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Il Punto

Dieci buoni motivi (in ordine di importanza) per bocciare il progetto di mettere il Tfr in busta paga. E un Dossier con gli interventi pubblicati su questo sito.
Fa bene il ministro dell’Economia Padoan a sfidare la Commissione europea sulle stime dell’output potenziale dei paesi membri e, particolarmente, del nostro. Perché calcolato con metodi sofisticati ma con una notevole dose di arbitrio. Cerchiamo di capire come reagirà l’Europa alla decisione unilaterale di Italia e Francia di non rispettare gli obiettivi del Patto di stabilità e crescita non solo sul debito, ma anche sul disavanzo. Quali le procedure previste? Con quali tempi? E le eventuali sanzioni?
Per i suoi studi sulla regolamentazione e il potere dei mercati Jean Tirole è il Nobel 2014 dell’economia. Il suo grande merito è stato quello di utilizzare la teoria dei giochi per capire le interazioni fra imprese. È stato, tra l’altro, autore con Olivier Blanchard (oggi capo economista al Fmi) di una proposta di riforma del lavoro in Francia con contratto unico a tutele progressive.
L’euro è una trappola? Un confronto tra Hans-Werner Sinn e Massimo Bordignon.
Una replica di Stefano Patriarca, autore di “Tfr in busta paga?”, al commento di Michele Tronconi e ad altri interventi sul tema.

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Equilibrismi tra conti nazionali e regole europee*

  1. Daniele

    Mentre molte delle cose che scrivete sul TFR sono sacrosante, vi prego non parlate anche voi del TFR come “liquidità aziendale”. il TFR non puo’ e non deve essere considerato come liquidità. E’ dei dipendenti, punto. Per avere liquidità ci sono altri mezzi, in primis attraverso il debito. L’idea che i lavoratori con il loro TFR debbano finanziare l’azienda non sta né in cielo né in terra. Se cosi dovesse essere, allora i dipendenti dovrebbero dare il loro eventuale accordo, e nel caso beneficiare degli eventuali ritorni sugli investimenti – o soffrire le perdite nel caso in cui gli investimenti non risultassero efficaci.

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