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LA DOMANDA PER L’AGENDA DIGITALE

Il governo ha annunciato una cabina di regia per attuare l’Agenda digitale italiana. È un passo importante, dati i ritardi del nostro paese su banda larga, alfabetizzazione informatica, digitalizzazione dei servizi. Ma un efficace intervento pubblico deve impegnare risorse non solo sul lato dell’offerta, ma anche su quello della domanda, assicurando il coordinamento tra le due politiche. Sono misure efficaci tanto nel promuovere l’accesso alle reti esistenti quanto nel facilitare la migrazione degli utenti verso le reti di nuova generazione.

Il governo Monti ha annunciato di voler istituire una cabina di regia per attuare l’Agenda digitale italiana, sulle linee di quanto indicato dalla Commissione europea e dall’Agcom. Si tratta di un passo importante, dato il ritardo del nostro paese su tutti gli indicatori europei in tema di penetrazione della banda larga, alfabetizzazione informatica, digitalizzazione dei servizi.

NON C’È SOLO L’OFFERTA

Oggi nel mondo esistono numerosi modelli alternativi di creazione di reti di nuova generazione (Ngn), molti dei quali basati su forme innovative di partnership pubblico-privato ed è possibile individuare le best practices che possono applicarsi alle necessità del nostro paese. (1)
Il dibattito di policy tende a concentrarsi, inevitabilmente, sul tema della costruzione delle reti Ngn a larghissima banda che richiedono ingenti investimenti per la copertura nazionale e che gli operatori privati non ritengono remunerativi, data la scarsità dell’attuale domanda per livelli così elevati di capacità.
Non si discute invece di un tema cruciale: la centralità del ruolo pubblico di sostegno alla domanda, nonostante recenti iniziative sulla semplificazione indotta dalla digitalizzazione di alcuni servizi.
In un’indagine empirica che abbiamo realizzato sulle determinanti della penetrazione della banda larga in trenta paesi Ocse, negli ultimi dieci anni, emergono alcuni inetressanti suggerimenti per i policy maker: accanto alle politiche dal lato dell’offerta, basate soprattutto su finanziamento e costruzione delle reti,– assumono un ruolo propulsivo, e talvolta più significativo, le politiche dal lato della domanda. (2)
Sulla base delle esperienze internazionali che abbiamo classificato, le principali politiche dal lato della domanda si concentrano su: domanda pubblica di servizi digitali; incentivi alla domanda residenziale e business; politiche di aggregazione della domanda; sussidi diretti ai consumatori per l’acquisto di terminali o abbonamenti al servizio.
Tutte queste politiche, considerate singolarmente e in aggregato, risultano influenzare significativamente la diffusione di banda larga nei trenta paesi Ocse analizzati. In figura 1, si riporta l’effetto stimato delle singole politiche dal lato della domanda sull’aumento della penetrazione della banda larga in percentuale della popolazione.
Le politiche dal lato dell’offerta (prestiti di lungo periodo agli operatori, programmi nazionali di finanziamento, incentivi fiscali agli operatori, Ppp, mapping territoriale, semplificazione amministrativa) risultano significative, ma solo per livelli bassi e intermedi di diffusione della banda larga. Al contrario, l’impatto delle politiche dal lato della domanda è crescente nel grado di diffusione (figura 2). 

Di qui due conclusioni:
– le due politiche per la diffusione della banda larga hanno natura complementare e un efficace intervento pubblico deve impegnare risorse su entrambi gli ambiti, assicurandone un valido coordinamento;
– incisive politiche dal lato della domanda andrebbero attuate al più presto in quanto sono efficaci tanto nel promuovere l’accesso alle reti esistenti (anche in funzione della riduzione del digital divide) quanto nel facilitare la migrazione degli utenti verso le reti di nuova generazione.

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(1)
Troulos, Costas e Vasilis Maglaris (2011) “Factors determining municipal broadband strategies across Europe”. Telecommunications Policy Vol 35, Is. No. 9-10, pp. 842-856
(2)
F. Belloc, A. Nicita, M. A. Rossi (2012) “Whither policy design for broadband penetration? Evidence from 30 OECD countries”, Telecommunications Policy, Elsevier, http://dx.doi.org/10.1016/j.telpol.2011.11.023

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IL GHIACCIO, L’AUTOCRATE E ALTRI DESTINI

  1. C. C.

    Analisi interessante. Dai dati emerge comunque la necessità di fa presto perchè per un pieno effetto delle due politiche occorre tempo. Non ho capito di quanti fondi dispone il governo. E le regioni – ad es Lombardia – come hanno investito?

  2. Pastore Sardo

    Ma è così difficile capire che la banda ultralarga nelle dorsali e la banda larga in ogni abitazione non è prioritario perchè non rende efficiente la PA e le Imprese e di posti di lavoro in Italia ne crea ben poco? E smettiamo di mandare in confusione la gente associando il digital divide alla banda larga in ogni casa o ad un enorme maggior consumo di banda nelle dorsali. Vanno informatizzati tutti i processi di gestione della aziende e della PA e garantire un minimo di banda più diffusamente con qualità ( e non quantità) , tutto il resto è cultura ICT da grillini. Oltre all’investimento di ingenti risorse economiche se non ho capito male adesso si vuole suggerire di drogare la domanda finanziandola con ulteriori risorse economiche, sono allibito. Ma è possibile che non capite che molte altre nazioni hanno un contesto organizzativo, economico e occupazionale ben diverso?

  3. Anonimo

    La digital economics è a garanzia dei profitti futuri in equivalenza alle dinamiche di crescita della domanda aggregata, ma che nel breve periodo può determinare un’aumento delle divisioni frazionate dei vincoli di bilancio privati con la caratteristica di una perdita in conto capitale per le strutture finanziarie più deboli come lo sono i minori percettori di reddito o anche definite come le classi salariate del monte ore lavorative con dinamica minima e, quindi svantaggiate. In altre parole l’escalation relazionali date dalla digital-economy non garantisce un futuro di crescita del P.I.,L anche considerandolo come fattore di squilibrio strutturale per effetto delle variazioni della domanda di consumo.

  4. Pilade

    La “banda larga” è diventato un mantra come il “Ponte di Messina” o altre trovate italiane. A cosa dovrebbe servire la banda larga? a poter veder la TV in streaming su Internet? In realtà, bisognerebbe prima sapere cosa farsene della banda larga ed avere idee sull’utilizzo di internet come volano della crescita economica. ma per far questo bisogna prima aumentare la “cultura digitale” delle aziende italiane che è bassissima e fargli intuire come potrebbero ottenere vantaggi dalle tecnologie informatiche. Senza queste premesse, la banda larga potrebbe essere un’altra cattedrale nel deserto.

  5. marco

    Tra le grandi opere previste in questi anni la banda larga mi sembra l’unica veramente in grado di generare ricchezza e indotto, oltre che partecipazione e maggior democrazia; alcuni studi dicono che la banda larga aumenterebbe il PIL annuo dell’1%- Sono stati fatti diversi piani a riguardo(piano Caio ecc.), personalmente penso che l’ideale sarebbe una soluzione tecnica che gravasse il meno possibile sulle casse dello Stato e che coinvolgesse il più possibile i privati; come ultimo rimedio, vista l’utilità e l’improcrastinabilità dell’opera si potrebbero utilizzare i soldi destinati a spese inutili quali la TAV e il ponte sullo stretto.

  6. Carlo Alberto Lovo

    La creazione di reti digitali ad altissima velocita’ porterebbe indubbi vantaggi sotto ogni punto di vista. Immaginate di poter limitare gli spostamenti per dovere recarsi in ufficio oppure fuori citta’ per una riunione. Insomma i vantaggi non devono essere necessariamente economici, pensiamo anche alla qualita’ della vita ed alla crescita sociale, culturale e democratica della nazione.

  7. carla

    La domanda di banda larga è sicuramente sottostimata! E le reti esistenti stanno scoppiando e non assicurano la velocità di traffico “promessa”. Se devi aspettare una vita per visualizzare le pagine di un sito e-commerce ti passa la voglia di comprare…e si potrebbero fare tanti altri esempi

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