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  4. Gigenzo Rispondi
    Gentile Hamaui, crediamo che far ricorso a categorie filosofiche come l’ambiguità interpretativa sia bello in sé, accade talvolta, però, che discussioni assai erudite vengano innescate da fatti inesistenti, come nel caso dell’articolo cui lei si ricollega. Veniamo al punto. Il differente andamento del rapporto sofferenze/impieghi tra il 2010 e il 2011 tra le diverse categorie dimensionali di banche nasce dal dato sulle sofferenze delle banche minori, passate da 7,1 mld di Euro nel 2010 a 20,0 mld di Euro nel 2011 (tavola a17.7 della relazione annuale della Banca d’Italia sul 2011). Ora, un incremento del 181% dovrebbe lasciare perplessi e indurre il ricercatore a leggere le note a piè di pagina alla stessa tavola che recitano “Nel 2011 la serie storica delle sofferenze è stata influenzata da operazioni societarie realizzate da alcuni gruppi bancari”. Se si scomputano tali effetti contabili (pari a 11,5 mld sulle banche minori), il rapporto sofferenze impieghi per le banche piccole e minori nel 2011 sarebbe pari a 8 decimi di punto, meno (e non più) di quanto fatto registrare dalle banche maggiori-grandi e medie. È così, per un semplice “salto di serie storica” tutto si sistema senza troppi sforzi interpretativi.
  5. Gigenzo Rispondi
    (continua) Se si scomputano tali effetti contabili, le sofferenze di pertinenza delle banche minori nel 2011 risultano pari a 8,5 mld di Euro con un tasso di crescita del 19,2%, inferiore a quello medio. Di conseguenza il grafico corretto da tale effetto contabile avrebbe mostrato una crescita del rapporto sofferenze impieghi per le banche piccole e minori pari a 8 decimi di punto, solo poco meno di quanto fatto registrare dalle banche maggiori-grandi e medie (+9 decimi di punto). È così, per un semplice “salto di serie storica” tutto si sistema senza troppi sforzi interpretativi.