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  1. Paolo Rispondi
    il recente studio citato è del 2012 ma soprattutto se uno vede le statistiche ISTAT nota che negli scorsi 10 anni è aumentata notevolmente la copertura di banda larga in Italia ma il PIL pro capite è sceso. La banda larga è uno degli ingredienti alla crescita ma da solo non produce niente, come l'energia elettrica non produce luce se non ci sono le lampadine. Detto questo sono d'accordo con l'impostazione dell'articolo su come si potrebbe favorire la copertura anche se sono convinto che il pubblico non dovrebbe entrare più di tanto a finanziare questa operazione, semmai dovrebbe finanziare interventi volti ad aumentare altre variabili per favorire l'uso produttivo di internet. Il tema non può essere quello di trovare applicazioni come netfix che saturano banda per invogliare gli italiani a comprare abbonamenti che di solito non fanno (per la verità in quasi tutto il mondo gli utenti non si abbonano ad alte velocità pagando di più per servizi che poi non gli servono, manco in danimarca). Sarebbe opportuno rimettere in discussione i parametri dell'agenda digitale europea che poco sono stati utili a far assumere una qualche leadership tecnologica all'industria europea e che non si stanno dimostrando in grado di aumentare il PIL. Si dovrebbero fare interventi sulla domanda per esempio con un voucher da dare agli utenti per due anni di abbonamento ad internet da spendersi anche con gli operatori locali di solito molto più attenti alle richieste di piccole comunità.
    • rob Rispondi
      "..semmai dovrebbe finanziare interventi volti ad aumentare altre variabili per favorire l'uso produttivo di internet". Paolo c'è una sola variante che favorisce l'uso di Internet: la cultura! In questo Paese si scambia la moda il gossip con la cultura che dovrebbe essere diffusa e dovrebbe partire dalla scuola. Telefonini e giochi vari in questo Paese hanno fatto la fortuna di Internet, ma un concetto culturale di utilizzare uno straordinario mezzo come la rete nel settore produttivo imprenditoriale è fallito, non ha attecchito la filosofia della rete, l'educazione .Siamo rimasti un popolo di vocianti mercanti da fiera
  2. carboniero giampaolo Rispondi
    Per illustrare il teatro dell'assurdo italiano: vivo in un paese di montagna -Lusiana, Altopiano dei Sette Comuni,VI- In Comune abbiamo stipulato una convenzione con una ditta privata per il Wi-fi, la Regione 5 anni fa ha indetto un bando di 1,5 Mln., per la banda larga nella zona comprendente il mio Comune, viene però utilizzato il sistema Wimax, che non riesce a scavalcare i molti rilievi del territorio, lasciando larga parte dei possibili utenti senza rete; la Telecom ha appena portato la fibra ottica fino alla cabina vicino al Municipio, da cui il segnale verrebbe irradiato via doppino telefonico (peccato che oltre i 2 Km. il segnale diventi insufficiente); un po' di collaborazione, di regia, fra i vari interventi non sarebbe stato possibile e più efficace?
  3. Luca Cicchelli Rispondi
    L'articolo rappresenta bene la situazione, soprattutto per i non addetti ai lavori. Puntualizzo solo il fatto che le varie tecnologie non sono paragonabili. Infatti l'LTE, essendo una tecnologia cellulare, prevede un numero di utenti limitato per cella e, soprattutto, non prevedibile. Quindi il wireless fisso meglio si adatta alle necessità residenziali. Comunque entrambe richiedono una maggiore disponibilità di fibra ottica per collegare gli apparati radio. A tal proposito, andrebbe approfondita la proposta iFON (http://www.slideshare.net/ilfattoquotidiano/i-fon-final?qid=15d3fee3-a283-4c79-abc4-53301df8da14&v=qf1&b=&from_search=1). Un altro aspetto è la asimmetricità delle comunicazioni della tecnologia FTTCab: va bene per vedere Netflix me se devo fare videoconferenza ad alta definizione o lavorare in Cloud meno: quindi poco si adatta alle esigenze delle aziende. Il satellite, che ha il vantaggio di arrivare ovunque, è la tecnologia meno performante, dal momento che i tempi di latenza che ha poco si sposano con le due (tra le altre) applicazioni citate sopra.
  4. Paolo Ragazzi Rispondi
    E se, ad ulteriore supporto a tale ipotesi, si unisse questa copertura del territorio con la realizzazione di una USN ( urban Sensing Network), come nel progetto che stiamo seguendo? In cambio della reale copertura di rete, ottenuta con più tecnologie, in modo flessibile e scalabile, il comune potrebbe negoziare per costituire subito una rete a disposizione ( da offrire anche, gratuitamente e con limiti, anche al visitatore) , con il vantaggio di potere subito implementare un sistema di rilevazione per la conoscenza del territorio, declinato secondo le esigenze di ogni comunità. Facendo convergere queste esigenze in un accordo " allargato", avremmo più benefici ed una corretta ripartizione delle competenze e delle scelte di priorità. Nei progetti che stiamo seguendo, uniamo l'efficientamento delle reti esistenti ( tra tutte, l'illuminazione pubblica) con l'inserimento di nuove unità di rete, sfruttando le stesse strutture. Economie di intervento e di interessi condivisi: in tal modo si amplia anche il quadro delle risorse attivabili. Ovviamente, mi interesserebbe molto capire i dubbi e le perplessità, a riguardo di tale modello, letto da punti di vista qualificati ed esperienze sicuramente maggiori delle nostre.
  5. Giovanni Rispondi
    Sono almeno 6 anni che sento questi discorsi sulla banda larga. Il problema è che c'è scarsa richiesta, essendo gli italiani un popolo di TV e cellulari dipendenti. Pare che circa il 40% degli Italiani non abbia mai usato il WEB in vita sua: serve aggiungere altro? In più vogliamo parlare delle tariffe, tra le più alte in Europa?
    • rob Rispondi
      Giovanni questo è il Paese per eccellenza dei spot. Parlare di banda larga in questo Paese e come perdere tempo a scegliere un profumo a uno che non si lava da 10 anni. Statistiche parlano del 1-2 % delle aziende che utilizzano Internet. 1 azienda su 10 risponde ad un e-mail entro massimo 2 ore. La ricerca di personale ancora si fa presentato dal "compare". Attenzione non si vuole essere critici su tutto ma cosa ci possiamo aspettare da un Paese che sono 40 anni che non fa un piano industriale e di sviluppo ?