logo


  1. Bernardo GABRIELE Rispondi

    Non si tratta solo di normativa europea: come scritto nella nota ministeriale che avevo indicato, è sta recepita anche dal nostro ordinamento. Questa norma deve essere e continuare ad essere rispettata, ma perché mai ciò dovrebbe significare l'abolizione di fatto della formazione all'insegnamento? Quando avremo docenti abilitati a sufficienza, non ci saranno più precari "in servizio permanente" per più anni, né la necessità di abilitarli ope legis. Si tratta inoltre di un'abilitazione che prevede una formazione. Stiamo infine parlando di abilitazione, non assunzione: non c'entrano la Costituzione e i concorsi obbligatori. Proporre oggi qualcosa di diverso da ciò che ha anticipato il MIUR, significa proporre un'epurazione illegale di migliaia di lavoratori che hanno consentito per anni il regolare funzionamento della scuola nonostante la carenza degli abilitati, come lo stesso MIUR ha scritto.

  2. Francesco Rocchi Rispondi

    Nel resto del mondo ci si puo' abilitare mentre si sta facendo un altro lavoro ma si vorrebbe entrare nella scuola, o quando ci si vuole creare un'alternativa (per esempio se non si riesce a rimanere nell'universita'). Se decido di abilitarmi per un insegnamento inflazionato, la responsabilita' e la disoccupazione sono mie (ma magari sono un insegnante eccellente che merita di essere formato, anche se ci sono pochi posti, e faccio bene a fare una scommessa del genere). Il sistema attuale lega tra loro abilitazione e promessa d'assunzione, crea un enorme apparato e i risultati si vedono. Forse allo Stato costa troppo abilitare insegnanti che si temono inutili, ma se parliamo di docenti che gia' lavorano, non e' quello il caso. Se poi il problema della mia osservazione era l'idea delle assunzioni da parte delle scuole, si tratta di avviare un'altra discussione, ma prima di dire che sarebbe un male, bisognerebbe argomentare. Di certo, e' difficile immaginare un luogo migliore di una scuola, per la valutazione di un docente.

  3. ivano Rispondi

    Capisco che la questione dell'educazione e, più in generale, quella della formazione è un confine neppure tanto sfumato dove si concentrano interessi particolari e generali. La formazione non è una ricetta medica dove individuati quelli che si considerano "mali", la giusta medicina è poi capace di curarne le cause. Del resto neppure l'insegnamento è una prescrizione medica. Si può fare altro. Come in tutte le cose del resto. La stonatura, naturalmente a parer mio, è il fatto che come una laurea in architettura non fa di un uomo un architetto, una in filosofia un filosofo o una in matematica un nuovo Abel, un corso post universitario difficilmente potrà fare di una persona un insegnante. Un cattivo insegnante per natura rimarrà tale a prescindere. Non ci sono né corsi né conoscenze che tengano. L'insegnamento rimane un fatto quasi personale, una specie di istinto difficile da spiegare e da introdurre in altri. Se però sono rischiesti ulteriori titoli per insegnare nelle scuole inferiori e superiori, non capisco il motivo per il quale non viene richiesto nulla di simile per insegnare nelle Università.