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I sussidi alle imprese: troppi, e fuori controllo

Un censimento dei sussidi alle imprese in Lazio rivela una proliferazione di  programmi, enti gestori, e beneficiari. Tra le sorprese, quasi una ventina di programmi per startup, alcuni con una dotazione di 400 mila euro. O un bando per l’internazionalizzazione di 150mila euro.

Lo Stato, gli enti locali, e una miriade di enti e agenzie pubbliche e semi-pubbliche ogni anno elargiscono alle imprese centinaia di milioni come sussidi a fondo perduto, prestiti a tasso agevolato, investimenti partecipativi nel capitale, ecc.  Nessuno sa esattamente il valore effettivo di questa cifra, e nessuno sa che effetti abbiano avuto questi sussidi.

Vi sono stati numerosi tentativi di ricognizione della spesa complessiva per sussidi alle imprese, a vario titolo. Il rapporto Giavazzi del luglio 2012 è probabilmente il caso più noto.  Il rapporto Giavazzi si riferiva in gran parte ai fondi statali, ad esclusione quindi dei fondi regionali e locali; la grande maggioranza dei programmi da esso considerati non sono stati rifinanziati, e ciò che è rimasto è stato in gran parte accorpato nel Fondo per lo Sviluppo Sostenibile,  che all’epoca non esisteva. Questo Fondo rilascia principalmente garanzie e prestiti agevolati, quindi la sua spesa annuale effettiva è una parte molto piccola della sua dotazione.  Come ormai è stato chiarito, la grande maggioranza dei fondi rimasti del rapporto Giavazzi si riferisce a trasferimenti a public utilities nazionali, come ferrovie etc.

Vi sono però due fonti di sussidi alle imprese che sono ancora largamente inesplorate: gli  enti locali (regioni provincie e comuni) e le innumerevoli agenzie e società per azioni di proprietà pubblica. Una ricognizione sistematica ed accurata di queste fonti richiederebbe anni di lavoro.  In questo contributo  documentiamo queste spese per una regione, il Lazio, con le sue provincie, comuni  e agenzie e società per azioni pubbliche.

I SUSSIDI REGIONALI ALLE IMPRESE

Abbiamo preso in considerazione tutte le iniziative di queste entità che comportasssero dei sussidi a fondo perduto, oppure finanziamenti a tassi  agevolati, garanzie, partecipazioni di minoranza o maggioranza, fondi di venture capital, startup, e simili. I beneficiari sono imprese, associazioni di persone, enti locali, università. Per il momento abbiamo escluso l’agricoltura, l’artigianato, il turismo, e contributi agli enti locali (soprattutto comuni) non specificamente dedicati all’ innovazione locale.

Molti  di questi progetti sono finanziati dal FESR, il Fondo Europeo per lo Sviluppo Regionale. Questo è un fondo  analogo al FSE (il Fondo Sociale Europeo, su cui abbiamo scritto qui),  ma si occupa di incentivi alle imprese e finanziamenti infrastrutturali invece che di lavoro e formazione.

La Tabella 1 illustra i diversi bandi (che chiameremo anche “programmi”) che sono stati attuati dal 2007 in poi, e di cui abbiamo trovato traccia nei documenti ufficiali disponibili.  La Tabella è certamente una sottostima dei programmi messi in atto dal 2007 ad oggi: è molto probabile che ci siano sfuggiti alcuni bandi, soprattutto negli anni meno recenti, e soprattutto quelli indetti da comuni, provincie e camere di commercio.  Inoltre, il database  OpenCoesione riporta pagamenti da parte di alcuni programmi, di cui però non abbiamo trovato alcuna notizia ufficiale, di alcun tipo; in questi casi abbiamo scelto di non riportare questi programmi  nella tabella.

Tabella 1
1a 1b 1c 1d
* FP: fondo perduto; PTA: prestiti a tassi agevolati; G: garanzia
§ “Aperto” significa bando aperto al 31/08/2014
Colonna (3) in milioni di Euro.
Fonti: vd. file Excel

La colonna 1 mostra il nome di ciascun programma. La colonna 2 mostra l’ente finanziatore e/o gestore dei vari programmi. La maggioranza dei programmi è gestita da tre finanziarie, Sviluppo Lazio, Filas e BicLazio, possedute interamente o quasi dalla Regione. Recentemente è stato deciso che le ultime due verranno incorporate in Sviluppo Lazio; ma continueranno a gestire i bandi originariamente indetti, fino ad esaurimento. Alcuni bandi verranno probabilmente accorpati: le nostre tabelle riflettono la situazione al 16 settembre 2014. Si noti che molti programmi sono finanziati e/o gestiti anche da provincie, comuni, camere di commercio, e altre entità.

La colonna 3 mostra tipo di programma: “FP“ denota erogazioni a fondo perduto; “PTA” denota a prestiti a tassi agevolati; e “G” denota un programma che fornisce una garanzia su prestiti erogati da altri.

La colonna 4 riporta la dotazione del programma come risulta dal bando. (1) La cifra sulla dotazione, come quelle successive della Tabella 2 su finanziamenti e pagamenti, comprendono sia la quota europea sia il dofinanziamento regionale.

Il totale delle dotazioni è di 822 milioni di Euro. Ricordiamo che questa è solo una piccola fetta dei finanziamenti regionali: oltre ai programmi di formazione e agli altri programmi co-finanziati dal Fondo Sociale Europeo, di cui ci siamo occupati in passato, vi sono i finanziamenti all’agricoltura, all’artigianato, al turismo, e altri finanziamenti agli enti locali di cui non ci siamo occupati qui.

La colonna 5 mostra la scadenza del bando. All’interno di ciascuna categoria, i bandi sono elencati in ordine decrescente di scadenza. Infine, la colonna 6 indica se il programma appartiene al FESR.

LA PROLIFERAZIONE DEI PROGRAMMI

La Tabella 1 si presta ad alcune considerazioni. Nel 2013 e nel 2014, si è assistito al proliferare di una miriade di bandi rivolti principalmente alle startup e all’innovazione nelle micro imprese e nelle PMI. Quest’attività frenetica è probabilmente dovuta in parte alla necessità di “rimodulare” i fondi FESR del periodo 2007-13 per utilizzarli entro il 2015, altrimenti dovranno essere restituiti all’Europa.

Quale che sia la ragione, la Tabella 1 sembra indicare un enorme numero di iniziative e programmi. Sembra che ogni assessorato, ogni provincia, ogni Camera di Commercio, e ovviamente le tre finanziarie, abbiano bisogno di uno o più programmi per finanziare “idee innovative” e per le PMI. Così, nell’ultima infornata per spendere i fondi rimasti, vediamo un “Bando delle Idee” della regione Lazio, con una dotazione di 820.000 Euro e importo massimo per progetto di 20.000 Euro; un “Contributo a fondo perduto sotto forma di voucher per sostenere interventi di sviluppo organizzativo e produttivo”, con una dotazione di 720.000 Euro e importi massimi per progetto di 12.000 Euro; il programma “Valorizziamo il territorio” della Provincia di Roma, con una dotazione totale di 50.000 Euro; un “Contributo a fondo perduto per favorire la crescita delle imprese sui mercati internazionali.” della Camera di Commercio di Frosinone, con una dotazione totale di 150.000 euro; i programmi “Io leggo” e “Io scrivo” della Regione Lazio, con dotazioni di 300.000 e 200.000 Euro, rispettivamente, per promuovere il libro; il “Progetto Zero” della Filas, per finanziare startup, con una dotazione di 400.000 Euro.

UN PAESE DI FONDI PER STARTUP …. PUBBLICI

Per essere più specifici, prendiamo le iniziative per le startup, il fenomeno più recente. Dalla tabella ne risultano almeno 14, anche se in realtà sono molte di più perché molte delle iniziative che si rivolgono alle PMI sono aperte anche alle microimprese e alle startup. Quasi tutte erogano contributi a fondo perduto, che finanziano percentuali altissime dei costi, in alcuni casi fino al 100 percento. Vi è poi addirittura un fondo di venture capital per startup, gestito da Filas Spa, una delle società finanziarie della Regione.

Qual è il problema? Far decollare le startup è molto difficile. Nessuno conosce il segreto, ma come ha sottolineato un recente studio della McKinsey ciò che è cruciale, più dei finanziamenti, è fornire l’ambiente adeguato, in cui ricercatori di tutto il mondo siano disposti a trasferirsi con le loro famiglie; mettere a disposizione delle aziende persone con esperienza diretta della problematica delle startup, che sappiano svolgere il ruolo cruciale di mettere in collegamento e in comunicazione gli imprenditori con il settore pubblico; e soprattutto, essendo per definizione il mondo delle startup in eterno movimento, è necessario fornire un ambiente di contatto con gli sviluppi internazionali. Poco o niente di tutto questo avviene nelle decine di programmi attuati nella Regione Lazio. È molto difficile immaginare che i funzionari della regione e delle finanziarie abbiano un’esperienza diretta del settore delle startup, e l’expertise necessaria per individuare i progetti promettenti e accompagnarli nel processo di internazionalizzazione.

CHI DECIDE COSA SUSSIDIARE?

C’è poi un problema inerente all’erogazione di sussidi che non avrà mai soluzione, nonostante ogni volta si sostenga che “questa volta è diverso”. Per evitare di dare sussidi a tutti, è necessario specificare chiaramente chi ha diritto al sussidio e chi no. Si può sostenere che passare dal sussidiare settori specifici decotti al sussidiare l’innovazione in generale può sembrare un progresso, e probabilmente lo è. Ma si prenda la descrizione dei settori ammissibili ai finanziamenti per il bando “Knowledge management e processi di innovazione produttiva” del 2010:

2

È interessante notare che un’impresa che avesse prodotto tablet (l’Ipad fu introdotto proprio nel 2010) non sarebbe rientrata in alcuna di queste categorie. Questo dimostra ancora una volta la vacuità dell’ eterno sogno di politici e burocrati di indovinare i settori “del futuro”.

SOLDI REGALATI, INCENTIVI SBAGLIATI

Molti programmi forniscono finanziamenti a fondo perduto. Alcuni di questi sussidi finanziano una percentuale enorme dei costi di una PMI o di una start-up: in alcuni casi si arriva all’80 percento o anche al 100 percento. Per questo è molto difficile comprendere l’entusiasmo della regione Lazio e dell’assessore Fabiani per il successo del programma “ICT per tutti”, che paga fino al 70 percento dei costi per aggiornare le proprie information technologies. Si legga il comunicato della Regione Lazio del 24 gennaio 2014: “ Attivo dalle ore 9.00 del 20 gennaio, alle 10.00 di mattina del 21 gennaio risultavano essersi registrati per accedere alle agevolazioni ben 586 utenti [….] per un totale di contributi richiesti di 21.279.818,65 €, ossia oltre il 210% dello stanziamento del bando che è di 10 milioni. In poco più di un giorno, quindi, si sono registrate richieste per oltre il doppio delle risorse disponibili, un dato che, in particolare, conferma la grande vivacità e propensione all’innovazione del tessuto delle Pmi locali [….]. ‘Il successo incontestabile del bando Ict per tutti – ha dichiarato l’assessore allo Sviluppo economico e Attività Produttive, Guido Fabiani – è il segno evidente che stiamo procedendo nella giusta direzione dando risposte alle esigenze reali delle piccole e medie imprese del Lazio.’“

Se un bando praticamente regala fondi pubblici, come è possibile sorprendersi ed esaltarsi perché esso ha avuto molte domande? In che senso è questo un segno del “successo” del bando? Cosa vuol dire avere “successo” nel caso di un bando che regala soldi pubblici?

FINANZIAMENTI A PIOGGIA O CONCENTRATI?

La Tabella 2 riporta alcuni dati finanziari.

Tabella 2

2a 2b 2c 2d
Colonna (2): milioni di Euro
Colonne da (3) a (6): Euro
Fonti: colonna (2): vedi file Excel; colonne (3) e (4): OpenCoesione; colonne (5) e (6): regione Lazio

Le colonne 3 e 4  mostrano il contributo pubblico assegnato e quello effettivamente pagato fino ad ora, secondo i dati di OpenCoesione.  Come si vede, gli  importi effettivamente pagati sono solitamente inferiori alla dotazione del bando. In molti casi questo è dovuto al fatto che i bandi non sono ancora chiusi, o si sono chiusi di recente.

Le colonne 5 e 6 mostrano il contributo medio (cioè, il contributo totale diviso per il numero di progetti accolti) finanziato e pagato, rispettivamente. Per molti bandi i dati sono mancanti, ma quelli esistenti ci permettono di affrontare, seppure in modo non scientifico, una questione che ha ricevuto molta attenzione nel dibattito recente: se siano meglio i sussidi “a pioggia” o “concentrati”. La vulgata corrente è che in passato abbiano prevalso i sussidi a pioggia, e che abbiano largamente fallito;  adesso il paradigma prevalente sembra essere quello dei sussidi concentrati. Purtroppo non è chiaro cosa si intenda precisamente con i termini “a pioggia” e “concentrati”. Il primo termine  sembra riferirsi alla nozione di tanti sussidi di piccole dimensioni concessi a centinaia o migliaia di imprese. Il secondo termine sembra riferirsi  invece alla nozione di sussidi di dimensioni maggiore, concessi a pochi progetti, presumibilmente dopo un esame più approfondito.

 

Abbiamo già osservato la frammentazione die programmi, alcuni dei quali piccolissimi. Anche i dati sui finanziamenti medi non sembrano confermare la nozione che  i sussidi siano più concentrati negli ultimi anni. Per quei pochi bandi per i quali abbiamo questa informazione, non c’è alcuna evidenza che il contributo medio sia aumentato negli ultimi anni: anzi, dalla Tabella 2 risulta che il contributo medio dei primi bandi (del 2009)  sia di oltre 100.000 euro,  più alto che nei bandi più recenti (eccetto i bandi destinati quasi esclusivamente ai comuni, perché in quest’ ultimo caso ovviamente si tratta di finanziari progetti urbani che hanno un costo  tipicamente superiore ai 100.000 euro).

 

Ma il problema è che, nonostante la retorica sui “sussidi a pioggia”,  non è  ovvio che sia meglio concentrare le risorse su pochi progetti. Anche in questo caso ci sono dei vantaggi nel diversificare il rischio.

 

Scarica il file excel con l’elenco di tutti i bandi

 

(1) Per un programma che fornisce contributi a fondo perduto, la dotazione rappresenta il totale dei contributi che il programma può erogare nel corso della sua esistenza. Per un programma che eroga prestiti a tasso agevolato, la dotazione si riferisce alla cifra massima di prestiti in essere in un dato momento. Per un programma di garanzie creditizie, la dotazione  rappresenta l’ ammontare di prestiti totali  che il fondo può  garantire in un dato momento. Per esempio, se il tasso di default medio sui debiti delle aziende è il 5 percento, e il fondo ha una dotazione di 10 milioni, esso può garantire debiti di imprese fino a 200 milioni totali (200 = 10/0,05), assumendo che il fondo garantisca l’ intero ammontare del prestito.

 

 

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12 commenti

  1. umberto marchesi

    le piccole erogazioni a pioggia (meglio definirle regalie) servono solo ad “ungere” la potenziale base elettorale da un lato ma soprattutto a giustificare l’esistenza dei burocrati che le gestiscono

  2. marco

    Dalla prima tabella emerge chiaramente che parte sostanziale di questi fondi provengono da dalle dotazioni di fondi strutturali. La gestione e monitoraggio di questi fondi da parte della EC dovrebbe passare da un modello di compliance a un modello di performance. Se questo avverá, il rischio per le regioni potrebbe essere non quello di dover restituire le risorse per non averle spese, ma di doverle restituire per averle spese male. La differenza tra una distribuzione a pioggia e una piú concentrata sta anche nella maggiore efficienza: ogni bando, ogni assegnazione, ogni erogazione, ogni beneficiario presuppone un costo fisso, ridurre il numero di bandi e beneficiari per aumentarne l’importo medio, comporta automaticamente un minor costo di amministrazione di questi fondi.

  3. gmn

    è possibile distinguere i fondi erogati su politiche e fondi europei da quelli erogati in autonomia?
    perchè la critica nel priomo caso potrà essere sulla implementazione della politica (regolamento del bando, struttura di gestione) e non sulla politica, che è decisa altrove, non in regione
    nel secondo caso invece tutte le responsabilità sono locali
    lascerei fuori l’agricoltura, giusta o sbagliata la PAC è faccenda sovranazionale, sbaglio?

  4. M.S.

    Molta informazione, ma mi sembra poca valutazione. Mi spiego:
    1) non sono sicuro sia utile applicare il termine programma a ciascun bando, e non ad un insieme di bandi programmati e gestiti dallo stesso soggetto amministrativo (assessorato regionale-società di attuazione) di cui valutare qualità-efficacia della spesa)
    2) il “mito” del burocrate capace di decidere a chi dare i soldi, in modo non corrotto (supposto che esista in Italia, e non mi sembra esista) è contrastato da due altri argomenti che iniettano sfiducia nella possibilità e quindi nelle aspettative che un processo decisionale pubblico possa/debba essere efficace: a) siccome l’amministrazione non sa decidere, è meglio distribuire i progetti ad una più ampia possibile platea, così da differenziare il rischio; b) “piccolo è bello”, non finanziariamente, ma socialmente, per ragioni in ogni caso assunte “a priori”; c) meglio regalare soldi a “imprenditori”, al limte li fa fuori poi il mercato, che erogare sussidi di disoccupazione
    3) Altri a priori sembrano far capolino anche nel vostro articolo. Nel criticare l’elenco di settori del bando innovazione produttiva dite: non sarebbe stato possibile finanziare l”i-pad. Ma ha senso rivaleggiare con i soggetti di un oligopolio mondiale da cui i-pad scaturisce, e con finanziamenti siffatti? Non vi chiedete invece se nel bando sono ricomprese iniziative in settori come la domotica, la stampa 3D, la robotica..e se possono avere senso o meno..

  5. DDPP

    Quanti sono i pubblici dipendenti, o i dipendenti delle controllate, o io dipendenti degli enti locali, o i consulenti amici o gli ex dipendenti pubblici pensionati ed ora consulenti coinvolti nell’istruzione delle pratiche?

  6. Totalmente d’accordo con quanto sostiene il Prof. Perotti. Purtroppo io non ho molte speranze che le cose cambino perché vedo esattamente il protrarsi inconcludente delle stesse pratiche insulse che l’apparato burocratico “mette in scena” per giustificare la sua esistenza. Il “sogno” sarebbe di trasformare l’Italia in un paese in cui si applicano le policies che la Prof. Mariana Mazzucato, nel suo libro Lo Stato Innovatore, sostiene. E cioè uno Stato che finanzia la ricerca di base e di frontiera e che, come dice il Prof. Perotti, renda complessivamente attrattivo l’ambiente per ricercatori e scienziati provenienti da tutto il mondo.

  7. Andrea Digirolamo

    Non sono un professorone, sono un imprenditore di seconda generazione, quest’anno abbiamo festeggiato i 40 anni nel comparto metalmeccanico di alta o altissima precisione. ho vissuto sempre con imbarazzo i vari convegni dove sentivo dire che “l’italia restituisce i soldi stanziati dalla comunità europea a titolo di finanziamento”. mi imbarazzavo perché avevo tentato qualche arrembaggio al bando ahimè sempre senza fortuna. bene ormai quasi tre anni fa decido di fare il salto, vado da una delle 2 o 3 aziende più quotate in termini di assistenza per “scovare ” i finanziamenti e la scritturo. metto una persona da part time a full time per seguire tutta la parte (immensa) di burocrazie da espletare.
    volete sapere quanto ho raggranellato ad oggi?
    Niente, sono sempre ben posizionato, tra i primi degli esclusi.
    QUESTI FONDI SERVONO SOLO AGLI AMICI DEGLI AMICI, QUESTA è LA TRISTE REALTà

    poi possiamo continuare a fare demagogia…..

  8. Guest

    Uno scenario Kafkiano.
    Come peraltro gia’ denunciato da Pasolini 40 anni fa.
    Grazie al Professor Perotti, e ai Liberi Pensatori che resistono.

  9. MAURIZIO

    Troppi professoroni si occupano di analizzare i sussidi e gli incentivi alle imprese avendo vissuto sempre di stipendio fisso garantito da una poltrona universitaria. Una analisi seria dovrebbe analizzare anche gli effetti fiscali che spesso l’incasso di questi soldi hanno nei bilanci di queste imprese (studi di settore ad es.). In una situazione di oppressione fiscale che rende impraticabili molte attività produttive in Italia potrebbe essere una scelta, discutibile per quanto si vuole, sussidiare alcuni settori per evitare di farli scomparire del tutto. Davanti ad un blocco protratto degli investimenti privati e di chiusure su larga scala di imprese anche una ipotetica ripresa dei consumi potrebbe non generare una ripresa degli investimenti in Italia dove permane una delle burocrazie più corrotte ed inefficenti di Europa. e dunque ben venga un regime di aiuti agli investimenti produttivi sulla esperienza della legge 488. Purtroppo la PA essendo inefficente e corrotta e avendo personale in eccesso non sa organizzare razionalmente questo trasferimento di risorse alle imprese ma lo divide in tanti piccoli rivoli spesso controllati dal politico di turno.

  10. Ezio

    Sono un commercialista specializzato da oltre 17 anni sui contributi a fondo perduto, siamo andati sempre peggio, è una vergogna, le agenzie preposte alla gestione di questi fondi sono state riempite da amici degli amici che devono “giustificare” la loro esistenza con una burocrazia sempre più pesante e per giunta sono “proni” alla parte politica che li ha messi li.
    Così non c’è più trasparenza, se chiedo informazioni su un bando al Bic Lazio per un cliente mi obblligano ad inviare il cliente da loro, ma i clienti non hanno la formazione necessaria a capire cosa gli viene chiesto e cosa devono predisporre.
    Non fanno più bandi!
    A ridosso della scadenza con il rischio di perdere i fondi hanno fatto bandi ridicoli, ad esempio nel Lazio una imprenditoria femminile aperta e chiusa sostanzialmente in 10-15 giorni e con un “click day” senza nessuna valutazione effettiva dell’idea imprenditoriale e con persone che riuscivano stranamente a inviare la domanda in 1-2 minuti esaurendo i fondi disponibili (due euro).
    L’ultima volta che ho presentato una pratica ad Invitalia per i fondi ex imprenditoria giovanile ci sono voluti 2 anni dalla domanda alla prima erogazione del primo stato avanzamento lavori, una vergogna!
    I fondi li perdiamo a miliardi, ma le agenzie che dovrebbero intermediarli sono sempre li, sono diventate l’ufficio di collocamento dei politici e non c’è nessuna verifica della qualità del servizio offerto.

  11. Ezio

    Mi sono fatto l’idea che la proliferazione di bandi sottofinanziati e magari con requisiti cervellotici che escludono tante aziende dalla possibilità di presentare domanda, serva solo ai politici e alle agenzie per fare annunci, articoli, convegni, formazione e quant’altro, insomma “pubblicità” piuttosto che aiuti veri.
    Non è dappertutto così, ma negli ultimi anni la componente discrezionale nella formazione delle graduatorie è andata crescendo.
    Non è possibile che a causa di questa burocrazia politicizzata non possiamo usare decentemente lo strumento dei fondi europei che in altre nazioni ha tanto aiutato.
    Poi si sono fissati con “l’innovazione”, ma quante aziende sono in grado oggi di fare innovazione?
    Perché non aiutano più le piccole imprese a investire, a rinnovare gli impianti, le attrezzature, magari ad assumere?
    Ma ci vogliono criteri di selezione più “oggettivi” e meno “discrezionali” e soprattutto che chi gestisce i fondi non sia anche chi prepara le domande, come è successo con il BIC Lazio!

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