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  1. felix Rispondi

    E' stata una decisione iniqua privare i pensionati dell'indicizzazione annuale si poteva benissimo recuperare gli stessi soldi senza sacrifici intervenendo sulle pensioni oltre i 100.000 euro.

  2. giuseppe Rispondi

    Questo provvedimento è una autentica rapina. Sono 4 anni che per via di una (falsa) bassa inflazione le pensioni non aumentano di 1 euro. Ora che su una pensione di 1500 euro si prospettava un aumento di una trentina di euro lo neutralizzano con questa porcata. Il risultato è che queste pensioni restano al palo per 6-7 anni mentre vengono rivelati i dati che parlano di una diminuzione del potere dei salari e delle pensioni del 40% dal 2000 ad oggi. Inoltre si susseguono raffiche di aumenti a due cifre su qualunque voce di spesa. Ad un pensionato da 1500 euro questa rapina di due anni costa 800 euro moltiplicati per tutti gli anni di vita a venire. con una aspettativa di vita di 15 anni fanno la bellezza di 12000 euro. Una vergogna planetaria. Questo è un sopruso inaccettabile verso persone che non possono certo definirsi ricche. Se in questo povero paese si muore di fame con 1100-1200 euro, con 1401 cambia molto la situazione? La vera vergogna è che ad avallare questa porcata sia stato Bersani e il PD che dovrebbero difendere con le unghie questi miseri redditi.

  3. Maurizio Rispondi

    Al risanamento dei conti dovrebbero contribuire i capitali parassiti improduttivi piuttosto che le pensioni dei lavoratori che hanno versato il 33% di contributi per una vita. Diminuire il potere di acquisto di stipendi e pensioni ed in concomitanza aumentare la pressione fiscale sui ceti medio/bassi non può che portarci di corsa ad una spirale recessiva con conseguenti ulteriori manovre per tamponare il minore gettito. Il rigore se non abbinato a provvedimenti specifici che tutelino gli interessi italiani è una follia che serve solo ad assecondare la politica suicida della Germania. L'Europa senza decisioni comuni e senza tutela di una banca centrale non può essere sostenuta ad onta dei popoli per soddisfare le speculazioni di pochi parassiti.

  4. Diana Rispondi

    "Se uno ha pagato i contributi nella quantità e per il tempo previsti, la pensione non è un regalo, ma un diritto". Come mostrato più volte in questo sito, o in articoli recenti di stampa (es. "Se cento euro di contributi regalano un assegno da 350", sole24ore del 1/8/2011), la maggioranza delle pensioni attualmente erogate, fondate sul sistema retributivo, non hanno visto un pagamento di contributi corrispondente all'assegno attuale. Per esempio, un impiegato andato in pensione con il modello pre 1992 riesce a ri-prendere circa 160 euro ogni 100 versati, la situazione è ancora più sbilanciata a favore di autonomi, donne e in generale per i lavoratori con carriere più progressive (non gli operai, per capirci). Lungi da me togliere la pensione a chi l'ha già, ma almeno non si pensi che sia dovuta tutta, sempre e comunque.

  5. Pigato Carlo Rispondi

    Le pensioni vanno tutte aumentate sulla base dell'inflazione o meglio della crescita del PIL. Sul loro ammontare va istituito un contributo perequativo tanto più elevato quanto più elevato è l'ammontare della pensione, quanto minore è il numero di anni di versamenti contributivi effettuati, quanto maggiore è il numero di anni di pensione goduta. La combinazione tecnica dei tre elementi, consente di far pagare ai veri beneficiari le distorsioni derivanti da un sistema sbagliato, estendendo il sistema contributivo ai pensionati e non solo ai pensionandi.

  6. lucio sepede Rispondi

    Ritengo che la soluzione più efficace e anche più equa sia legare la crescita delle pensioni all'aumento medio degli stipendi e dei salari, tranne per quelle più basse, al di sotto di 1.000 euro, che possono essere agganciate all'inflazione nel caso la sua crescita risulti superiore a quella del monte salari/stipendi. Sarebbe un modo per legare le sorti di chi è in pensione con quelle di chi lavora e deve fornire le risorse per pagare le pensioni stesse.

  7. rita Rispondi

    Si parla di fare maggiormente contribuire le pensioni più alte, il che in via di principio mi sembra sacrosanto. Ci si dimentica però che su queste pensioni è già passato Tremonti, mettendo un contributo di solidarietà progressivo. La domanda è : la soluzione ai nostri problemi è il contributo bis?

  8. anonimo Rispondi

    Perché uno che è andato in pensione secondo le norme dell'epoca è visto come un rapinatore? Di cosa sarebbe colpevole? Che cosa avrebbe dovuto fare di diverso, ammesso che fosse nella possibilità di farlo? Ci si dimentica che se uno ha pagato i contributi nella quantità e per il tempo previsti, la pensione non è un regalo, ma un diritto, a prescindere dal nucleo familiare, se ha altri redditi, ecc.

  9. francesco pontelli Rispondi

    Mi occupo di Marketing quindi di vedere certo anche gli effetti sul mercato inizialmente ma soprattutto come verranno condizionate le aspettative dei soggetti interessati che determinano il decorso economico moderno . “ partendo dal fatto che l’aumento delle accise sulla benzina lo poteva fare anche Cirino Pomicino con l’aggravante che aver aumentato maggiormente il gasolio di fatto presenta un impatto inflattivo maggiore ( l’80% della merce viaggia su gomma ) In considerazione poi del fatto che il blocco della indicizzazione delle pensioni non dovrebbe essere fissata in rapporto al loro valore ( 960 o 1.400 come sembra ora fissarsi l’asticella ) ma sulla base degli anni di contribuzione : per esempio tutte le pensioni che abbiano 15 o 20 anni di contribuzione ( i baby pensionati ) e tutte quelle la cui erogazione abbia raggiunto il 50% degli anni di contribuzione ( i pre-pensionati ) dovrebbero essere soggette a tale blocco. A questo si aggiunga che l’introduzione di una tassa sui capitali “ scudati “ di fatto introduce l’effetto retroattivo.

  10. Walter Rispondi

    Non avete considerato che le pensioni oltre una certa cifra hanno già avuto in tutti questi anni un adeguamento solo del 75%? Questa a mio parere è già una bella penalizzazione.

  11. HK Rispondi

    C'è una grande e comprensibile agitazione per il taglio delle indicizzazioni ad una larga fascia di pensioni. Ma già oggi c'è un taglio ben peggiore sull'adeguamento dei salari all'inflazione come ha evidenziato l'ISTAT. Quindi se i pensionati si stracciano le vesti, cosa dovrebbero fare i lavoratori che si trovano alle prese con moglie, figli, mutui casa, trasporti per andare al lavoro, .... In una democrazia contano i numeri e ormai i pensionati superano ampiamente i lavoratori (almeno nei sindacati) Le parti di pensioni che non corrispondono a contributi versati e i salari pubblici, l'abbiamo capito, vanno indicizzati all'aumento o riduzione del pil. Solo così ci sarà una attenzione di queste classi a interessarsi dello sviluppo del paese.

  12. Giuseppe Crocetta Rispondi

    Non trovo condivisibile la conclusione del documento perchè non supportato da alcun dato. Ritengo che sia scientificamente necessario nello scrivere che "il mancato aggiustamento ai prezzi chiama a un sacrificio maggiore gli assegni più alti, che di solito sono quelli erogati dall'Inps a pensionati di anzianità usciti dal lavoro negli ultimi anni ... (che hanno) beneficiato di norme ora in via di superamento" allegare una tabella riepilogativa con i dati relativi agli importi delle pensioni, i relativi dati medi di anni di versamento, l'età media di quiescenza, ecc. e solo allora si potrà capire se la manovra prospettata dal governo è o non è equa. E forse ci si renderà anche conto che è tra le pensioni più basse che si annidano il maggior numero di “ baby pensionati” o di coloro che hanno versato poco, nulla o solo contributi figurativi.