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  1. Domenico Rispondi
    Quello che non riesco a capire è perché non parliamo delle cose per quello che sono. La parola magica che tutti (soprattutto gli addetti ai lavori) cercano di eludere è "STAGFLAZIONE". Tutti drammatizzano sugli effetti della deflazione (che è un fenomeno fisiologico dell'economia nel lungo periodo). Per carità non è bello che per via della recessione si riducano i consumi, i posti di lavoro, i prezzi ... e di conseguenza il costo di tutti i fattori produttivi compreso quello del fattore lavoro, però è sicuramente peggiore la condizione dove il costo di tutti i fattori produttivi si riduce, e solo quello del livello dei prezzi dei beni e servizi aumenta. Questo è sicuramente quello che sta accadendo in Italia dove se il mercato reagisce in maniera fisiologica abbassando il livello dei prezzi, a fronte di una riduzione dei consumi, (fase recessiva) interviene il governo che con la scusa di contrasatare la deflazione mantiene il costo complessivo della vita pro-capite più alto cercando di aumentare la tassazione generale e il livello dei prezzi sulle componenti strategiche del paese es. l'energia. Che assurdo! Laddove è virtuoso il mercato deve intervenire lo stato per viziare tutto.
  2. Piero Rispondi
    Draghi oggi dice " investire per crescere", abbiamo toccato il fondo, chi deve gestire la politica monetaria e dopo avere ridotto la liquidità per 1000 miliardi nell'ultimo anno ( vedi bilancio Bce), oggi ci dice che dobbiamo investire, il vero problema e' l'incompetenza di Draghi, pur di seguire le linee dettate dalla Merkel dei compiti a casa propria, offende l'intelligenza delle persone normali. La Bce deve inondare i mercati di liquidità con la politica di QE, gli stati devono rispettare il fiscal compact, per l' Italia deve ridurre immediatamente le spese pubbliche del 10% e contemporaneamente ridurre le tasse sulle imprese e sul lavoro. Altra soluzione sarà la rottura dell'area valutaria, non penso che questo Governo voglia mettere ulteriori tasse per fare fronte al fiscal compact. Il vero problema, in questo momento e' la liquidità per le imprese, sono loro che devono investire e non devono chiudere, ma ciò i nostri politici lo hanno capito?
  3. Francesco Rispondi
    Complimenti per l'articolo! La cosa che più ho apprezzato è che, finalmente, qualcuno mette insieme teoria e pratica attualizzando nel concreto gli insegnamenti dei manuali di economia (dei primi anni di università!) su cui tutti abbiamo studiato! Per uscire dalla stag-deflazione l'unica ricetta è creare crescita ed inflazione e con l'esempio da lei suggerito si raggiungono entrambi gli obiettivi! Sembra l'uovo di colombo ma proprio per questo è la strada giusta. Purtroppo tanti "scienziati" la fanno sempre troppo difficile ma in realtà basterebbe riprendere gli studi fatti dopo la più grande crisi economica della storia moderna (nel primo terzo del secolo scorso) perchè, come dice Krugman citando Keynes, è: "un problema di batteria, non di motore"!!!! Grazie ancora per questo semplice ma interessante contributo!!!!
    • Maurizio Cocucci Rispondi
      Francamente ricordo di aver studiato all'epoca più di una teoria economica, non solo quella keynesiana, e (fortunatamente) ho avuto un docente che non ha mai influenzato le posizioni degli studenti. Così fu quando mostrai la mia inclinazione verso la teoria monetarista di Milton Friedman (teoria che negli anni '80 era molto in voga) e contestai, non con studi miei ma presi da autori diversi oltre a quello principale appena citato, le cause che portarono alla Grande Depressione del '29. Ancora oggi sono convinto che fu un fenomeno monetario più che di calo degli investimenti come sostenne Keynes. Ma sono teorie, non c'è nulla di dimostrato scientificamente, e anch'io non sono poi così detrattore del pensiero keynesiano. Osservo però che tali teorie non sono state applicate nè dagli Stati Uniti, nè dalla Gran Bretagna, nè come sappiamo dall'Eurozona. Gli Stati Uniti tagliarono le tasse con l'amministrazione Bush nel 2001 e nel 2010 con il Tax Relief Act la misura fu prorogata per due anni tanto da arrivare alla scadenza del 2012 con il noto pericolo (poi scampato) del Fiscal Cliffs che sarebbe stato causato dalla cancellazione di questi tagli e l'entrata in vigore del Budget Control Act (approvato nel 2011). L'amministrazione Obama perseguì la riduzione della spesa pubblica (tra l'altro più efficiente di quella nostra) e mantenne i tagli fiscali. Insomma meno spesa e meno tasse, che è poi quello che personalmente mi sento di approvare anche per l'Europa.
      • Francesco Rispondi
        Non sarò un luminare ma in trappola di liquidità (in cui ci siamo cascati con tutti e due i piedi avendo tassi praticamente uguali a zero senza che che gli "animal spitits" si rianimino), se abbasso le tasse, il privato - sfiduciato - non spende ma risparmia e continua a non consumare e se abbasso la spesa pubblica il consumo si riduce e quindi la domanda aggregata nel complesso comunque arretra e tanti saluti al secchio. Non vorrei insistere ma sono dell'idea che vadano rispolverati gli studi di Keynes, Fischer e Minsky; quelli di Friedman potevano andar bene per spiegare la stag-flazione degli anni '70 (problemi dal lato dell'offerta) tanto è vero che ha avuto successo negli anni '80 non certo per problemi di domanda come quelli attuali e molto simili a quelli della stag-deflazione degli anni '30!
        • Maurizio Cocucci Rispondi
          Il consumatore e l'imprenditore sono sfiduciati, o per meglio dire non hanno fiducia (c'è una sottile differenza tra le due condizioni), perché manca la chiarezza di dove la politica intende portare il Paese. Come si può investire o consumare quando le leggi, soprattutto in materia economica e fiscale, cambiano quotidianamente, quando non c'è un programma ben definito? Quanto alla spesa pubblica desidero precisare che io sono favorevole ad un aumento degli investimenti (infrastrutture, educazione, ricerca...) ma la spesa corrente deve essere ridimensionata, soprattutto se inefficiente. Ridurla significa chiedere (tassare) meno e quindi lasciare al contribuente più reddito disponibile, il quale lo spenderà in presenza di condizioni favorevoli, ovvero di una chiara prospettiva (non quindi di incertezza) di quelle che potranno essere le condizioni future. E se anche in un contesto del genere preferisse risparmiare non lo vedrei negativamente visto che i prestiti del settore creditizio poggiano sul risparmio delle famiglie: più risparmio equivale a più capacità di credito. Tornando alla proposta avanzata dal prof.Ascari la ritengo alquanto improbabile visto che non rientra nel mandato nella Bce. Piuttosto potrebbe essere possibile pensare ad una modifica dei trattati da parte del Consiglio Europeo prevedendo una maggiore disponibilità verso gli investimenti a patto che siano gli Stati a finanziarsi. Alla Bce il compito di intervenire solo in caso di turbativa sui mercati.
  4. Maurizio Cocucci Rispondi
    La sua proposta, se ho capito bene, consisterebbe in investimenti pubblici pagati dalla Bce e che a suo avviso sarebbe legalmente possibile dato che coloro ad essere pagati sarebbero soggetti privati e non enti pubblici. Se così allora si sbaglia perchè una misura del genere sarebbe al di fuori del mandato assegnato alla banca centrale e un qualsiasi ricorso alla Corte di Giustizia dell'Unione Europea avrebbe esito positivo. Sono anche perplesso circa il fatto che il moltiplicatore della spesa sia maggiore di quello fiscale, dovrebbe prendere in considerazione il contesto in cui si applicano (o si sono applicati) provvedimenti questo genere. In Germania ad esempio il primo governo Schröder ridusse la pressione fiscale sulle imprese e in particolare sui cittadini portando la prima aliquota dal 25,9% al 23,9% nel 1999 e via così fino ad arrivare nel 2005 al 15%. Quella massima la portò dal 53% al 42%. Il deficit conseguente fu compensato con tagli alla spesa previsti dal noto programma Agenda 2010, il cui pacchetto fu portato come contropartita per una concessione in deroga allo sforamento del limite del rapporto deficit/Pil, richiesta accolta dall'allora presidenza italiana. Non è difficile comprendere come chi arriva a stento a pagare tutte le spese se ricevesse un incremento di reddito diffcilmente lo risparmierebbe ma lo userebbe per concedersi qualche spesa in più. La strada seguita dalla Germania è quindi quella da copiare: ridurre la pressione fiscale sui redditi minori.
  5. Piero Rispondi
    Ascari sa benissimo che la politica monetaria QE ( acquisto titoli statali sul secondario) senza sterilizzare gli effetti sulla liquidità, aumenta la base monetaria, la Bce deve detenere i titoli fino alla scadenza, devono essere acquistati i titoli più lunghi, quindi avremo per la durata del titolo un aumento di liquidità. " la Bce paga moneta solo se vede cammello" questo e' lo sbaglio di tutti i commentatori, la Bce ha un obbligo statutario, garantire la stabilità della moneta con una inflazione prox al 2%, raggiunto tale obbiettivo deve cooperare con gli stati per il raggiungimento della piena occupazione (artt. 2 e 3 dello statuto Bce), essa quindi è subalterna agli stati, non detta le regole deve raggiungere l'obbiettivo e poi deve collaborare, oggi al contrario essa vuole dettare le regole. Gli stati sono liberi di regolamentarsi come vogliono, hanno stipulato un contratto europeo, sono loro che debbono decidere, hanno stipulato il fiscal compact, basta, la Bce faccia il suo dovere. Invece di auto assegnassi compiti politici che non gli competono. La deflazione attuale non è una scelta di "non" policy, anzi tutt'altro, e' una precisa scelta della Bce così come influenzata dalla Germania, mai l'inflazione che espropria i risparmiatori tedeschi. Naturale che da sola la politica mon. non risolve il problema, ma il fiscal compact obbligherà gli stati ad adottare le misure fiscali più idonee per ragg. gli obbiet., quindi basta alibi per Draghi, faccia ciò per cui è pagato.
  6. marco Rispondi
    complimenti per articolo , molto out of the box. Vorrei che mi chiarisse, professore, alcuni punti. 1) differenza tra monetizzazione debito e finanziamento diretto senza sterilizzazione, nella mia ignoranza mi appaiono identici, come interventi diretti sul mkt primario ; 2) quando dice che art 123 é stato aggirato con omt, ma non era già successo prima con Smp.? riguardo questo ultimo i ribates degli interessi sul debito vengono girati alle varie banche centrali in proporzione alla loro quota di partecipazione all istituto di Francoforte oppure in base ad altri criteri 3) in paesi come italia sull orlo di una crisi fiscale non é. possibile che il moltiplicatore fiscale sia superiore a quello della spesa? grazie e complimenti ancora per i suoi papers.