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  1. Ezio Rispondi
    Mi sono fatto l'idea che la proliferazione di bandi sottofinanziati e magari con requisiti cervellotici che escludono tante aziende dalla possibilità di presentare domanda, serva solo ai politici e alle agenzie per fare annunci, articoli, convegni, formazione e quant'altro, insomma "pubblicità" piuttosto che aiuti veri. Non è dappertutto così, ma negli ultimi anni la componente discrezionale nella formazione delle graduatorie è andata crescendo. Non è possibile che a causa di questa burocrazia politicizzata non possiamo usare decentemente lo strumento dei fondi europei che in altre nazioni ha tanto aiutato. Poi si sono fissati con "l'innovazione", ma quante aziende sono in grado oggi di fare innovazione? Perché non aiutano più le piccole imprese a investire, a rinnovare gli impianti, le attrezzature, magari ad assumere? Ma ci vogliono criteri di selezione più "oggettivi" e meno "discrezionali" e soprattutto che chi gestisce i fondi non sia anche chi prepara le domande, come è successo con il BIC Lazio!
  2. Ezio Rispondi
    Sono un commercialista specializzato da oltre 17 anni sui contributi a fondo perduto, siamo andati sempre peggio, è una vergogna, le agenzie preposte alla gestione di questi fondi sono state riempite da amici degli amici che devono "giustificare" la loro esistenza con una burocrazia sempre più pesante e per giunta sono "proni" alla parte politica che li ha messi li. Così non c'è più trasparenza, se chiedo informazioni su un bando al Bic Lazio per un cliente mi obblligano ad inviare il cliente da loro, ma i clienti non hanno la formazione necessaria a capire cosa gli viene chiesto e cosa devono predisporre. Non fanno più bandi! A ridosso della scadenza con il rischio di perdere i fondi hanno fatto bandi ridicoli, ad esempio nel Lazio una imprenditoria femminile aperta e chiusa sostanzialmente in 10-15 giorni e con un "click day" senza nessuna valutazione effettiva dell'idea imprenditoriale e con persone che riuscivano stranamente a inviare la domanda in 1-2 minuti esaurendo i fondi disponibili (due euro). L'ultima volta che ho presentato una pratica ad Invitalia per i fondi ex imprenditoria giovanile ci sono voluti 2 anni dalla domanda alla prima erogazione del primo stato avanzamento lavori, una vergogna! I fondi li perdiamo a miliardi, ma le agenzie che dovrebbero intermediarli sono sempre li, sono diventate l'ufficio di collocamento dei politici e non c'è nessuna verifica della qualità del servizio offerto.
  3. MAURIZIO Rispondi
    Troppi professoroni si occupano di analizzare i sussidi e gli incentivi alle imprese avendo vissuto sempre di stipendio fisso garantito da una poltrona universitaria. Una analisi seria dovrebbe analizzare anche gli effetti fiscali che spesso l'incasso di questi soldi hanno nei bilanci di queste imprese (studi di settore ad es.). In una situazione di oppressione fiscale che rende impraticabili molte attività produttive in Italia potrebbe essere una scelta, discutibile per quanto si vuole, sussidiare alcuni settori per evitare di farli scomparire del tutto. Davanti ad un blocco protratto degli investimenti privati e di chiusure su larga scala di imprese anche una ipotetica ripresa dei consumi potrebbe non generare una ripresa degli investimenti in Italia dove permane una delle burocrazie più corrotte ed inefficenti di Europa. e dunque ben venga un regime di aiuti agli investimenti produttivi sulla esperienza della legge 488. Purtroppo la PA essendo inefficente e corrotta e avendo personale in eccesso non sa organizzare razionalmente questo trasferimento di risorse alle imprese ma lo divide in tanti piccoli rivoli spesso controllati dal politico di turno.
  4. Guest Rispondi
    Uno scenario Kafkiano. Come peraltro gia' denunciato da Pasolini 40 anni fa. Grazie al Professor Perotti, e ai Liberi Pensatori che resistono.
  5. Andrea Digirolamo Rispondi
    Non sono un professorone, sono un imprenditore di seconda generazione, quest'anno abbiamo festeggiato i 40 anni nel comparto metalmeccanico di alta o altissima precisione. ho vissuto sempre con imbarazzo i vari convegni dove sentivo dire che "l'italia restituisce i soldi stanziati dalla comunità europea a titolo di finanziamento". mi imbarazzavo perché avevo tentato qualche arrembaggio al bando ahimè sempre senza fortuna. bene ormai quasi tre anni fa decido di fare il salto, vado da una delle 2 o 3 aziende più quotate in termini di assistenza per "scovare " i finanziamenti e la scritturo. metto una persona da part time a full time per seguire tutta la parte (immensa) di burocrazie da espletare. volete sapere quanto ho raggranellato ad oggi? Niente, sono sempre ben posizionato, tra i primi degli esclusi. QUESTI FONDI SERVONO SOLO AGLI AMICI DEGLI AMICI, QUESTA è LA TRISTE REALTà poi possiamo continuare a fare demagogia.....
  6. Valentina Petricciuolo Rispondi
    Totalmente d'accordo con quanto sostiene il Prof. Perotti. Purtroppo io non ho molte speranze che le cose cambino perché vedo esattamente il protrarsi inconcludente delle stesse pratiche insulse che l'apparato burocratico "mette in scena" per giustificare la sua esistenza. Il "sogno" sarebbe di trasformare l'Italia in un paese in cui si applicano le policies che la Prof. Mariana Mazzucato, nel suo libro Lo Stato Innovatore, sostiene. E cioè uno Stato che finanzia la ricerca di base e di frontiera e che, come dice il Prof. Perotti, renda complessivamente attrattivo l'ambiente per ricercatori e scienziati provenienti da tutto il mondo.
  7. DDPP Rispondi
    Quanti sono i pubblici dipendenti, o i dipendenti delle controllate, o io dipendenti degli enti locali, o i consulenti amici o gli ex dipendenti pubblici pensionati ed ora consulenti coinvolti nell’istruzione delle pratiche?
    • Enrico Rispondi
      Questa è facile : troppi
  8. M.S. Rispondi
    Molta informazione, ma mi sembra poca valutazione. Mi spiego: 1) non sono sicuro sia utile applicare il termine programma a ciascun bando, e non ad un insieme di bandi programmati e gestiti dallo stesso soggetto amministrativo (assessorato regionale-società di attuazione) di cui valutare qualità-efficacia della spesa) 2) il "mito" del burocrate capace di decidere a chi dare i soldi, in modo non corrotto (supposto che esista in Italia, e non mi sembra esista) è contrastato da due altri argomenti che iniettano sfiducia nella possibilità e quindi nelle aspettative che un processo decisionale pubblico possa/debba essere efficace: a) siccome l'amministrazione non sa decidere, è meglio distribuire i progetti ad una più ampia possibile platea, così da differenziare il rischio; b) "piccolo è bello", non finanziariamente, ma socialmente, per ragioni in ogni caso assunte "a priori"; c) meglio regalare soldi a "imprenditori", al limte li fa fuori poi il mercato, che erogare sussidi di disoccupazione 3) Altri a priori sembrano far capolino anche nel vostro articolo. Nel criticare l'elenco di settori del bando innovazione produttiva dite: non sarebbe stato possibile finanziare l''i-pad. Ma ha senso rivaleggiare con i soggetti di un oligopolio mondiale da cui i-pad scaturisce, e con finanziamenti siffatti? Non vi chiedete invece se nel bando sono ricomprese iniziative in settori come la domotica, la stampa 3D, la robotica..e se possono avere senso o meno..
  9. gmn Rispondi
    è possibile distinguere i fondi erogati su politiche e fondi europei da quelli erogati in autonomia? perchè la critica nel priomo caso potrà essere sulla implementazione della politica (regolamento del bando, struttura di gestione) e non sulla politica, che è decisa altrove, non in regione nel secondo caso invece tutte le responsabilità sono locali lascerei fuori l'agricoltura, giusta o sbagliata la PAC è faccenda sovranazionale, sbaglio?
  10. marco Rispondi
    Dalla prima tabella emerge chiaramente che parte sostanziale di questi fondi provengono da dalle dotazioni di fondi strutturali. La gestione e monitoraggio di questi fondi da parte della EC dovrebbe passare da un modello di compliance a un modello di performance. Se questo avverá, il rischio per le regioni potrebbe essere non quello di dover restituire le risorse per non averle spese, ma di doverle restituire per averle spese male. La differenza tra una distribuzione a pioggia e una piú concentrata sta anche nella maggiore efficienza: ogni bando, ogni assegnazione, ogni erogazione, ogni beneficiario presuppone un costo fisso, ridurre il numero di bandi e beneficiari per aumentarne l'importo medio, comporta automaticamente un minor costo di amministrazione di questi fondi.
  11. umberto marchesi Rispondi
    le piccole erogazioni a pioggia (meglio definirle regalie) servono solo ad "ungere" la potenziale base elettorale da un lato ma soprattutto a giustificare l'esistenza dei burocrati che le gestiscono