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FEDERALISMO DIFFERENZIATO PER LA GIUSTIZIA

È possibile tagliare il costo che i piccoli uffici giudiziari rappresentano per lo Stato e al tempo stesso salvare la giustizia di prossimità? Sì, chiedendo agli enti locali di assumerne la gestione diretta. Le Regioni sono interessate a una giustizia civile veloce ed efficace a sostegno del tessuto delle loro imprese. E, soprattutto al Nord, dispongono della risorsa che oggi manca negli uffici giudiziari: il personale radicato sul territorio. Per le Regioni è l’occasione di assumersi gli onori e gli oneri del federalismo. E di dimostrare di saper fare di più e meglio dello Stato.

Non è un momento facile per i giudici di pace in Italia: sono al minimo storico della loro consistenza organica, con soli 2.342 posti coperti su 4.691 previsti (1), pari al 49,9 per cento. Ed erano 4.200 nel 2003.

PICCOLA GIUSTIZIA, TERRENO DI TAGLI

Per deflazionare il contenzioso, il legislatore ha di recente puntato molto più sulla mediazione civile obbligatoria che sul potenziamento della magistratura onoraria.
Così su di essa pende ora la scure dei tagli di finanza pubblica. La recente legge (2) che delega il governo alla revisione delle circoscrizioni giudiziarie ha tra i suoi obiettivi “la riduzione degli uffici del giudice di pace dislocati in sede diversa da quella circondariale”.
Secondo i progetti del nuovo governo, dovrebbero sparire 674 uffici sugli 846 (3) esistenti: rimarrebbero solo le sedi nei capoluoghi di provincia e nelle altre città che hanno un tribunale. Poi verrebbero chiusi anche piccoli tribunali e sezioni distaccate.
È certo che una giustizia polverizzata sul territorio è un lusso che lo Stato non può più permettersi: ma è realistico pensare che nell’Italia dei mille campanili si possa facilmente portare a termine un così drastico taglio di sedi giudiziarie, con tutte le sue conseguenze sociali ed economiche?
Ma poi, l’idea di una giustizia locale, vicina al cittadino e al territorio, non merita qualcosa di meglio che essere considerata un ramo secco da segare?
La piccola giustizia ha i suoi meriti e le sue buone ragioni per esistere: è economica, veloce, accessibile ed è chiamata a risolvere questioni, dai giuristi sprezzantemente definite “bagatellari” (piccoli reati, controversie di condominio e altre cause civili di lieve entità, infortunistica stradale, opposizione a sanzioni amministrative), ma che sono le più vicine al vissuto quotidiano del cittadino.

L’OPPORTUNITÀ DEL FEDERALISMO

È possibile allora tagliare il costo per lo Stato dei piccoli uffici giudiziari, superando le prevedibili resistenze localistiche, e al tempo stesso salvare la giustizia di prossimità?
Il progetto del governo prevede che gli enti locali interessati, anche consorziati tra loro, possono richiedere il mantenimento degli uffici del giudice di pace, assumendosene gli oneri (4): ma si può ben dubitare che in tempi di tagli ai servizi pubblici essi ne siano capaci.
E se fossero invece le Regioni ad assumere la gestione degli uffici giudiziari minori – e non solo di quelli minacciati di soppressione, ma di tutti quelli ricadenti nel territorio di loro competenza?
La contropartita politica potrebbe essere l’attuazione di una norma introdotta nella Costituzione nel 2001, con la riforma del Titolo V approvata dall’allora maggioranza di centrosinistra. L’articolo 116 della Costituzione, nella sua nuova formulazione, stabilisce che possono essere attribuite alle Regioni a statuto ordinario che lo richiedano, “ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia” in materie attribuite alla potestà legislativa esclusiva dello Stato – tra cui l’organizzazione della giustizia di pace”. (5)
È il cosiddetto “federalismo differenziato”, che si attiva su impulso della Regione, e per il quale basta una legge ordinaria, approvata a maggioranza assoluta dalle due Camere.
Finora la norma è rimasta inattuata: tra 2007 e 2008, Piemonte, Lombardia e Veneto deliberarono di chiedere un numero più o meno ampio tra le funzioni a disposizione, ma la fine repentina della legislatura stroncò sul nascere il tentativo.
Questa è forse l’occasione per darvi attuazione: gli enti locali dispongono infatti della risorsa che oggi più manca negli uffici giudiziari, cioè di personale e, soprattutto al Nord, di personale radicato sul territorio. Il ministero della Giustizia infatti non bandisce concorsi per cancellieri dal 1995: i sempre più vistosi vuoti in organico possono essere colmati attivando una mobilità degli esuberi da comuni e province, soprattutto se queste venissero abolite.
Le Regioni – soprattutto del Nord – potrebbero essere indotte ad assumersi nuovi oneri in vista di un duplice guadagno: economico, potendo esse sostenere il tessuto delle imprese diffuso sul territorio con una giustizia civile di prossimità, e politico, potendo portare a casa, prima delle elezioni, un risultato concreto e visibile in termini di federalismo, soprattutto nel settore, la giustizia,  che più fa la differenza tra un sistema regionale e uno davvero federale. In tal modo, poi, si aprirebbe una crepa nel fronte delle resistenze localistiche tra le regioni disposte ad accollarsi certi compiti, affrontandone i costi, e le altre.
Le Regioni potrebbero provvedere alle necessità della giustizia locale creando delle agenzie ad hoc, dotate di ampia autonomia. (6) Ma la devolution potrebbe spingersi oltre i soli compiti amministrativi e gestionali e avere a oggetto anche una certa potestà legislativa, che potrebbe esercitarsi su circoscrizioni, statuto e trattamento del personale, piante organiche. (7) Fino ad arrivare, come la Regione Lombardia con propria delibera chiedeva nel 2007, al “riconoscimento di un ruolo regionale nei percorsi di selezione, nomina e formazione dei giudici di pace”. (8)
Di certo, la giustizia regionale dovrebbe avere la possibilità di autofinanziarsi, trattenendo i diritti per gli atti giudiziari, nonché le ammende, che oggi vanno alle casse dello Stato.
Siamo dunque di fronte a un’opportunità storica: la fine del monopolio statale in materia di giurisdizione. Proprio come avviene nei sistemi federali si aprirebbe una concorrenza virtuosa tra diversi sistemi giudiziari, e non solo tra il piano nazionale e quello regionale, ma anche tra le diverse Regioni.
Alle Regioni si offre l’occasione di assumersi gli onori e i connessi oneri del federalismo e di dimostrare di saper fare di più e meglio dello Stato. La giustizia è il banco di prova ideale.

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(1) Fonte sito CSM
(2) Legge 14 settembre 2011, n. 148, art. 1, co. 2 lettera L. e Relazione allo schema di D.Lgs. – Revisione delle circoscrizioni giudiziarie – Uffici dei giudici di pace
(3) Elenco uffici soppressi
(4)
Art. 3 Schema di Decreto Legislativo recante: “Revisione delle circoscrizione giudiziarie – Uffici dei giudici di pace”
(5) Si è operata così una eccezione rilevante al principio dell’’art. 110 Cost. secondo cui “spettano al ministro della Giustizia l’organizzazione e il funzionamento dei servizi relativi alla giustizia. Il competente dipartimento dell’organizzazione giudiziaria del ministero della Giustizia (Dog) ha competenze in materia di personale (reclutamento e formazione), risorse materiali, bilancio, statistica, informatica, e reclutamento dei magistrati.
(6) Cfr. “Un’agenzia per una giustizia efficiente”, lavoce.info 11.11.2011
(7) L’art. 116, infatti, fa riferimento alle materie indicate dal secondo comma dell’art. 117, vale a dire quelle coperte da potestà legislativa esclusiva.
(8) Deliberazione VIII/0367, Regione Lombardia, VIII legislatura.

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CI VUOLE UNA VERA RIFORMA DEL LAVORO

  1. Paolo

    Qual è il principio di riferimento? Se tutto ciò che è decentrato fosse gestito da autorità locali, potrei essere d’accordo, ma rimane sempre il problema delle risorse: non credo che il servizio della giustizia possa autofinanziarsi. La giustizia è SEMPRE E TUTTA di prossimità: esiste la competenza territoriale, non c’è la “concorrenza”: non posso rivolgermi al tribunale più efficiente, ma a quello competente. E pensandoci bene forse è meglio così. Non ci sono scorciatoie.

  2. alfonso lavanna

    L’idea è condivisibile. Bisognerebbe approfondire i modi per garantirsi che la nuova situazione organizzazione stia in equilibrio economico, e cioè non comporti ulteriori oneri a carico dei cittadini. Gli esempi di passaggio di competenze senza passaggio di personale, o di gestione sconsiderata dei costi sono numerosi.

  3. Bernardo M.

    Beh, era ora di leggere qualcosa di nuovo nel dibattito sulla Giustizia, ipnotizzato dalle discussioni sulle leggi ad personam e sulla prescrizione. L’ipotesi è provocatoria, e mette in luce al tempo stesso le contraddizioni della riforma costituzionale del 2006 e lo scarso coraggio di tutti coloro che vogliono il federalismo solo a parole, senza pagarne i costi. Una giustizia regionale fa bene ai cittadini ed al sistema delle imprese, che pagano oggi una tassa occulta (in termini di maggiori costi di transazione) dovuta all’inefficienza dei nostri Tribunali.

  4. Pietro

    E’ dal 95 che non sono banditi concorsi per assumere cancellieri, il Ministero ha tentato di tamponare cooptando personale il più vario da comuni e province.Questo personale presta servizio nei tribunali per circa un anno attratto dal maggiore salario accessorio che ne ricava e poi torna alla propria sede . E così io che sono, appunto, un Funzionario Giudiziario cioè un Cancelliere ho alle dipendenze persone prive di competenza cui dovrebbe essere affidata la gestione dei procedimenti penali e civili. In realtà succede che i pochi Cancellieri rimasti si assumono il carico di tutto il lavoro maldestramente aiutati da tante persone che non sanno dove mettere le mani, non per scarsa volontà di quest’ultimi ma perchè con tutto il lavoro che c’è negli uffici giudiziari non si ha tempo di istruire questo personale provvisorio. E’ necessario che il Ministero della Giustizia si faccia carico di assumere un nuova leva di funzionari che prendano il posto degli attuali che sono quasi tutti prossimi alla pensione

  5. bellavita

    l’idea sarebbe giustissima, in uno stato rispettoso dell’equilibrio tra le autonomie , cioè in sostanza in uno stato di tipo federale. Ma ad ogni finanziaria si tagliano i trasferimenti alle regioni e ai comuni, in modo lineare e senza neanche premiare i virtuosi: con un governo e un parlamento che possono legiferare in questo modo non si possono fare accordi, sarebbero violati l’anno dopo. Che poi la Lega non batta mai ciglio è la conferma dell’inutilità democratica di questo partito

  6. Damiano Mereta

    Sono anni che si discute di riforma organica della giustizia ma, viste le notevoli difficoltà politiche ed economiche che stiamo scontando, ritengo più opportuno e onesto impiegare energie mentali e materiali per la semplificazione di procedure e incombenti (notificazioni, comunicazioni, informatizzazione, etc.) che rallentano gravemente, fin quasi a bloccarle definitivamente, le migliaia di cause civili e penali pendenti. L’azzeramento delle sezioni distaccate dei Tribunali italiani non porterà risparmio economico se non sarà accompagnato dalla definizione del carico pendente o dallo snellimento delle attività correlate: caricare gli oneri economici sugli enti locali significherebbe ulteriormente aggravare la disparità tra uffici giudiziari e tra i cittadini di regioni virtuose e quelli di regioni meno capaci finanziariamente (e non solo). Esiste “la soluzione”? No, ma esistono tanti modi per avvicinarcisi: uno su tutti, una seria preparazione informatica del personale (prima) e la completa informatizzazione degli uffici giudiziari (poi). Perché spendere milioni di euro per il Processo Civile Telematico se poi manca la connessione a internet o chi sappia utilizzarla?

  7. Franco Cantarano

    Non sono convinto. Già attualmente, sappiamo che, spesso, i Giudici di Pace si pronunziano in base al tipo di provvedimento per loro più redditizio. Se diamo loro anche la possibilità di essere pressati dalla politica più di quanto non lo siano adesso, mi sa che non renderemmo un bel servizio ai Cittadini. Secondo me, sarebbe economicamente meno dispendioso assegnare il Personale degli Uffici giudiziari e provinciali sopprimendi a Uffici giudiziari veri e di dimensioni acconce, semmai incentivando l’istituzione di collegamenti di mezzi pubblici mirati. Che venga mantenuto un Ufficio del Giudice di Pace di Volterra (che non ha nulla da fare) solo perché è fuori mano mi sembrerebbe comunque uno spreco.

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