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  1. rob Rispondi
    credo che il problema sia più complesso . Almeno per l' Italia, prima di parlare di prezzi negativi o marginale etc. sarebbe da fare una valutazione di come possiamo crearci una autosufficienza energetica. Con che cosa! In che modo! Ponendo però questo quesito inevitabilmente non possiamo non valutare un altro aspetto: cosa fa l' Italia in termini di ricerca su energie alternative? Cosa fa in termini di ricerca generale? Quale piano- industriale abbiamo per i prossimi 30 anni? Vogliamo rimanere il Paese che fa l'asticelle degli occhiali e i lingotti di ghisa o pianificare ( come dovrebbe fare un Paese come il nostro) su tecnologie di alto livello e futuristiche ( che poi tanto futuristiche non sono)? Se ci illudiamo di affrontare il mondo con le star -up, frutto di sporadiche e lodevoli iniziative, ma senza un piano economico-industriale che fa della ricerca-industria il connubio vincente, saremo un Paese che utilizzerà il carbone che la Germania scarta. La sentina d' Europa.
    • edoardo beltrame Rispondi
      il problema non è assolutamente complesso. si tratta di fare quello che avremmo dovuto fare prima d'incentivare a pioggia le rinnovabili e cioè, capire come il mercato avrebbe reagito e prevedere da prima la possibilità che il prezzo potesse girare in negativo, come hanno fatto i tedeschi. Noi dobbiamo ridurre il costo dell'energia elettrica, come dice il premier, e dovremmo cominciare da qui, senza toccare gl'incentivi!
      • rob Rispondi
        Gli incentivi a pioggia è classico di un paese "sudamericano". E' "normale" che in un Paese senza alcun piano energetico - industriale che detta linee guida e obiettivi si faccia questo tipo di politica. Coloro che firmano questi incentivi appena usciti da Montecitorio si incontrano con l'amico per dirgli di mettere su in fretta e in furia una srl per prendere gli incentivi: solo e unico obiettivo. Se ci fossero progetti più complessi e più impegnativi la cosa sarebbe diversa. Ma di cosa parliamo?
    • Rinaldo Sorgenti Rispondi
      Il carbone che la Germania scarta??? Ma in che favola? La Germania, molto più furba e speculativa dei “ricchi italioti” produce ben il 42% dell’elettricità dal Carbone (e preme perchè gli altri spendano fortune come incentivi per le rinnovabili), mentre i “furbi” italiani usano il carbone come fosse “zafferano” (per produrre elettricità ben 7 volte meno dei tedeschi! E ad un prezzo ben maggiore per i consumatori ed un rischio strategico molto maggiore). Così facciamo meno concorrenza e meno paura! Evviva la stupidità speculativa degli “paeudo-ambientalisti"!
  2. Rinaldo Sorgenti Rispondi
    Ottima la riflessione di Simona Benedettini e Carlo Stagnaro. Indovinate chi (in particolare) si oppone a tale opportuna innovazione ???
  3. edoardo beltrame Rispondi
    venerdì scorso: al sud 5 ore a zero e al nord una media di 80€/MWh ! di che cosa stiamo parlando ??
  4. Francesco Rispondi
    Articolo potenzialmente molto interessante che però dà per scontata la conoscenza di aspetti tecnici non di conoscenza comune. Vi invito a sviluppare l'argomento in modo più divulgativo. Grazie
  5. Paolo Rispondi
    Prima di ragionare di prezzi negativi e priorità di dispacciamento sarebbe opportuno accorgersi dell'elefante nella stanza, ovvero il meccanismo del prezzo marginale che vige sul MGP italiano (e di cui non si ha traccia su alcun altro mercato europeo, almeno a quanto mi risulta). Per effetto di tale meccanismo, in Italia gli offerenti sul MGP sono tutti remunerati al prezzo dell'offerta più alta accettata (se A offre 10 B offre 20 e C 30 e il gestore del mercato accetta le offerte di A e B, anche A verrà pagato 20). E' evidente che tale meccanismo (che ha comportato fino ad oggi costi più alti per i consumatori, ma soprattutto ingiustificati extraprofitti per le centrali a carbone, che il consumatore paga come se fossero alimentate a gas, annulla qualsiasi tipo di riforma in tema di priorità di dispacciamento: alle rinnovabili basterebbe offrire a zero (come già oggi fanno) per essere certe di venire remunerate al prezzo marginale più alto, quindi la priorità di dispacciamento resterebbe comunque nelle loro mani. L'abolizione del prezzo marginale più alto avrebbe effetti enormemente maggiori di quelli del prezzo negativo per una manciata di ore, come è dimostrato dal recente crollo dei prezzi sulla borsa (dovuto al fatto che per molte ore la tecnologia marginale è oggi il carbone e non il gas). E' questa la vera riforma da chiedere a gran voce, per smettere di taglieggiare i consumatori.
    • carlo Rispondi
      @paolo Non mi pare proprio che siamo gli unici a usare la fissazione del prezzo al costo marginale. http://www.nordpoolspot.com/How-does-it-work/Day-ahead-market-Elspot-/Price-formation-in-Nord-Pool-Spot/ E poi gli extraprofitti eventuali devono servire a segnalare un'opportunità di modifica del parco produttivo. Infine se la scelta di politica economica è quella di indurre il carbone ad uscire dal mercato questo lo si ottiene meglio con una tassa ambientale (o con un mercato dei permessi di emissione messo in condizione di funzionare).
      • carlo Rispondi
        Per evitare equivoci sul post precedente: Carlo, ma non Stagnaro.
        • Paolo Rispondi
          La scelta politica attuale è quella di far pagare al cittadino il MWh prodotto da carbone come se fosse stato prodotto con l'assai meno inquinante gas, per mettere il sovrapprezzo risultante nelle tasche di chi esercisce le centrali coal-fired. siamo in buona compagnia in europa in quanto a sostegno (diretto o indiretto) allo sviluppo del carbone, e ciò dimostra tra parentesi come buona parte delle chiacchiere in tema di "riduzione delle emissioni" siano appunto soltanto chiacchiere. Ma ciò per paesi che sul carbone ci galleggiano, come la germania, ha almeno un senso in termini di sicurezza degli approvvigionamenti, per l'italia invece è solo autolesionismo. Ringrazio per l'informazione sui paesi del nord pool (mercato su cui comunque il prezzo medio è quasi metà del nostro PUN...) che a loro volta adottano il prezzo marginale più alto, ma non mi sembra che ciò modifichi la sostanza del ragionamento: l'effetto del possibile prezzo negativo sarà comunque quasi totalmente "mascherato" dal prezzo marginale, che se permarrà permetterà alle rinnovabili di offrire a zero e avere comunque la priorità di dispacciamento anche togliendola normativamente. Non si chiede di far uscire dal mercato il carbone (magari...), ma soltanto di pagarlo quello che costa veramente, visto che il consumatore già lo respira, e non è poco; per farlo, (basta e) bisogna passare al pay as bid.
          • Rinaldo Sorgenti
            L'abituale "luogo comune" del confronto tra Carbone e Gas nella generazione elettrica è magnificato nel commento qui sopra. Eppure non sarebbe difficile approfondire il tema e considerare che quello che conta sono le moderne tecnologie di generazione elettrica che consentono, anche nel caso del carbone, di prevenire i problemi emissivi che qualsivoglia combustione comportano. Se poi, l'attenzione si riferisce alle emissioni di CO2 (o meglio dovremmo dire GHG, quindi anche degli altri relativi Gas ad Effetto Serra), basterebbe andare ad approfondire la situazione che riguarda le emissioni "pre-combustione", vale a dire quelle relative alle fasi di estrazione dei combustibili dal sottosuolo, in particolare quelle relative al Gas Naturale. Poi, infinem un'opportuna riflessione sul parametro di equivalenza tra CO2 e CH4 in termini di G.W.P., magari considerando un arco temporale più consono alla declamata urgenza di intervenire (!), allora se ne scoprirebbero delle belle.
    • alessandro Rispondi
      Tutte le borse europee sono organizzate con il sistema del marginal cleaging price, cerchi di informarsi prima di scrivere stupidaggini. Per quanto riguarda il pay as bid questo non da alcuna certezza di spostare il "benessere sociale" verso i consumatori, perchè i produttori cambierebbero le strategia di offerte allineandosi alle loro aspettative di prezzo marginale, ovvero offrirebbero tutte le tecnologie più economiche con prezzi simili a quelli del gas, la cosa comportarebbe solo un uso poco efficiente delle risorse.
      • Paolo Rispondi
        Ringrazio per l'insulto. In effetti, il concetto per cui siccome il risultato potrebbe essere solo parziale, l'azione non va intrapresa affatto, sfugge alle mie limitate capacità. @rinaldo: nei miei due messaggi l'espressione "CO2" non compare mai. considero limitante affrontare il discorso in termini solo di CO2 e altrettanto solo in termini di effetto serra: l'impatto ambientale va ben oltre, e gli effetti delle emissioni si traducono anche in acidificazione, eutrofizzazione, spargimento di ceneri radioattive, malattie polmonari croniche e letali,e molto altro, come sanno bene gli abitanti e gli agricoltori vicini ai luoghi dove il carbone viene impiegato (da taranto a vado ligure, da brindisi a torre valdaliga). le "moderne tecnologie" di carbon capture, che per la cronaca fino ad oggi sono state applicate solo grazie a generosi sussidi europei, non frenano certo gli effetti collaterali, con buona pace dello sforzo "scientifico" volto a convincerci che il carbone è meglio pure del parmigiano. chi è felice di respirarlo continui pure a difenderlo, tuttavia è notizia di oggi che ENEL ha posto fine alle illusioni di riconvertire a carbone porto tolle: ciò fa comunque ben sperare.
  6. Alessandro Rispondi
    Incentivare la trazione elettrica....al posto di prezzi negativi, quello di cui avremmo bisogno e spostare i consumi verso l'elettrico...e questo è possibile incentivando la trazione elettrica, la cogenerazione e le cucine elettriche in modo da usare la nostra energia al posto di importarla. Avere livelli di prezzo zero deve essere un modello a cui tendere in modo da eliminare le importazioni di energia! Continuando ancora per una decina/ventina di anni ad incentivare il rinnovabile potremmo arrivare all'indipendenza energetica! L'importante è che il prezzo negativo in qualche modo arrivi anche al consumatore finale..e non si perda chissà dove.