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Donne sull’orlo di una crisi di competizione

Secondo una tesi diffusa, le donne ottengono minori riconoscimenti economici e sociali perché sono meno competitive degli uomini. Il concorso per l’abilitazione a professore universitario rappresenta un’occasione per verificarne la solidità. Avversione al rischio e bassa produttività scientifica. 

L’ABILITAZIONE, UN ESPERIMENTO NATURALE

Secondo una serie di recenti studi, i peggiori risultati in campo economico e sociale ottenuti dalle donne rispetto agli uomini potrebbero essere dovuti – almeno in parte – a differenti atteggiamenti psicologici: le donne avrebbero una maggiore avversione al rischio, una minore attitudine a competere, una minore self-confidence, cioè una minore convinzione nelle proprie capacità.
I concorsi a professore universitario (per la fascia degli associati e per quella degli ordinari) banditi nel 2012 attraverso la procedura dell’abilitazione scientifica nazionale (Asn) costituiscono un interessante “esperimento naturale” per valutare l’atteggiamento di uomini e donne rispetto all’attitudine a competere in un contesto reale, con in palio la possibilità di accedere a significativi aumenti di remunerazione e a uno status più prestigioso.
Abbiamo quindi usato i dati relativi alla tornata concorsuale del 2012 per verificare se, e in che misura, le donne – rispetto agli uomini – tendono a evitare le competizioni che potrebbero portarle a ottenere una promozione in ambito accademico.
Abbiamo considerato come potenziali candidati all’abilitazione tutte le persone in servizio nel 2012 nelle università italiane nella posizione di ricercatore (potenziali candidati all’abilitazione per associato) e nella posizione di professore associato (potenziali candidati all’abilitazione per ordinario) in tutti i 184 settori scientifici disciplinari. Tra i docenti in servizio, sono donne il 45 per cento dei ricercatori, il 35 per cento degli associati e il 21 per cento degli ordinari.
Tali dati sono stati incrociati con i dati sulle domande effettivamente presentate per ottenere l’abilitazione (sito Asn). Circa il 52 per cento dei potenziali candidati ha presentato domanda per l’abilitazione: 48 per cento tra le donne e 54 per cento tra gli uomini.

QUANTO CONTA LA PRODUTTIVITÀ SCIENTIFICA

Un elemento fondamentale per valutare la propensione di un docente a partecipare al concorso è il suo livello di produttività scientifica, dato che i più produttivi tendono a concorrere di più, a prescindere dalle proprie “inclinazioni” a competere. Per raccogliere informazioni sulla produttività scientifica dei potenziali candidati (sia quelli che hanno presentato domanda sia quelli che non lo hanno fatto) abbiamo usato il software “Publish or Perish” basato su Google Scholar. (1) La raccolta manuale dei dati su tutti i 42.860 potenziali candidati avrebbe richiesto una mole di lavoro enorme, si è perciò proceduto a estrarre un campione casuale stratificato del 20 per cento (8.523 docenti).
Per ciascun docente del campione ristretto abbiamo raccolto informazioni sul numero di pubblicazioni, citazioni, indice h e indice g. Questi dati sono stati usati per creare una misura sintetica di produttività scientifica individuale.
Si è quindi proceduto a stimare un modello per la probabilità di fare domanda per l’Asn. Nelle stime prendiamo in considerazione anche informazioni sulla posizione accademica dei docenti, gli anni di anzianità, l’università in cui lavorano, indicatori sulla esistenza di “connessioni effettive” con i commissari (se il docente lavora nella stessa università in cui lavora uno dei commissari estratti) o “connessioni potenziali” (se lavora nella stessa università di un professore che si è candidato ad essere membro delle commissioni concorsuali).
In primo luogo, abbiamo considerato il campione di tutti i 42.860 potenziali candidati: tenendo conto delle caratteristiche individuali, università di provenienza e indicatori di settore concorsuale, le stime mostrano che le donne hanno una minore probabilità di concorrere di circa 6,7 punti percentuali.
Un effetto simile viene riscontrato anche quando si stima lo stesso modello utilizzando il campione ristretto di 8.523 osservazioni. Utilizzando il campione ristretto possiamo cercare di capire se la minore propensione delle donne a fare domanda per l’abilitazione sia dovuta a una loro minore produttività. I risultati mostrano che, a parità di produttività, le donne hanno una minore probabilità di competere di circa 4-5 punti percentuali. Di conseguenza, la minore propensione delle donne a competere al processo di selezione in ambito accademico è solo in parte spiegabile considerando differenze osservabili di produttività.
La minore propensione a competere delle donne conferma i risultati ottenuti negli esperimenti di laboratorio, ma la dimensione dell’effetto che troviamo è piuttosto limitata.
Dalla nostra analisi emerge anche che le donne manifestano una minore propensione a presentare domanda rispetto agli uomini in medicina, scienze umanistiche e scienze sociali, mentre nelle aree più prettamente scientifiche le differenze di genere non sono statisticamente significative.

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AUTOSTIMA E AVVERSIONE AL RISCHIO

La minore propensione a competere delle donne potrebbe essere dovuta a una loro riluttanza a entrare in contesti competitivi, oppure potrebbe essere causata da una loro più forte avversione al rischio e da una tendenza – anch’essa molto femminile – di sottostimare le proprie capacità.
Nel contesto che stiamo esaminando, sia la fiducia nelle proprie capacità che l’avversione al rischio sono aspetti importanti per le decisioni di coloro la cui produttività scientifica non è molto elevata e per i quali è più forte il rischio di non ottenere l’abilitazione (con l’ulteriore penalizzazione di non poter presentare domanda per la tornata successiva).
Per investigare questo aspetto abbiamo suddiviso il campione sulla base della produttività. Dalle nostre stime emerge che le differenze di genere nella propensione a concorrere per l’abilitazione esistono solo per docenti con bassa produttività (al di sotto del 25° percentile): in questa categoria le donne hanno una probabilità di concorrere di circa 10 punti percentuali in meno rispetto agli uomini con produttività simile. Si tratta di un effetto molto grande che tende a confermare il fatto che le donne sono più avverse al rischio rispetto agli uomini e meno fiduciose nelle proprie capacità. Al contrario, troviamo differenze di genere modeste e poco significative tra i docenti che hanno una produttività più elevata.
Ci siamo chiesti inoltre se, una volta presentata la domanda, le donne mostrano la stessa probabilità di successo degli uomini nell’ottenere l’abilitazione. Come già evidenziato su lavoce.info dall’articolo di Manuel F. Bagues, Mauro Sylos Labini e Natalia Zinovyeva, a parità di produttività, non emergono differenze di genere significative, con l’unica eccezione di medicina (probabilità di 8 punti in meno per le donne).

 

(1) Il sito dell’Asn offriva alcuni indicatori di produttività solo per i candidati.

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  1. Va ricordato che l’abilitazione viene concessa non solo sulla base della produttività scientifica, ma anche valutando altri imprescinbili titoli di merito, come ruoli di responsabilità nell’editoria scientifica, nelle accademie o società scientifiche, in progetti di ricerca nazionali e internazioanli. Altri indicatori di maturità sono il contributo individuale nelle stesse pubblicazioni scientifiche, che non può essere dedotto dagli indicatori bibliometrici. Un’autrice, o un autore, potrebbe avere un alto profilo bibliometrico, senza tuttavia mai aver scritto una cover letter all’editor-in-chief di una rivista scientifica, per spiegare il valore della ricerca presentata nel suo manoscritto, e potrebbe non aver mai avuto necessità di argomentare con i reviewers per confutare le loro obiezioni e difendere le sue scelte di ricerca, perchè il suo ruolo nel lavoro era un parte e non la guida dell’impresa scientifica. Perciò, gli indicatori bibliometrici non sono indicatori di propensione al rischio e alla competizione. Sono indicatori di abilità ad intercettare l’interesse dei lettori, rivolto il più delle volte a confermare certezze più che a ribaltare paradigmi scientifici.

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