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  1. Vincenzo Tondolo Rispondi
    La domanda del lavoro italiana si svolge attraverso canali informali e non strutturati nella misura di oltre l'85%. E' facile desumere quindi la maniera tutta nostrana di effettuare le selezioni di personale. Certamente non in base alle competenze! Nell'articolo viene riportato che "non è stata avviata una seria riforma dei centri per l’impiego e delle politiche attive". Da dipendente e responsabile di uno di questi Centri per l'Impiego Pubblici (CIP) confermo e sottoscrivo. Mi e vi chiedo: ma con questa classe di dirigenza pubblica (provinciale in tutti i sensi) è mai ipotizzabile una seria riforma della Pubblica Amministrazione, in termini soprattutto di efficacia (raggiungimento degli obiettivi) e quindi di efficienza (rapporto costi/risultati)? Purtroppo si continua a fare confronti con altri paesi europei senza mai tenere conto delle specificità (patologie) italiane.
  2. sandro urbani Rispondi
    Non è questione di pochi o mancati o sbagliati studi, è che l'imprenditore medio italiano tra un laureato e un non qualificato preferisce assumere il secondo: lo paga di meno e ha meno pretese con buona pace di quanti, non troppi anni fa, prospettavano addirittura una carenza di laureati
  3. Gianni Valerio Rispondi
    "Per di più, in indagini apposite sul grado di soddisfazione personale, i giovani hanno dichiarato di non essere affatto soddisfatti del servizio civile pubblico e di non farlo volentieri." Si può sapere quali sono queste indagini? Perchè esistono invece indagini che sostengono l'esatto contrario. Potete citare le fonti per favore?
  4. Cosimo Martella Rispondi
    (3) Penso che se non s’interviene sul costo del lavoro, tutte le misure che saranno messe in campo avranno solo effetti palliativi e non risolutivi del problema disoccupazione. Urge indagare per capire il perché le nostre aziende stiano morendo con conseguente sparizione di migliaia di posti di lavoro. Non penso sia un problema d’incapacità dei nostri imprenditori o del nostro sistema di formazione. Sarà senz’altro colpa del basso costo della manodopera (uguale basso costo dei prodotti) nei paesi emergenti; sarà colpa del fatto che non tutte le nostre aziende, nel corso degli anni hanno investito nella ricerca; sarà pure colpa del fatto che anche tante nostre aziende considerate “sane” hanno delocalizzato la loro attività produttiva e che così facendo, i loro prodotti vanno ad aggiungersi tra quelli importati in Italia. Sappiamo benissimo che le importazioni (cos’ì come le rimesse dei migranti presenti in Italia) non creano ricchezza e/o occupazione. Speriamo che a qualche economista venga in mente un algoritmo per la soluzione del problema lavoro magari utilizzando i seguenti dati: Importazione=disoccupazione; esportazione=occupazione; occupazione=consumo; consumo=produzione;produzione=occupazione;occupazione=lavoro;basso costo del lavoro=occupazione;alto costo del lavoro=disoccupazione;lavoro=ricchezza reale e non fittizia; ricchezza reale=moneta; moneta=carburante per il motore dell’economia.
  5. Cosimo Martella Rispondi
    (2)Sarebbe opportuno rimettere al primo posto il lavoro e la persona e puntare di nuovo sull’economia reale e non a quella fittizia altrimenti non ci sarà futuro ( nemmeno per la finanza). Non deve essere la finanza padrona della moneta ma la politica. Solo se la politica si rimpossessa della moneta forse si potrebbe interrompere questo ciclo vizioso che ci sta portando verso il fallimento totale. La moneta non deve essere uno strumento di speculazione delle banche ma uno strumento in mano alla politica che lo deve utilizzare solo per agevolare lo scambio di beni e di servizi tra la popolazione e, questo strumento, dovrebbe essere teoricamente a costo zero per lo Stato. Finché saranno le Banche a prestare i soldi alla politica ( e non lo fanno di certo a costo zero), qualsiasi Stato non avrà la possibilità di avere un valido strumento per governare le politiche economiche e, aiutare le aziende. Se già rimane difficile per lo Stato avere credito dalle Banche, figuriamoci quant’è difficile per le aziende ricevere soldi dalla Banche. Il debito è come il cancro, è difficile estirparlo. Il debito, specialmente quello nostro, con tutti gli interessi passivi, genera altro debito e così via. Se vogliamo che nel futuro l’Italia non sia una Nazione malata terminale (economicamente) occorre trovare oggi la giusta terapia. E’ illusorio pensare che tanti giovani risultano disoccupati perché privi di competenze spendibili nel mercato del lavoro. Ci sono anche molti giovani competenti che continuano a rimanere disoccupati.
  6. Cosimo Martella Rispondi
    (1)Quando le cose vanno bene tutti vogliono prendersi il merito, quando invece vanno male, ognuno cerca di addossare la colpa agli altri. Il mese di ottobre u.s., ho letto un articolo in cui si ipotizzava una desertificazione industriale dell’Italia: ““Gli storici del futuro probabilmente guarderanno all’Italia come un caso perfetto di un Paese che è riuscito a passare da una condizione di nazione prospera e leader industriale in soli vent’anni in una condizione di desertificazione economica,..” (fonte: http://www.investireoggi.it/economia/litalia-e-giunta-al-capolinea-per-la-london-school-of-economics/) Articolo pienamente condivisibile, alla luce di tutto quello che sta succedendo. Se è vero che Il futuro dipende da noi dobbiamo essere noi stessi a costruircelo. Eravamo convinti che ci avrebbe pensato la nostra classe politico-dirigenziale ma così non è stato. In un mondo globalizzato non è facile governare le politiche economiche e, a maggior ragione, il mercato del lavoro. Probabilmente occorrerà riscrivere e/o annullare molte di quelle norme e leggi sia nazionali che internazionali in materia economica. Sono in molti a pensare che la principale causa della crisi è stato il predominare della finanza sulla politica, che ha anteposto il guadagno a tutti i costi a discapito del lavoro e della persona.
  7. Maurizio Serafin Rispondi
    Al solito i fattori sono tanti, e non escluderei affatto la flessione della domanda almeno in questa fase, ma aggiungerei fra gli altri anche la crisi profonda degli "irriformati(bili)" sistemi di istruzione (scuola e università), con disinvestimento in capitale umano e risorse scarse destinate al diritto allo studio: in controtendenza con gli altri paesi occidentali siamo i soli che vedono in periodo di crisi non dimimuire sensibilmente la dispersione scolastica e addirittura ridursi gli iscritti all'università. Chiaro che i dati sull'occupazione giovanile siano molto sensibili alla riduzione del numero degli studenti visto che il numero degli attivi (il denominatore) è comunque ridotto rispetto agli adulti
  8. Giannoni Alberto Rispondi
    Una domanda per il Dott.Ichino: come mai anche negli altri paesi, a parte Germania e pochi altri, è esplosa la disoccupazione giovanile? Vale anche per gli altri paesi la spiegazione fornita sull'orientamento? Io credo che i motivi che hanno prodotto questa situazione durante la crisi abbiano motivazioni sicuramente più complesse e articolate di quelle che vogliono farci credere.
  9. DDPP Rispondi
    Se la soluzione proposta ai disoccupati è di far far loro un servizio civile coatto, perchè fermarsi a queste mezze misure e non migliorare la proposta integrandola con nuovi istituti, ad esempio:due anni di carcere; quattro anni di esilio in Africa; donazione coatta degli organi.
    • giuseppe Rispondi
      No il carcere no .... il resto sì, soprattutto per i giovani .... gli si darebbe una possibilità per ritrovare la posizione eretta
  10. Francesco Giubileo Rispondi
    Vero, ma in Italia abbiamo il più alto tasso di "forza lavoro potenziale" (disoccupati scoraggiati), un terzo del totale in tutta Europa e tre volte la media Europea. In realtà, il tasso di disoccupazione italiano è almeno il doppio di quello ufficiale (pochi incentivi per Over 30 di registrarsi come disoccupati e comunque poco incentivati alla ricerca di un lavoro). I giovani sono una categorie particolare che con il tempo e con gli anni se non trova lavoro passa negli inattivi. Difficoltà ad entrare nel mercato del lavoro per tutti, ancora di più per Over 45!, conflitto tra tutelati/atipici mai così elevato, curva di Beveridge mai così brutta per l'Italia, rapporto Avviamenti/cessati spesso nasconde fenomeni ciclici (si crea lavoro quanto se né distrugge e spesso cambiano i lavoratori, ma non il lavoro !) . Sì, la situazione del paese è molto seria e non sarà certo una delega al privato, qualche ora di orientamento, un banale corso di formazione o il servizio civile ad aiutare i giovani nel mercato del lavoro. Questi sistemi, senza interventi macro-economici (che ignoro quali possano essere) non funzioneranno, perché accompagnano e non possono sostituire la domanda di lavoro.
  11. Pietro Ichino Rispondi
    Se il tasso di disoccupazione giovanile è sopra il 40%, mentre il tasso generale è di tre volte inferiore, mi sembra che la differenza non possa essere spiegata con il difetto di domanda. La differenza nasce presumibilmente da un gravissimo difetto dei servizi di orientamento scolastico e professionale offerti ai ragazzi italiani.
    • Gianni Valerio Rispondi
      Se non è dovuta alla mancanza di domanda com'è che fino alla crisi questa differenza tra disoccupazione giovanile e disoccupazione generale era niente rispetto ad oggi? Forse i servizi di orientamento scolastico e professionale hanno smesso tutti insieme di funzionare, tutti allo stesso momento, caso strano proprio in coincidenza della crisi?
    • Marco Leonardi Rispondi
      Grazie Ichino del commento. Trovare una sola causa del divario di disoccupazione mi sembra difficile e forse inutile. Mi sembra che ci siano tre ragioni: mismatch, transizioni scuola-lavoro e domanda. Transizione scuola-lavoro è certo una spiegazione strutturale del divario, ma Garanzia Giovani può fare poco per curarla. Il calo della domanda può avere un effetto particolarmente negativo in Italia perché interagisce con contratti a termine in scadenza per i giovani e cassa integrazione che invece protegge gli anziani. Non saprei in che proporzioni queste tre diverse ragioni possono contare per spiegare l'aumento repentino del divario di disoccupazione giovani-anziani. Se qualcuno trova un lavoro serio su questo me lo indichi per favore. La garanzia giovani cura solo il mismatch tra tutte le possibili combinazioni di spiegazioni. Mi sembra che l'esperienza inglese del servizio civile sia molto interessante ai nostri fini. Attenzione che il servizio civile sembra una buona idea (tanto più che è ovviamente difficile piazzare al lavoro più di 100,000 giovani iscritti al programma Garanzia) ma è molto improbabile che aiuti i giovani a diventare più occupabili, tanto è vero che gli stessi giovani si dichiarano poi insoddisfatti dell'esperienza.