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LA RISPOSTA AL GRANDE FREDDO? LO STOCCAGGIO

L’emergenza gas ha riportato l’attenzione sulla cronica carenza di infrastrutture di approvvigionamento del nostro paese. In particolare, mancherebbero i rigassificatori. Ma parlare di offerta trascurando le cause determinati della domanda non è il migliore degli approcci. La sicurezza del sistema non dipende solo dalla certezza delle forniture. Un fattore cruciale è la capacità di stoccaggio. E infatti già da molto tempo, l’uomo ha imparato a dotarsi di scorte per far fronte a periodi difficili. Generalmente, l’inverno.

Il gelo sembra allentare la terribile morsa in cui ha stretto l’intero paese, e rientra così, progressivamente, anche l’altra emergenza, quella del gas naturale, che almeno per un giorno ha affiancato la prima. Resterà viva più a lungo, invece, l’attenzione sulle infrastrutture necessarie a far arrivare il gas in Italia e per gestirne i flussi. Un tema su cui il dibattito di questi giorni non sempre sembra centrare il bersaglio.

LA DOMANDA DI GAS 

Dell’elevato grado di dipendenza italiana si è già discusso qui. Oggi più che dall’offerta crediamo sia utile partire dalla domanda di gas naturale.
In particolare dai 465,9 milioni metri cubi consumati il 7 febbraio, un record assoluto delle immissioni in rete, la cui eccezionalità può essere spiegata grazie al confronto con l’analogo martedì dello scorso anno (vedi figura 1). (1)

Figura 1 – Confronto consumi di gas naturale secondo martedì di febbraio 2011 e 2012.

Dati SnamReteGas 

Rispetto allo scorso anno, sono aumentati i consumi di gas per la generazione termoelettrica e soprattutto quelli vettoriati dalle reti di distribuzione, a cui sono allacciate abitazioni e uffici. I consumi del settore industriale invece sono più contenuti anche a seguito della Procedura di emergenza scattata appunto da martedì. (2)

GLI EFFETTI DEL METEO

Il motivo, facilmente intuibile, sono proprio le basse temperature anche se forse è più difficile capacitarsi dell’entità dell’aumento: più di 100 Mmc, oltre il 56 per cento in più rispetto a un valore ordinario. (3) E in effetti il freddo, o meglio il “volume di freddo”, non è poi così facile da misurare tanto che si usa un’unità specifica: i “gradi giorno” (GG), che indicano il fabbisogno termico e sono perciò un’ottima misura del freddo generalizzato, gli unici in grado di stimare in modo univoco le rigidità delle condizioni meteo da Trieste a Catania. (4)
Visto il peso dei consumi gas per riscaldamento – anche se a nostro avviso non è corretto parlare di esatta linearità del legame tra Gg e consumi gas – è evidente che all’aumentare del freddo generalizzato crescono, e di molto, le richieste di gas naturale e anche di energia elettrica. (5) Non è quindi un caso che, sempre il 7 febbraio, in Francia – con le temperature inferiori di 10 gradi centigradi rispetto alla media stagionale – si sia battuto il record storico dei consumi elettrici, indiretta dimostrazione di un’eccessiva dipendenza da una sola fonte: il gas naturale per l’Italia, il nucleare per la Francia. (6)
È stato quindi il freddo più che i ridotti flussi dalla Russia a far scattare la procedura di emergenza? A nostro avviso sì. Nel febbraio del 2011, il volume medio di transiti giornalieri registrato presso il punto d’accesso di Tarvisio era di 88 Mmc. All’inizio di febbraio 2012 il passaggio era di 95 Mmc, con una richiesta però di 108. All’aggravarsi della condizioni meteo, venerdì 3 e sabato 4 febbraio, il misuratore segnava poi una contrazione, rispettivamente, del 21 e del 30 per cento, che nei giorni successivi si riduceva però a un 10-12 per cento della richiesta. 

L’OFFERTA

A supporto della nostra analisi vorremmo fare un altro confronto tra il primo giorno di consumi record, lunedì 6 febbraio 2012, e il precedente valore massimo delle richieste di gas: venerdì 17 dicembre 2010. Allora il volume di freddo era minore rispetto a quello registrato in questi giorni: i GG passarono da 7,7 del lunedì a 14,7 del venerdì. In più nel 2012 il picco si è verificato in febbraio. Il periodo, infatti, non è irrilevante, perché la capacità di erogazione degli stoccaggi – componente essenziale per garantire la copertura della domanda giornaliera nella stagione invernale in ragione dalla sua entità, pari grosso modo a quella di due importanti gasdotti – diminuisce progressivamente al diminuire del gas presente nei giacimenti, fino a dimezzarsi a fine inverno. Inoltre, un ricorso eccezionale al gas stoccato a inizio stagione, come accadde per esempio nell’inverno 2005-2006, accelera il declino prestazionale.

Figura 2 – Confronto punte massime di consumo giornaliero di gas naturale.

Dati SnamReteGas 

 

Quindi, tanto più grande è la capacità di stoccaggio, tanto maggiore sarà la capacità di contribuire a garantire le forniture e, quindi, la sicurezza energetica del paese.

SICUREZZA E MERCATO

Eppure in questi giorni l’interesse, per la verità con poco vero dibattito, si è concentrato sulla mancanza di infrastrutture di approvvigionamento.
Se si considera che i consumi annuali di gas, dopo un 2010 abbastanza freddo, sono ritornati ai livelli del 2009, decisamente lontani dai massimi del 2005, non si dovrebbe cadere nell’equivoco di credere che in Italia ci sia un’offerta (annuale) insufficiente, non è così.
Il problema sicurezza di oggi è quello della disponibilità di gas per coprire giornalmente l’aumento repentino di consumi. Mentre maggiori e nuovi flussi di gas sono comparativamente più utili per accrescere la liquidità del mercato, anche quello elettrico.
I rigassificatori, sotto questo punto di vista, sono più efficaci di un gasdotto perché permettono di approvvigionarsi da più Paesi e con una maggiore flessibilità. Meno scontato è che siano altrettanto utili anche sul piano della sicurezza nella copertura della domanda giornaliera. In caso di condizioni meteo eccezionalmente avverse, anzi, possono esserlo assai poco, specie se collocati al largo (offshore): in questi giorni di maltempo, le navi non sono riuscite ad attraccare e i serbatoi di stoccaggio si sono progressivamente e inevitabilmente svuotati (vedi figure 1 e 2). L’apporto dei due rigassificatori nei due giorni di massima richiesta è stato minimo (13,5 Mmc/g il 6 febbraio, 5,1 Mmc/g martedì 7) e sempre inferiore a quanto si è riusciti a risparmiare con le misure emergenziali. Non dimentichiamocene parlando dei terminali prossimi venturi, anche sotto il profilo della dimensione dei serbatoi. In Spagna, ad esempio, dove non hanno stoccaggio minerario, i serbatoi dei terminali di rigassificazione sono molto più grandi dei nostri.
In sintesi nuove infrastrutture di import, pur contribuendo alla copertura delle punte giornaliere,  sono (più) utili in primo luogo a differenziare le forniture e promuovere la nascita di un mercato più liquido. Su quante, poi, ne vadano realizzate peserà (si spera) anche una valutazione sull’andamento della domanda, tenendo pure conto del crescente spazio eroso al gas dalle rinnovabili nella generazione di elettricità e della dinamica dell’efficienza energetica.
Per la sicurezza, invece, la risposta principale dovrebbe essere una: più stoccaggi. Il cui incremento, peraltro, è condizione essenziale anche per la creazione di un mercato liquido – sia nel gas che nell’elettricità – aumentando la possibilità di arbitraggio anche tra mercati di diversi paesi. (7)
Del resto anche la saggezza popolare insegna che per scaldarsi, dopo aver tappato gli spifferi, prima di bruciare più legna è opportuno accertarsi di averla accumulata.

 

(1) Come se in un solo giorno si fosse consumato il gas naturale che transita nella rete di Bologna e provincia tra i mesi di ottobre e gennaio.

(2) Prevista già dal Dm 26/9/2001 proprio per fronteggiare la mancanza di copertura del fabbisogno di gas naturale in caso di eventi climatici sfavorevoli.

(3) In numerose città proprio per il “grande freddo” si è derogato ai limiti di accensione degli impianti termici degli edifici, si veda ad esempio Udine: http://www.udin-e.it/?p=12790

(4) I “gradi giorno” sono calcolati come sommatoria, estesa a tutti i giorni di un determinato periodo (mese, anno), delle sole differenze positive tra una soglia di temperatura convenzionalmente fissata e la temperatura media “esterna”. Ne consegue che un valore di Gg basso indica che le temperature esterne sono molto vicine alla temperatura convenzionale, mentre un valore elevato denota la presenza di un volume di freddo maggiore causato dagli effetti di condizioni meteo più severe.

(5) http://www.iefe.unibocconi.it/wps/wcm/connect/Centro_IEFEen/Home/Working+Papers/WP_42_CdR_Iefe.

(6) Come ha ben chiarito G. B. Zorzoli, “Il tallone d’Achille energetico”, Staffetta Quotidiana 11 febbraio 2012.

(7) Utile la lettura dell’Indagine conoscitiva congiunta sull’attività di stoccaggio nel settore del gas naturale condotta dall’Autorità per l’energia elettrica e il gas e dell’Autorità garante della concorrenza chiusa nel 2008.

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Leggi anche:  Gli incentivi per le rinnovabili segnano il passo

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10 commenti

  1. Paolo Sbattella

    Condivido pienamente quanto riportato nell’articolo. Voglio solo aggiungere che l’Italia deve perseguire l’obiettivo di una maggiore autonomia energetica dall’estero. Occorre produrre nel territorio nazionale la maggiore quantità di energia possibile sfruttando tutte le fonti possibili e soprattutto le rinnovabili. Maggiori investimenti dello Stato italiano e incentivi al settore privato in questo settore sono necessari per incrementare la ricerca, l’innovazione, la produzione di ricchezza, posti di lavoro e prospettive di lavoro per i giovani. Investimenti e fatti concreti e non discorsi. L’Italia e gli Italiani ne avrebbero grandi benefici.

  2. Giuseppe Artizzu

    Concordo pienamente, e aggiungo:
    1. A Rovigo c’era bora, ma a Panigaglia una metaniera ha dato semplicemente buca: col freddo vanno in crisi anche i contratti. Se ad essere a corto di gas sono in tanti, e/o il prezzo spot sugli hub europei è più alto di quello delle formule dei contratti di fornitura, l’incentivo a dirottare le navi è enorme. Il gas arriva sicuramente (o quasi) solo con i tubi.
    2. Nonostante il deficit di offerta alla punta, con oversupply su base annua chi investe nei rigassificatori? O si fanno regolati (uso discutibile dei soldi dei consumatori, visto che la commodity quando serve non è comunque garantita) o li fa chi ha equity gas upstream e vuole l’opzione di fare margine sul mercato italiano. E’ chiaro che quel gas viene in Italia solo se si è pronti a pagarlo più che altrove, soprattutto quando fa freddo.
    3. In due anni il fotovoltaico ha tagliato il fabbisogno gas termoelettrico di 3 miliardi di mc annui (una fornitura di 75 miliardi di mc garantiti in 25 anni, più di tutte le nostre riserve gas provate). Avendo un profilo stagionale, accresce però la domanda di capacità di stoccaggio. Una ragione in più per farne di nuovi.

  3. Pierluigi Vecchia

    Stoccaggi? Certo, servono: chiediamo a chi da quasi 10 anni aspetta un parere definitivo per il progetto di stoccaggio a Rivara, in Emilia.  Rigassificatori? Certo, basta chiedere a chi 10 (o più?) anni fa ha iniziato il progetto rigassificatore a Brindisi. Produzione domestica di gas? Anche quella serve. Basta chiedere a chi aspetta 10 anni per esplorare, trivellare (che paura) e mettere in produzione un giacimento di gas naturale in Italia… Serve tutto e tutto va pianificato, programmato, valutato, coordinato nell’ambito della sacrosanta certezza del diritto (e del dovere). Basta chiedere a chi cerca di portare in Italia partner industriali stranieri e si sente rispondere che in Italia c’è un rischio paese finanziario e territoriale serio e quindi non conviene investire nel nostro bel paese…

  4. pierluigi vecchia

    Stoccaggi? Certo, servono assolutamente: chiediamolo a chi da quasi 10 anni cerca di ottenere un parere definitivo (si o no che sia) per il progetto di stoccaggio a Rivara, in Emilia. Rigassificatori? Certo che si, basta chiedere a chi da anni porta avanti il progetto del rigassificatore di Brindisi. Produzione nazionale di gas? Anche quella serve eccome. Basta chiedere a chi deve aspettare 10 anni per esplorare, trivellare (che paura…) e mettere in produzione un giacimento di gas naturale di casa nostra… Serve tutto e tutto va pianificato, programmato, valutato, coordinato nell’ambito della sacrosanta certezza del diritto (e del dovere). Basta chiedere conferma a chi cerca di portare in Italia partner industriali stranieri e si sente rispondere che in Italia c’è un rischio paese finanziario e “territoriale” serio e concreto e quindi non conviene investire nel nostro bel paese…

  5. alessandro

    e poi si vuole separare snam rete gas da eni… e con quali costi? che leverage negoziale avra’ una Srg senza eni dietro? i rigassificatori servono poco a coprire le punte di consumi, ci vuole capacita’ di stoccaggio (da aumentare, ma stoccare costa e lo puo’ fare solo un’azienda con alta capacita’ finanziaria che puo’ esporsi sul medio terimine – comprare d’estate e rivendere d’inverno) e capacita’ di contrattazione per acquistare maggior gas da far transitare nei gasdotti quando serve. Una Srg senza eni dietro difficilmente potra’ fare tutto cio’ a un prezzo piu’ basso (e’ questo che alla fine si vuole no?) e quindi oltre alla beffa (smatelliamo un nostro campione nazionale quando tutti gli altri paesi del mondo li stanno rafforzando – e non parlo solo della Cina) anche il danno (alla fine i consumatori pagheranno di piu’). Sulle rinnovabili: cielo coperto per neve (niente solare); l’eolico non copre i picchi; le biomasse (strade bloccate per neve non possono essere trasportate)… mi domando a cosa servano….

  6. AntiGuai

    L’articolo lo descrive: andiamo incontro a riscaldamernto globale, temperature medie in aumento ed aumento anche degli eventi climatici eccezionali. Se l’evento eccezionale é il grande freddo servono le riserve, come anche l’esperienza degli altri paesi europei in questi giorni ci ha mostrato. E non dimentichiamo una politica energetica estera degna di questo nome; il 2012 dovrebbe essere un anno importante per l’affermazione di South Stream, Nabucco, Interconnector Turchia – Grecia – Italia, Trans Adriatic Pipeline. Tocca muoversi, pochi giorni fa Oettinger, commissario all’Energia ha dichiarato “That’s up to investors and gas owners. I can live with any pipeline”

  7. Tommaso Sinibaldi

    In Italia esiste già un’altra risorsa per la flessibilità nei consumi di gas: sono gli impianti termoelettrici a doppia alimentazione (Olio Combustibile / Gas). Ce ne sono per circa 23000 MW (quasi il 40% della potenza termoelettrica istallata). Oggi normalmente questi impianti vengono alimentati da gas ma possono – pressochè istantaneamente – passare alla alimentazione ad O.C.. Con questo switch si possono risparmiare circa 70 mil. di mc di gas al giorno. E’ quindi una risorsa di “flessibilità” imponente. Fu già usata largamente in occasione della precedente “crisi Ucraina” e mi auguro che venga usata anche oggi. Nell’articolo non se ne parla: perchè? In conclusione in Italia la flessibilità del sistema Gas è già elevata (la più elevata d’Europa direi): non c’è bisogno di molto altro.

  8. marco

    Se le case italiane fossero coibentate con le giuste tecnologi e protette con un termocappotto efficiente se fossero tutte dotate per legge di sistemi di produzione di energia autonomi (fotovoltaico, solare termico, minieolico, cogenerazione), se venisse usata l’illuminazione a led nelle strade avremmo evidente sovraccapacità di stoccaggio-A Ferrara 14000 famiglie sono alimentate da un sistema di teleriscaldamento geotermico- si prende l’acqua calda dal sottosuolo si scaldano le case e si rimette nel sottosuolo; lo facevano già i romani con le terme; Roma Napoli Catania Toscana Emilia Veneto ecc potrebbero essere scaldate in gran parte con questa tecnologia con costi ridotti-si potrebbe anche produrre energia elettrica a costi decisamente bassi(centraliaciclobinario)-Ho realizzato un impianto di cogenerazione in un salumificio con un’efficienza del 90% (le nostre centrali a gas arrivano al massimo al 55%); in 3 anni il proprietario è in guadagno!-L’olio combustile poi è una soluzione da Alto Medioevo:costi alti e inquinamento insostenibile-E’ così difficile puntare sulla tecnologiae creare un po’ di occupazione! Non abbiamo bisogno ditanto gas e inquinamento, credetemi!

  9. Vittorio Olivati

    L’ondata di freddo ha sollevato un problema che molti non avevano considerato: i rigassificatori non possono gestire l’emergenza, per i motivi spiegati nell’articolo e nei commenti; così come non può il fotovoltaico (ma il biogas aiuta, in quanto a filiera corta, e l’eolico anche, in quanto produce di più nella stagione fredda). Ciò non toglie che tutti questi strumenti servano in generale alla sicurezza dell’approvvigionamento, che in un Paese attento al benessere dei cittadini è un must, ed in quanto tali è bene che lo Stato ne abbia il controllo, attraverso un’autorità che resista alle pressioni delle lobby finanziarie ed industriali. Deve quindi essere dato mandato all’AEEG, che già ha sanzionato usi scorretti degli stoccaggi, di regolare i prelievi dai rigassificatori in maniera da lasciare riserva negli stoccaggi in giacimento durante il periodo invernale.

  10. Ricardo_D

    Le infrastrutture sono importanti, ma non servono all’infinito. Il principale obiettivo delle liberalizzazioni è migliorare l’efficienza nei servizi. I segnali per raggiungerla però si devono costruire in un contesto almeno europeo. Più rigassificatori non servono a coprire la punta se il mercato spot di altri Paesi è più remunerativo in quei momenti. Anche con mare calmo, una nave spot va dove il prezzo del gas è più alto. Da ipocriti invece accettiamo prezzi mediamente più alti, ma non punte di prezzo. Le infrastrutture ci sono, ma bisogna che altri possano utilizzarle quando i detentori originari non le usano. Qual è l’alternativa? Far pagare ai consumatori italiani nuovi tubi che poi verranno lasciati regolarmente vuoti? Perchè? Sugli stoccaggi stessa cosa: circa un terzo della capacità alla punta non è assegnato. Con questo ‘margine di sicurezza’ abbiamo bisogno di dichiarare emergenza? Il problema è che in un contesto di mercato, anche se serve solo un poco di quel margine, i partecipanti al mercato non hanno nulla da offrire e scatta il patatrack. Quindi, anziché fare più stoccaggi perchè non cedere la capacità fisicamente disponibile a chi è disposto a pagarla di più?

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