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  1. Claudio B Rispondi
    Concordo con gli autori che l'accordo è poco ambizioso, però devo ammettere che lo ritengo sensato. Ci sono infatti due criticità: (1) da più di 10 anni l'UE cerca di essere frontrunner nel ridurre le emissioni e sperare di essere seguita da gli altri. I risultati sono stati molto molto scarsi. La strategia ha perso di credibilità e forse non ne vale la pena. Sappiamo tutti che i cambiamenti climatici si evitano solo e soltanto con un accordo con Cina e Stati Uniti. (2) c'è davvero troppa incertezza su quale sia l'entità dell'effetto positivo di queste politiche in termini di occupazione e PIL. Se per creare qualche decina di migliaia di nuovi posti di lavoro in un settore ne dobbiamo affossare altri, allora dobbiamo chiarirci le idee. Il punto cruciale è che non è vero che le tecnologie "verdi" sono il futuro e quelle "marroni" sono il passato. Lo sono solo in termini di politica ambientale. Le politiche climatiche devono allora essere giustificate per quello che sono: politiche contro i cambiamenti climatici, che hanno importanti cobenefit ambientali ma incerti cobenefit economici.
  2. christian Rispondi
    A mio avviso, una delle informazioni più chiare che si può trarre da questo accordo è un ulteriore allontanamento, dei singoli paesi della comunità europea, da una visione ed uno spirito comunitario. Ovviamente alcuni paesi hanno un interesse a gestire il proprio mix energetico in una visione anche strategica, cosa che l'Italia non ha (quasi) più fatto dalla morte di Mattei, mentre si perde l'occasione di stimolare l'innovazione ed il perseguimento di una migliore efficienza energetica (ovvero, alla fine, economica). L'Europa non "rinuncia alle grandi ambizioni", l'Europa non può più avere grandi ambizioni se continua su questa strada. politiche ed obiettivi comuni necessitano anche sforzi comuni che siano equamente ricompensati. a mio avviso avrebbe dovuto, ma non ha potuto e non potrà fare di meglio in futuro.
  3. Confucius Rispondi
    Come al solito, ogni paese dell'UE persegue i propri interessi di bottega e gli obiettivi si scelgono dopo un "mercato delle vacche" simile a quello del deficit italiano (0,1 %; no!, 0,5 %; no!, 0,3%; d'accordo per 0,25%!). Che gli obiettivi siano riduttivi mi sembra coerente con il fatto che l'Europa si avvia ad essere fortemente ridimensionata come potenza economica a livello mondiale. E' quindi inutile "fare i Pierini" quando i veri responsabili dell'incremento della CO2 (USA, Cina ed India in primis) fanno orecchie da mercante ad ogni sollecitazione alla riduzione delle emissioni e quando gli impegni presi ai vari summit sull'ambiente sono relativi al 2050, anno nel quale nessuno dei sottoscrittori sarà più in attività (ammesso che sia ancora vivo). Quanto al fatto che l'obiettivo del 20-20-20 sia coerente con un aumento della temperatura globale inferiore a 2 °C, mi piacerebbe sapere a quale modello matematico la UE abbia fatto riferimento ed a quale anno risalga, visto che la comunità scientifica non è ancora unanime sulla teoria che i gas serra di produzione antropica siano effettivamente la causa dell'incremento della temperatura globale (pare che le sonde abbiano registrato un incremento della temperatura media anche su Marte, dove sicuramente non ci sono emissioni antropiche!). Non vorrei si ripetesse quanto già accaduto con i modelli economici, dove ci si è impiccati al valore di deficit del 3 % senza sapere di preciso in base a quale ragionamento sia stato scelto.