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CREANO DANNI LE RACCOMANDAZIONI

Come trovano lavoro gli italiani? Cresce il ruolo delle agenzie private per il lavoro, in particolare per i giovani e resta costante quello dei Centri per l’impiego. Fermo il canale dei concorsi pubblici. L’intermediazione informale ha invece raggiunto livelli molto alti. E con aspettative economiche negative, si corre il rischio di chiudersi ancora di più a riccio, in una sorta di protezionismo familiare, che potrebbe contrarre ulteriormente i volumi economici e le occasioni lavorative, innescando una spirale negativa.

Con la fine dell’era “del posto fisso”, ribadita anche dall’attuale governo, la ricerca di lavoro sembra destinata a diventare una compagna di strada per tutta la vita attiva degli individui e pertanto il ruolo dell’intermediazione riveste particolare rilievo. (1)

CHI TROVA LAVORO AGLI ITALIANI

È illuminante vedere come hanno travato lavoro gli italiani. Osserviamo (tabella 1) questi fenomeni attraverso i risultati dell’indagine Isfol Plus del 2010. (2)
Cresce il ruolo delle agenzie private per il lavoro (soprattutto per i giovani) e rimane costante l’entità dell’intermediazione diretta dei Centri per l’impiego (crescente, in accordo con la riforma, l’attività indiretta e la funzione amministrativa, si pensi alla certificazione per la disoccupazione ). Il 17,7 per cento dei match (il 24 per cento per i giovani) avviene su iniziative di promozione personale (le cosiddette auto-candidature) presso i datori di lavoro.
Il canale concorsi pubblici si è inaridito nel tempo a causa sia del blocco delle assunzioni che della riduzione del perimetro della Pa. Si è passato dal troppo di ieri (1 su 3, prima del 1997) al troppo poco di oggi (neanche il 6 per cento dopo il 2003); esponendoci, in assenza di un adeguato turn-over, al rischio di comportamenti opportunistici da parte della componente più anziana della popolazione. (3)
Si può notare come l’espansione nel tempo (figura1) dell’intermediazione informale (i cosiddetti “amici, parenti e conoscenti”) abbia quasi dimezzato le opportunità che transitano realmente sul mercato. Livelli di intermediazione informale così alti – anche tra le posizioni lavorative elevate – rappresentano una implicita selezione avversa rispetto ai talenti e al merito. C’è stato un concorso di colpa: l’immagine caricaturale della raccomandazione ha sovente suscitato nel nostro Paese sentimenti più di invidia che di indignazione, ottenendo come risultato di inibire gli strumenti di emancipazione, frenare la mobilità sociale, aumentare il mismatch nel mercato e l’inefficienza del sistema. (4) A tal proposito, recente è l’outing del primo ministro inglese David Cameron circa l’uso disinvolto della raccomandazione anche in Gran Bretagna, creando non pochi malumori in un paese (dichiaratamente) votato al merito. (5) Ma non sempre la “rete di conoscenti” conduce a buone occupazioni. (6)
La combinazione di queste tendenze, insieme a una bassa domanda di lavoro qualificato alimentano l’effetto razionamento riguardante le occupazioni di qualità e crea gravi effetti collaterali, quali l’entrata tardiva dei giovani nel mercato del lavoro, la fuga dei cervelli e la scarsa mobilità sociale. (7) Preoccupa, in definitiva, la crescita delle rendite d’appartenenza alla famiglia, al territorio o a una generazione.
Appare singolare la differente indignazione che l’ereditarietà suscita in politica e in economia. Inammissibile appare una trasmissione ereditaria del potere politico, di padre in figlio, di stampo aristocratico. Molto più tollerata è invece l’ereditarietà dei beni economici, del potere industriale, del patrimonio immobiliare. Se la prima non è più una minaccia, la seconda è un problema crescente, non nuovo, al quale la progressività del fisco, le imposte dirette e la tassa di successione ponevano un piccolo limite, svolgendo una rigenerante azione redistributiva. (8)
Con aspettative economiche negative, si corre il rischio di chiudersi ancora di più a riccio, in una sorta di protezionismo familiare, che potrebbe contrarre ulteriormente i volumi economici e le occasioni lavorative, innescando una spirale negativa. Si deve invertire la rotta e smetterla di sostenere ancora questo egoistico laissez-faire, magari aumentando le occasioni palesi di selezione, alimentando una domanda di lavoro qualificata, sostenendo l’internazionalizzazione e la crescita della dimensione media delle nostre imprese, aprendo una nuovo stagione di politiche industriali e, infine, garantendo il credito alle – buone – idee. (9)

(1) Si veda E.Mandrone, “La ricerca di Lavoro in Italia”, Politica Economica, 1/2011.
(2)
L’indagine è nel Psn dal 2006, è rappresentativa della popolazione tra i 18 e i 64 anni, non ha interviste proxy, ha un campione di 40mila individui e ha una vasta componente longitudinale  Per richiedere i dati: plus@isfol.it.
(3) Il blocco delle assunzioni è una soluzione ipocrita. Bisogna salvaguardare la Pa da alcuni che sono già “dentro e in alto” piuttosto che da chi è “fuori e in basso”. Il discredito dell’istituto concorsuale è dovuto al fatto che la selezione non ha premiato i migliori, poiché chi ha esaminato si è prestato sovente ad accomodamenti. Loro andrebbero bloccati.
(4) Un contributo recente è E. Mandrone, “La mobilità sociale”, Osservatorio Isfol, n. 2 del 2011, su www.isfol.it.
(5) “Un aiutino? È pratica che non disdegno. L’ho sempre fatto e continuerò a farlo”. David Cameron, primo ministro del Regno Unito, si schiera a difesa della raccomandazione. “Un aiuto, grazie a buoni contatti, per farsi largo nella vita, o almeno per muovere i primi passi nel mondo del lavoro” Cameron ha ammesso di averlo ricevuto lui stesso, grazie alle conoscenze di suo padre, celebre agente di Borsa. (…) La raccomandazione non è solo un’intramontabile abitudine sudista. Curiosa confessione in un mondo che s’è sempre trincerato dietro lo slogan dell’equità, anzi delle pari opportunità per tutti. Ancor più curiosa, perché giunge dal premier prodotto dell’upper class britannica, svezzato ad Eton, formato a Oxford, dove il network di amicizie è solida garanzia di successo. Da Il Sole-24Ore del 24/4/2011.
(6) Si vedano i lavori di Pistaferri (1999), Pellizzari (2005) e Meliciani e Radicchia (2008). Quando si accede a un posto di lavoro per segnalazione diventa poi difficile affermarsi o far carriera secondo logiche di mercato. Si pensi all’edilizia o al commercio, in cui molti lavorano in aziende familiari: le rivendicazioni salariali o la sicurezza diventano difficili da esigere in un contesto promiscuo in cui la famiglia, il datore, il lavoro e i colleghi sono un tutt’uno.
(7)
Per chi vuol leggere il lavoro completo si veda: E.Mandrone, D. Radicchia, “La ricerca di lavoro: i canali di intermediazione e i Centri per l’Impiego”, Studi Isfol, n. 2 del 2011, su www.isfol.it.
(8) Luigi Einaudi, nel solco della tradizione agraria, suggerì una corroborante messa a maggese dei ruoli sociali.
(9)
Attenzione: non si intende in alcun modo suggerire di consegnare le piccole e medie imprese – e gli uomini e le donne che vi lavorano sul territorio – alla grande distribuzione o ad anonime multinazionali. Al contrario si ritiene opportuna una maggiore cura di quel valore, non solo economico, che rappresentano. Una attenzione che deve salvaguardare e valorizzare le differenze – il nostro vero patrimonio – in termini cooperativi o consortili.

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Leggi anche:  Politiche attive del lavoro, il problema dell’Italia

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ARTICOLO 18 NELLA PA: UNA DOMANDA A DUE MINISTRI

10 commenti

  1. roberta d'arcangelo

    Molto interessante mettere in relazione canali di selezione e crescita economica. Secondo il Sistema Informativo Excelsior ben il 61% delle imprese italiane ricorre ai canali informali per selezionare il personale in entrata, quota cresciuta di 10 punti tra 2007 e 2010 (http://excelsior.unioncamere.net/). Si arriva al 66% tra le piccolissime imprese e al 69% nel Mezzogiorno. Insomma, proprio quando all’Italia serviva la crescita, il settore privato si è chiuso a riccio, invocando la crisi e accantonando meriti e trasparenza. E’ venuto meno al servizio, necessario al Paese e soprattutto ai suoi contesti più fragili, di sostegno all’occupazione talentuosa e meritoria, magari govanile e femminile, priva di spintarelle e conoscenze. Non va meglio nel settore pubblico: la PA continua a far concorsi (e a spender milioni di euro) per poi non assumere e lasciare centinaia di giovani nel limbo dell’attesa (http://comitatoxxviiottobre.jimdo.com/), tradendo la Costituzione ma non l’esercito di consulenti e incarichi ad hoc, distribuiti in modo molto poco trasparente. Per fortuna i giovani bravi non sono bamboccioni e trovano la loro via; ma il Paese qualcosa ci perde.

  2. roberta d'arcangelo

    Molto interessante mettere in relazione canali di selezione e crescita economica. Secondo il Sistema Informativo Excelsior ben il 61% delle imprese italiane ricorre ai canali informali per selezionare il personale in entrata, quota cresciuta di 10 punti tra 2007 e 2010 (http://excelsior.unioncamere.net/). Si arriva al 66% tra le piccolissime imprese e al 69% nel Mezzogiorno. Insomma, proprio quando all’Italia serviva la crescita, il settore privato si è chiuso a riccio, invocando la crisi e accantonando meriti e trasparenza. E’ venuto meno al servizio, necessario al Paese e soprattutto ai suoi contesti più fragili, di sostegno all’occupazione talentuosa e meritoria, magari govanile e femminile, priva di spintarelle e conoscenze. Non va meglio nel settore pubblico: la PA continua a far concorsi (e a spender milioni di euro) per poi non assumere e lasciare centinaia di giovani nel limbo dell’attesa (http://comitatoxxviiottobre.jimdo.com/), tradendo la Costituzione ma non l’esercito di consulenti e incarichi ad hoc, distribuiti in modo molto poco trasparente. Per fortuna i giovani bravi non sono bamboccioni e trovano la loro via; ma il Paese qualcosa ci perde.

  3. SAVINO

    Questa è la vera piaga dei nostri giorni in tema di lavoro ed è su questo che bisognerebbe discutere. Come mai tanti poveri ragazzi da una vita inviano rilevanti curricula e vengono scartati, mentre gente che non ha titoli e che non sa fare niente trova lavoro in un attimo? Chi seleziona i selezionatori di risorse umane e quali criteri vengono utilizzati in questo ambito? Io dico solo che, nella nostra società, a furia di mangiare pane e raccomandazioni, il pane è finito e rimane solo la vergogna di aver lanciato nel mercato del lavoro i peggiori lasciando i migliori in mezzo alla strada.

  4. HK

    Molto spesso le raccomandazioni vengono considerate, non a torto, una pratica deprecabile, un cattivo comportamento. Ma è sempre così? Ci sono raccomandazioni virtuose? Se devo dirvi della mia esperienza nel privato, quello che ho capito è questo. Se la raccomandazione proviene da un talento anche la persona raccomandata è un talento. In tutti gli altri casi il raccomandato è peggiore del raccomandante. I talenti infatti hanno bisogno di confrontarsi con altri talenti. Oggi se possibile assumiamo per raccomandazione (di un talento). Un saluto agli amici de lavoce.

  5. marco

    Penso sia inutile affrontare il dibattito in quanto le dinamiche e le conseguenze documentate e descritte nell’articolo sono talmente evidenti da non poter non trovare d’accordo la maggioranza degli italiani…La domanda da porsi penso sia un altra; come mai negli ultimi decenni la politica e il sistema non ha fatto niente per cambiare lo stato delle cose? Il sistema attuale è in grado di autorigenerarsi in modo da diventare superiore a questo tipo di logica della raccomandazione o si alimenta sopratutto di questa? Martone sottosegretario non è proprio un esempio lampante di come si muova la politica oggi? Per non parlare del Trota il figlio dell’onorevole Bossi che dopo un diploma preso non si sa come percepisce uno stipendio sognato dalla maggior parte dei suoi coetanei sopratutto quelli più titolati! Io penso ci vogliano nuove regole che permettano di reclutare un classe politica che sia effettivamente capace di creare, dalle ceneri dell’oggi, un sistema socio-economico capace di premiare i bravi e di castigare i disonesti…

  6. Cristina

    Sono una lavoratrice flessibile o precaria che opera nelle risorse umane dal 2008. Mi sono occupata anche di selezione del personale per agenzie private. Mi trovo pienamente d’accordo con l’articolo “Creano danni le raccomandazioni” poichè vissuto sulla mia pelle. Quest’anno non mi viene rinnovato il contratto presso un’agenzia privata (vicina alla politica) e poi mi giunge voce che doveva entrare un raccomandato. Sono stata in quell’azienda sei mesi e i raccomandati erano la regola e non l’eccezione. Ovviamente l’azienda andava male. Se un’azienda va male i motivi sono tanti ma spesso i raccomandati lavorano con meno impegno perchè si sentono al sicuro, sono meno motivati e hanno un atteggiamento opportunista e non a favore/produttivo per l’azienda. Siccome i raccomandati in Italia (qualcuno magari anche meritevole) sono tanti quello che urge è un’esame di coscienza. Un raccomandato si deve chiedere: questo lavoro mi piace o mi fa comodo solo lo stipendio? Sto creando e sto dando il massimo per l’azienda e la società?Questa crisi è una crisi anche di mentalità errata. L’era dei furbi sta finendo. La trasparenza, onestà e merito ormai sono d’obbligo.

  7. AM

    Non è certamente un fenomeno peculiare dell’Italia. Da mia esperienza si tratta di una pratica diffusa anche all’estero, variando sensibilmente da paese a paese. La raccomandazione assume rilievo quando vi è carenza di canali informativi affidabili sulle caratteristiche e sul passato delle persone. Ad ogni modo il garante si sostituisce in un certo senso al candidato. Se il garante è persona valida, seria ed affidabile la sua raccomandazione può essere decisiva per assumere il candidato. Se, di contro, il raccomandante è persona inaffidabile, la raccomandazione diventa preclusiva all’assunzione. A meno che vi sia un “do ut des” cioè uno scambio di favori come spesso avviene con i politici.

  8. Luigi Oliveri

    Il bassissimo utilizzo di canali di ricerca trasparenti è in gran parte causato dalle stesse imprese. Esse preferiscono di gran lunga i canali informali delle amicizie e conoscenze, perchè "paga di più". Gli imprenditori in questo modo fanno e ricevono "piaceri", ed alimentano appunto il sistema devastante delle raccomandazioni.
    I centri per l'impiego e le agenzie per il lavoro sono il canale "ufficiale" e trasparente per l'incontro tra domanda e offerta, nell'ambito del quale le domande di lavoro sono pubbliche e l'intermediario, se agisce correttamente, seleziona rose dei curriculum migliori, tra i quali il datore poi sceglie. Andrebbe incentivato, anzi, reso vincolante un sistema di ricerca di lavoro mediante questi canali (magari in via non esclusiva, ma sicuramente obbligatoria).
    Il sistema ci sarebbe: prevedendo l'obbligo in capo alle imprese a ricercare il lavoro mediante canali trasparenti e ufficiali, consentendo a tutti di candidarsi. La cosa è possibile: incrociando le comunicazioni obbligatorie delle assunzioni con gli avvisi pubblicati, si può scoprire se un'azienda adempie all'obbligo o meno e in questo secondo caso prevedere disincentivi ad agire in questo modo, per esempio elevando la quantità di assunzioni obbligatorie di disabili o tagliando incentivi, ad esempio, per apprendisti in forza.

  9. Simone Caroli

    Questa riforma aiuterà realmente gli Italiani che vogliono lavorare? Qualcuno pensa, giustamente, che i problemi rimangano a monte come scarsa incentivazione all’impresa da un lato e parimenti scarsa disincentivazione alla delocalizzazione dall’altro. Come il Gattopardo: cambiare tutto per non cambiare niente.

  10. Luca Falciasecca

    Le raccomandazioni esistono i tutto il mondo, nei paesi anglosassoni esistono addirittura forme ufficiali di sponsorship. Una persona valida e autorevole sponsorizza un talento: d’altra parte è la stessa cosa che fanno gli intermediari ufficiali, ma con il vantaggio dell’autorevolezza, che si basa sulla fiducia. Si tratta quindi di una selezione meritocratica, essendo anche la capacità relazionale un merito, non certo di tipo politico-affaristico. Naturalmente esiste anche quest’ultima, ma è grave soprattutto nel caso del settore pubblico, dove per definizione il rischio non esiste. Nel settore privato se un imprenditore assume un incapace rischia di pagarne le conseguenze mediante la competizione tra aziende. Per questo le raccomandazioni ingiuste, quando ci sono, riguardano lavoratori di basso livello.

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