarebbe in percentuale minore , se ci fossero più occupati, ma questo non viene detto. E non solo : i contributi sarebbero maggiori senza concorrenza al ribasso degli immigrati e lavoro nero...Poi, altra cosa : si dipingono i "nativi" come un costo, sempre dal punto di vista capitalistico , chi costa meno va bene, chi si fa sfruttare più facilmente va bene, chi, "nativo", pretende il riconoscimento dei suoi diritti, è un male, perché "costa".E poi , ammesso e non concesso ( per i motivi scritti sopra che mi appaiono chiari e che "completano" l'articolo dal punto di vista economico, perché le cose le dobbiamo dire tutte, non solo quelle che ci convengono) , che vogliamo prendere per accettabile questa sua analisi, il "capitale umano " che portano è anche la delinquenza ( ammettiamo pure questo) ? Lo sfruttamento del territorio dovuto a un eccesso o comunque a un aumento di popolazione ? E potrei continuare..
    • sottoscritto Rispondi
      Gli immigrati non tolgono il lavoro a nessuno, chi ha studiato economia politica lo sa. E' invece vero che nel lungo periodo portano a diminuire il salario medio. Dunque affermare che ci sono più cittadini del Regno Unito disoccupati a causa dei lavoratori immigrati è una falsità. Non mi pare che i nativi vengano dipinti come un costo, semplicemente l'autore analizza dei dati. I nativi avendo un'età media più alta necessitano di più cure e di conseguenza costano di più al sistema sanitario. Gli immigrati invece sono mediamente giovani quindi in salute, lavorando contribuiscono alle entrate con le tasse e il loro contributo è maggiore del loro costo. L'autore parla di immigrati regolari che non portano delinquenza. Inoltre, come spiegato nell'ultimo paragrafo, si tratta principalmente di persone qualificate cioè un guadagno per il paese che le ospita.
      • Leon Rispondi
        Che non tolgano il lavoro ai nativi è una vostra opinione, una vostra auto-rassicurazione. Certo, i famosi "studi" che lei cita ( troppo facile dire "tutti i manuali dicono così, ma vabbé) 1 sono fatti molte volte da economisti vicini agli imprenditori o comunque di idee iperliberiste. Chi è che ci guadagna con concorrenza al ribasso e lavoro nero? 2 Se non dipinge i nativi britannici come "costo" allora cosa fa? Certo, gli immigrati sono più giovani e quindi usufruiscono meno del SSN ( e anche qui ci sarebbe da dire: i ricongiungimenti familiari. I parenti anziani che si ricongiungono forse non sono stati contati), quindi i nativi che invecchiano, costano, quindi...scusate se invecchiano i nativi..poi rimane sempre valido il discorso scritto sopra. Se in un lavoro X al posto dell'immigrato ci fosse un nativo, nel medio-lungo periodo ( e anche nel breve direi) i contributi sarebbero maggiori visto che i nativi pretendono condizioni di lavoro migliori, oltre al fatto che il lavoro nero diminuirebbe. Certo ,a voi immigrazionisti e ai vostri amici imprenditori questo discorso non sta bene, ma chi se ne frega aggiungerei.. Oltre, come detto, del consumo del territorio e della sovrappopolazione (in Svizzera ci sarà un altro referendum il 30/11), e dei consumi: meno immigrati=meno rimesse= più € che rimangono=più consumi=più economia che gira.
  4. lallo Rispondi
    Per far statistiche si posson considerare solo immigrati REGOLARIZZATI (gli irregolari sono trasparenti, e dunque impermeabili, a qualsivoglia analisi statistica seria). Per i regolari non si capisce il senso di questa analisi (a meno di non considerare una potenziale sproporzione, a lorofavore, dei nuclei familiari aventi diritto a welfare) dato che il rapporto costi-benefici non dovrebbe variare a seconda della nazionalità all'interno delle normative ufficiali del mercato del lavoro. Il COSTO dei clandestini, invece, che, ripeto, non è minimamente valutabile se non con ipotesi imbarazzanti, parte dall'economia in nero che essi favoriscono (esssendo inesistenti per lo stato) per proseguire coi costi della sanità di emergenza (a cui possono accedere) e sopratutto, la concorrenza sleale sul mercato del lavoro che essi stessi introducono. Stipendi che si abbassano anche per gli aventi cittadinanza (o ti accontenti di meno o subisci la concorrenza definitiva del lavoratore in nero -artigianato, piccoli servizi) che produce meno gettito per lo stato a parità di occupati e prestazioni (cittadini) da gestire.
    • sottoscritto Rispondi
      La colpa del lavoro nero va attribuita principalmente ai datori di lavoro che approfittano della posizione di debolezza dei clandestini per sfruttarli e risparmiare. Accettano le condizioni soltanto perchè hanno necessità di lavorare. La sanità fornita ai clandestini è solo quella d'emergenza che influisce minimamente sui costi. Essendo in gran parte giovani e in salute i clandestini necessitano di poche cure mediche. In ogni caso l'articolo parla di immigrati regolari, a mio avviso il commento è fuori tema.
  5. PGiorgio Visintin Rispondi
    Nel conto economico fatto manca la valutazione del minor costo per il Sistema Sanitario Britannico del fatto che gli immigrati hanno una età notevolmente giovane, questo comporta naturalmente una migliore salute ED UN MINOR COSTO. Credo che la stessa cosa capiti in ITALIA, con grosso modo gli stessi numeri di RISPARMIO.
  6. Giorgio Agresti Rispondi
    Il contributo dei nativi è stato corretto per l'anzianità, o si comparano giovani immigrati con abitanti locali anche anziani? Nel secondo caso, quest'analisi è priva di logica.
    • sottoscritto Rispondi
      La logica è chiarissima, si comparano immigrati con cittadini del Regno Unito. L'autore mette in evidenza che il contributo degli immigrati tramite le tasse è maggiore dei costi che la sanità sostiene per loro. Gli immigrati sono mediamente giovani, per questo necessitano di poche cure e costano poco al sistema sanitario. Sarebbe privo di logica correggere per l'anzianità perchè il numero di immigrati anziani è irrisorio.