logo


  1. Lucia Pasquadibisceglie Rispondi

    Così semplice ed efficace... Eppure così lontano e distante. Credo che tutti abbiamo ampia consapevolezza sul fatto che questi incentivi potrebbero generare crescita e ricchezza nel nostro paese eppure non se ne rinviene traccia in alcun tipo di intervento politico. Non mi piace sentir parlare di cultura patriarcale e maschilista: questi figli sono i nostri, le nostre madri li hanno cresciuti... Non diamo agli uomini la responsabilità piena di questo status italiano. Spesso noi donne pretendiamo i nostri diritti, senza lasciare che i nostri compagni si assumano le loro responsabilità! O mi sbaglio forse? I miei complimenti a Daniela Del Boca: ho avuto il piacere di leggere alcuni suoi studi che sono stati davvero illuminanti da giovane donna economista.

  2. Tina Rispondi

    Grazie per l'analisi che è interessante e condivisibile. Tuttavia vorrei sottolineare che difficilmente le leggi possono modificare una cultura maschilista e patriarcale che è fortissima nel nostro paese. I carichi familiari sono quasi totalmente a carico delle donne perchè gli uomini si rifiutano di partecipare alla cura della casa e dei figli. E finchè non saranno le donne stesse a combattere, nella loro quotidianità, per superare questo limite, non ci sarà nulla da fare. Io e mio marito siamo giovani (sotto i 40) ed entrambi laureati e impiegati. E in casa siamo totalmente intercambiabili. Ma non vedo per niente diffuso questo modello.Solo quando gli uomini accetteranno di prendersi cura della propria famiglia quotidianamente, la donna potrà avere un maggiore livello culturale, possibilità di aggiornamento sul lavoro, maggiore considerazione sul lavoro. Oggi siamo ancora discriminate, anche economicamente, perchè i capi sono quasi sempre uomini che hanno le mogli/mamme a casa, per cui la loro visione della donna è sempre quella di donna di casa. Questo ha riflessi anche economici perchè i capi uomini continuano a pensare che siamo mantenute dai mariti, che lavoriamo per diletto e quindi gli stipendi possono essere più bassi. Che dire poi del fatto che solo il 3 o 4% dei padri in Italia prende il congedo quando nasce un figlio? Quanti padri prenderebbero 2-3 mesi di congedo per un figlio piccolo se ne avessero la possibilità? Quanti starebbero a casa per la febbre del figlio? Quanti rinuncerebbero a un pezzo di carriera per dedicarsi di più alla famiglia? Questa è la cosa su cui riflettere.

  3. Lorenzo Lusignoli Rispondi

    Finalmente un insieme di proposte serie sul tema fatte da chi se ne intende. Un'altra cosa rispetto alle fantomatiche ipotesi di fisco differenziato che, oltre a distorcere il sistema fiscale, creano ulteriori presupposti discriminativi inserendo altre discrepanze tra uomo e donna sul mercato del lavoro. Purtroppo temo che difficilmente l'attuale classe politica sia in grado di rispondere positivamente alla validità delle proposte. La cancellazione della legge che ostacolava le dimissioni in bianco è stata semplicemente una bizza del precedente Ministro del Lavoro, o è stata piuttosto incoraggiata se non richiesta dall'esterno? Siamo sicuri che (sebbene questa sia la proposta più convincente) le imprese siano disposte ad accettare i maggiori costi derivanti dalla concessione di lunghi congedi parentali agli uomini? In un contesto nel quale il federalismo viene spesso inneggiato come la soluzione all'efficienza dei servizi, è possibile concepire che il sistema degli asili venga incluso nella Pubblica Istruzione? Temo che prima di ottenere risultati in questo campo occorra una profonda trasformazione degli assetti politico culturali nel nostro paese.

  4. Paola Artioli Rispondi

    per me non è una questione di donne ma di diritti soggettivi. una nazione che non investe in servizi di cura pubblici e economicamente abbordabili ignora il diritto di una parte dei suoi cittadini di scegliere di lavorare. nei luoghi di lavoro in cui le donne per lo più non hanno diritto di fare carriera in molte posizioni si ignora il diritto di una parte dei lavoratori di avere il giusto riconoscimento del proprio merito. è un argomento rispetto al quale nessuno ammette di avere delle responsabilità. eppure se ci pensiamo bene lo stereotipo è dentro di noi. anche nel rapporto fra uomo e donna ci inganniamo, ma la vera parità, la condivisione dei compiti e dei ruoli è ancora lontana. i numeri ci rappresentano l'entità del fenomeno e il suo impatto economico ormai devastante. ma alla base c'è una violazione dei diritti. finché non porremo la questione in questi termini rimarremo fermi alla contabilità.

  5. Sagliano Salvatore Antonio Rispondi

    Questo articolo si basa su presupposti sbagliati, inseguento un finto e solo apparente benessere racchiuso in sterili schemi. Persegue un ideale di società con la stessa partecipazione lavorativa uomo-donna, con la stessa divisione del lavoro domestico, e in cui i figli sono solo qualcosa da crescere in senso "tecnico", per cui possono essere anche scaricati nei nidi. E' l'ideale borghese di società che insegue successo e carriera a scapito del più remunerativo bene affettivo. Che preferisce l'uguaglianza formale dimenticando quella sostanziale, ossia quella per cui ognuno sia nelle condizioni di dare il meglio di sè nel proprio ruolo. Mentre la nostra società affoga nei noti problemi morali, figli di una mentalità superficiale che vuole ogni persona indipendende e slegata da tutto, come dev'essere il vero consumatore, come possiamo occuparci di un concetto così irreale di uguaglianza? Ci sono dei Beni così cari e così nascosti che le analisi economiche e sociali non potranno mai intercettare. Valorizzare le donne conviene, ma per davvero.

  6. marco Rispondi

    Sinceramente se io fossi una donna mi sentirei un po' offeso dalla festa della donna; inanzitutto non c'è la festa dell'uomo e poi sembra alimentare e giustificare l'esistere e il perdurare negli anni di una mentalità maschilista che vede la donna come minore e creatura più debole da tutelare . In una moderna democrazia tutti devono essere cittadini con pari diritti e in quanto tali non essere discrimati-Non bisogna confondere l'inefficienza nel difendere e tutelare i diritti da parte del sistema stato con la mancanza di diritti che invece vengono in teoria riconosciuti da tutti-Nella pratica bisognerebbe investire sul welfare per garatire i diritti-Tutti d'accordo! Peccato che i nostri politici lo stiano invece sistematicamente smontando con la solita scusa che non ci sono i soldi che invece sono abbondanti quando si tratta di darli agli amici delle società partecipate! O è forse colpa di tutto il genere maschile italiano!?Perchè i Comuni non vendono le quote delle partecipate e non ne investono un parte nei nido?

  7. marcella corsi Rispondi

    Lavoro e fisco, pensioni e precari, patrimoniale e nidi, figli e anziani, salari e rendite.: tutti terreni su cui costruire un nuovo patto per lo sviluppo. Anche oggi, come accadde in America dopo la grande crisi del '29, ma stavolta il “new deal” può venire dalle donne, il motore fondamentale del rinnovamento politico, sociale e anche economico. Servono proposte, per una politica economica delle donne. Noi di inGenere abbiamo deciso di mettere in rete le nostre, ed è nata una collaborazione con Leggendaria, storica rivista di letteratura. Nel numero 91 di Leggendaria, “Sensibili guerriere”, tutto dedicato alle giovani donne, c'è l'inserto “Per un pink new deal”, curato dalla nostra redazione. E non dimenticate il nostro ABC delle donne, raccolta di proposte sul tappeto http://www.ingenere.it/articoli/labc-delle-d-proposte-cambiare. Facciamo rete.