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  1. AM Rispondi

    I non addetti ai lavori sono interessati a sapere se nel computo delle povertà entrano anche gli immigrati ancora privi di cittadinanza italiana. La questione non è affatto secondaria perchè, nel caso affermativo, ogni nuovo arrivo di profughi "politici o economici" comporterebbe un aumento delle povertà. Negli ultimi tempi il numero dei mendicanti ai semafori delle città è aumentato sensibilmente e si presume che queste famiglie vivano in condizioni di grande indigenza. Gradirei una risposta e ringrazio.

  2. marco spampinato Rispondi

    Per quale ragione si dovrebbe considerare ininfluente la riduzione della diseguaglianza che interessa il Sud e il Centro Nord in un certo periodo iniziale degli anni novanta? Diseguglianza che invece sembra crescere, data quella misura, in anni successivi? La prima dimensione della povertà, quella relativa, che giustamente si dice essere uno dei possibili indici di diseguaglianza, mi sembra sottovalutata dalla concezione teorica implicitamente assunta dagli autori. Quella concezione teorica mi sembra legittima (intendo dire che può avere una sua ragionevolezza) quando non sia così correlata alla residenza, ma molto facilmente criticabile a fronte di una elevata disparità territoriale. A meno che gli autori non propongano di fatto una stabilizzazione di un modello dualistico in cui il Sud beneficia solo di politiche redistributive (una volta le si chiamava assistenziali), mentre la crescita è localizzata solo al Centro-Nord. La posizione sembra configurare una policy pensata da un donor per un paese estero: un donor che si preoccupa di garantire solo che i poveri non siano "troppo poveri" (cibo, vestiario, cure mediche strettamente necessarie). Tutto il resto non conta?

  3. SAVINO Rispondi

     Manca ogni forma di ascensore sociale. Se sei povero, ma un genio, rimani come minimo ancora povero. Allora, la vera povertà è la mancanza di opportunità.

  4. AM Rispondi

    Chiedo scusa per la mia domanda, forse banale per gli autori. Quando si parla di povertà degli italiani ci si riferisce solo ai cittadini italiani o anche gli stranieri che vivono in Italia (oltre 5 milioni)? Poichè una parte non trascurabile degli immigrati vive in condizioni di povertà è chiaro che se si inseriscono nel computo anche i residenti stranieri, il continuo flusso migratorio (e non mi riferisco solo a Lampedusa) tende ad aumentare la percentuale dei poveri presenti in Italia. Del resto basta osservare i mendicanti diffusi in tutte le grandi città italiane e coloro che urufruiscono dei pasti gratuti presso le parrocchie per accorgersi che la quasi totalità dei poveri (o almeno di quelli visibili) non è italiana.

  5. enrico villa Rispondi

    Giustissimo, Lorenzo. Si veda anche il mio commento all'articolo citato sul debito pubblico. Mi sembra ora inevitabile che una corretta gestione del debito, anche eliminando inutili posizioni parassitarie, cancellerà tantissimi stipendi e rendite, con la conseguenza - tra quelle positive - anche di impoverire numerosi percettori. Che, purtroppo, rischiano di essere i nostri figli. Anche per questo suggerisco di iniziare con una pesante imposta patrimoniale: chi ha avuto, sopporti qualche sacrificio, prima di essere coinvolti tutti. Destinazione del ricavato: 2/3 alla riduzione del debito e 1/3 alle risorse per lo sviluppo, vale a dire investimenti produttivi ed incentivi alle aziende che assumono ed investono. Non possiamo continuare a sognare di prendere solo ai ricchi: si deve iniziare con sacrifici individuali lasciando ai figli l'incombenza di non sbagliare più, generando una nuova classe politica e dirigente pulita ed efficiente.

  6. Lorenzo Rispondi

    Gli autori dell'articolo hanno scritto che l'incidenza della povertà è scesa drasticamente negli anni Settanta, per poi scendere ulteriormente negli anni seguenti. Osservo che nell'articolo "La generazione che paga per tutti", pubblicato contemporaneamente, è stato messo messo sotto accusa l'enorme debito pubblico accumulato dall'Italia a partire dagli anni Sessanta. Mi chiedo se l'accumulo di debito si sia rivelato solo un danno per l'Italia o abbia in qualche modo contribuito al miglioramento delle condizioni economico-sociali del Paese, visto che un così ingente dispendio di denaro è stato attuato dai Governi a livello nazionale, con effetti sull'intera popolazione.

  7. M.J Rispondi

    Volevo solo fare evidenziare questa ricerca condotta da Dr. Paul Segal che è molto interessante, forse è il caso di provare a stimare una RD (Resource Dividend) anche per l'Italia? http://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S0305750X10001774