logo


  1. marco Rispondi

    E' bello vedere che non sono l'unico a pensare che la situazione si possa migliorare non solo investendo soldi in più, ma liberando risorse da reinvestire, con la forza delle idee. Condivido il principio generale cioè che le possibilità di accedere al welfare debbano essere commisurate alla ricchezza personale e famigliare come le tasse; però penso che sarebbe molto sbagliato mettere delle soglie rigide; tutti dovrebbero percepire qualcosa in modo progressivo utilizzando un sistema di aliquote crescente estremamente equo e bilanciato. Giusto spostare l'ago dela bilancia verso gli enti territoriali che vanno responsabilizzati sempre di più.

  2. Giulia Ghezzi Rispondi

    Concordo complessivamente con l'impostazione della riforma, in particolare laddove si considera il sostegno monetario alle famiglie con figli non più come un diritto che spetta solo ai lavoratori ma come un diritto legato alla situazione economica familiare. Si elimina il paradosso che il disoccupato, oltre a non avere lo stipendio, non ha neppure diritto all'assegno familiare. Mi permetto però due sottolineature: innanzitutto, occorre chiarire chi si deve occupare di gestire l'assistenza a livello comunale. Se, come io credo, la figura professionale indicata è l'assistente sociale, occorre prevederne e regolarne per legge la presenza all'interno dell'ente locale. Secondariamente, non dimentichiamo l'importanza delle politiche attive del lavoro per evitare lo scivolamento di soggetti "normodotati" nel circuito assistenziale. Ad oggi non sono previsti servizi in grado di favorire la riqualificazione e il collocamento di soggetti che non invalidi civili e questo fa sì che, nonostante la crisi, restino scoperti posti di lavoro pur in presenza di disoccupati adatti per quel ruolo.

  3. ermes zanoli Rispondi

    Condivido il commento della Lenzi, l'importo limite è troppo basso. Mi piacerebbe che i dotti economisti sempre con la pallottola in canna contro le disfunzioni immorali del nostro sistema si levassero a favore del "quoziente familiare" cominciassero a martellare contro la immorale discriminazone e penalizzazione delle famiglie monoreddito. Inoltre una domanda "il lavoro sociale delle casalinghe" non è mai nei vostri pensieri, sono invisibili, inutili... per noi la pensione non esiste, esiste solo l'obbligo dell'assicurazione! Le lacrime da coccodrillo della Fornero non si rivolgono verso noi casalinghe? Mai......

  4. donata lenzi Rispondi

    Con la massima stima per il proponente e conoscendo la proposta dell'Irs nel suo complesso una correzione e una nota. la correzione: la delega fiscale non è stata approvata. Nel mese della crisi è rimasta ferma nelle commissioni finanze e affari sociali, probabilmente si riprende a gennaio comunque nel frattempo la parte Isee è entrata nella manovra. la nota. universalismo selettivo o welfare residuale? Se la soglia dei 31000 euro di reddito è quella per l'accesso alla assistenza (assegni famigliri, indennità di accompagnamento etc..) tagliamo in realtà fuori il ceto medio e lo mettiamo a rischio impoverimento. Il welfare è in fondo l'ombrello che impedisce alle famiglie di impoveririsi per far fronte alla malattia e ala vecchiaia.