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TFR IN BUSTA PAGA, UN PROGETTO DA DIMENTICARE

L’’ipotesi di trasferire il Tfr in busta paga rappresenta una scorciatoia pericolosa riguardo all’’obiettivo dichiarato di un sostegno ai consumi delle famiglie. Questa misura aggraverebbe la fiscalità che pesa sulle famiglie stesse e le priverebbe di uno dei pochi strumenti di sostegno al loro risparmio, peraltro caratterizzato, a livello aggregato, da un trend discendente con un impatto negativo sulla nostra stabilità macroeconomica e finanziaria.

 

Il 17 agosto scorso, nel pieno del dibattito sulla manovra finanziaria bis, appare la notizia del possibile svuotamento del Tfr, che diventerebbe una voce del salario. “La sorpresa, come la chiama il leader del Carroccio (che fa riferimento alle dichiarazioni del ministro dell’Economia, ndr), …è un incremento mese per mese in busta paga… pari all’’accantonamento mensile per la liquidazione: circa il 7 per cento dello stipendio lordo…. Si tratta… di una terza via alla destinazione del Tfr: direttamente al lavoratore, per portare— questa —liquidità in più alle famiglie, provare a stimolare i consumi….” (Melania di Giacomo, Corriere della Sera). Sebbene sembri, al momento, che l’’ipotesi possa essere accantonata, vale la pena affrontare l’’argomento, nella speranza di contribuire a una sua archiviazione definitiva.

PERCHÉ VIAGGIARE SENZA RUOTA DI SCORTA?

A inquietare non è l’’idea di una revisione dei meccanismi di accantonamento del Tfr, già in parte avvenuta attraverso il canale dei fondi pensione, quanto l’’obiettivo (il rilancio dei consumi) che la proposta mancherebbe di realizzare in maniera adeguata, in un contesto macroeconomico delicatissimo e con potenziali gravi conseguenze per l’’equilibrio del paese. Occorre ricordare che il Tfr e i fondi pensione già prevedono la possibilità di ottenere anticipazioni per la prima casa e per la tutela della salute, per cui si tratta di uno strumento tutt’altro che rigido riguardo ai bisogni che si possono manifestare nel corso del ciclo di vita dei vari componenti delle famiglie. Il trasferimento sic et simpliciter in busta paga esporrebbe invece le famiglie a un’aliquota di tassazione più alta in fase di liquidazione (quella marginale sul reddito al posto di quella agevolata attualmente in vigore), certamente uno svantaggio. Quanto alle imprese con meno di 50 dipendenti, avrebbero un aggravio immediato dei costi, in quanto dovrebbero effettivamente liquidare ogni anno l’importo maturato. Ma cosa dire del venir meno di una preziosa “ruota di scorta” che, in tempi di gravi difficoltà sociali e in un paese privo di un organico sistema di ammortizzatori sociali, svolge un ruolo importante? Un piccolo capitale può servire precisamente a questo, mentre diluire il Tfr nella retribuzione corrente significherebbe disperderlo. D’altronde moltissimi lavoratori hanno già fatto una scelta razionale al riguardo, scegliendo di aderire ai fondi pensione o di lasciare il Tfr in azienda perché valutano positivamente l’’aspetto assicurativo, compresa la possibilità di accedere ad anticipazioni per le spese straordinarie. Quanto ai lavoratori meno razionali, gli economisti comportamentali hanno dimostrato da qualche tempo che proprio veicoli ad hoc aiutano a contrastare la nostra naturale miopia riguardo alle esigenze del ciclo di vita. In sostanza, il venir meno da uno strumento di risparmio a medio termine sarebbe un fattore di confusione per i lavoratori più razionali e un danno per i lavoratori più miopi.

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IL MODELLO TEDESCO

Si è spesso sentito parlare di “modello tedesco”. Ebbene, in Germania, strumenti di risparmio a medio termine sono stati fortemente incoraggiati nell’’ultimo decennio
•con i Riester plan (1), lanciati in coincidenza con una campagna d’informazione sulla riduzione dei tassi di sostituzione attesi della previdenza pubblica, cui hanno aderito in pochi anni oltre 10 milioni di famiglie e che consentono, in sede di dichiarazione dei redditi, di ottenere una detrazione d’’imposta per risparmi orientati al lungo termine, con i conti aziendali “tempo” (time-value accounts), conti di risparmio dove è possibile accantonare, in sospensione di imposta, straordinari e altre voci della retribuzione, con i fondi pensione veri e propri che hanno ricevuto un forte impulso.
Non sarà solo merito di questa forte attenzione al risparmio a medio-lungo termine, ma vale la pena porre l’’attenzione sulla divergenza tra l’andamento dei tassi di risparmio tra Italia e Germania (e anche Svezia, un altro paese che ha preso di petto il tema della previdenza e della necessità di rafforzare i pilastri integrativi).

Tassi di risparmio (risparmio delle famiglie al netto degli ammortamenti su reddito disponibile)- Italia, Germania, Svezia

Fonte: Ocse (2)

RISPARMIO DELLE FAMIGLIE IN CALO

I flussi annuali verso il Tfr rappresentano una voce importante del risparmio delle famiglie italiane, quasi 24 miliardi l’anno secondo le stime della Covip (3) (13 miliardi da accantonamenti presso piccole imprese, 5,7 miliardi nel Fondo di tesoreria Inps, 5,1 miliardi nei fondi pensione, oltre il 2 per cento del reddito disponibile dell’’insieme delle famiglie). Ma proprio per questo, il dirottamento di questo flusso verso i consumi potrebbe avere, oggi, effetti dirompenti sul piano macroeconomico. Per capirlo basta riferirsi alla seguente tabella tratta dall’’ultima relazione della Banca d’Italia:

Appare chiaramente il lungo trend discendente del nostro tasso di risparmio, in particolare quello delle famiglie, e, in corrispondenza, un crescente ricorso al risparmio finanziario estero (“saldo delle operazioni con il resto del mondo”), estero che oggi guarda con sempre meno fiducia al nostro paese.
Inutile sottolineare che per salvare il nostro equilibrio macroeconomico serve proprio il contrario della proposta Tremonti – Bossi: sostenere il risparmio delle famiglie e ritornare, invece, a far risparmiare il settore pubblico con tagli coraggiosi ai costi della politica e interventi strutturali di lungo termine. Con i conti con l’’estero in ordine saremo in grado di affrontare la ripresa, e anche il rilancio dei consumi, su basi solide. Proprio Argentina e Ungheria,  quando l’’equilibrio macro-finanziario è andato in crisi, hanno messo mano, inutilmente, al patrimonio delle famiglie nei fondi pensione.

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(1) Börsch-Supan, A.,  Reil-Held A., Schunk D.,  [2007], “The savings behaviour of German Households: first experiences with State-promoted private pensions”, MEA, Mannheim Institute for the Economics of Ageing 136

(2)   

 

2005

2006

2007

2008

2009

2010

2011

2012

Germania

10,5

10,6

10,8

11,7

11,1

11,4

10,9

10,9

Italia

9,9

9,1

8,4

8,2

7,1

6,1

6,0

5,7

Svezia

5,5

6,6

8,8

11,2

12,9

10,8

10,0

8,9

(3) Covip, Relazione annuale 2010. NB: le stime riguardano I flussi verso il TFR al lordo degli importi liquidati, pertanto il contributo del TFR al risparmio netto è inferiore.

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16 commenti

  1. roberto squaglia

    Quello di trasferire il Tfr in busta paga è un vecchio arnese che viene rispolverato da governi incapaci di fare il loro mestiere, un sintomo della agghiacciante confusione di chi oggi governa malamente la nostra politica economica e fiscale. Pur di non aggredire l’evasione fiscale, ritenendola filo governativa, costoro non esiterebbero a produrre danni irrimediabili. Un saluto a Daniele Fano.

  2. Daniele

    Opinioni, secondo me come misura straordinaria per un periodo di due o tre anni io ci metterei la firma ovviamente si potrebbe proporre anche su base volontaria….Vi assicuro che con la famiglia da mantenere oggi, a me farebbero un sacco comodo!

  3. roberto gonzalez miragaya

    Sono d’accordo col TFR in busta paga. Perché lo stato, un fondo pensionie ecc. dovrebbe gestir questi soldi meglio di quello che lo farebbe io (le mie finaze sono sane al meno come quelle dello stato: i miei debbiti non supperano quello che guadagno ). Chi ha detto che questi soldi serebbero spesi in ‘vino’ e non in risparmio o altri tipi d’investimenti?. Sono già grande, vivo per conti mio d’un sacco di tempo, so accetare le mie responsabilità e , per altro, ho già un padre. Comunque sono d’accordo col fatto di che queste tipo di misure isolate, senza cambiare il modello di mercato di lavoro, di previdenza, di Stato… servono a poco.

  4. Giulio

    Il TFR è tassato con una aliquota molto bassa tra l’11 e il 15%. Se finisse in busta paga l’aliquota sarebbe dal 23 al 45% e potrebbe far aumentare lo scaglione contributivo ed arrivare a tassazione di oltre il 60%.

  5. mary

    ottimo, fatelo prima che sia troppo tardi un coro di si!

  6. Alessandro Viviani

    Concordo che il TFR in busta paga possa incrementare il “rischio” di mancato accantonamento (oggi infatti l’INPS interviene eventualmente come back-up per il dipendente in caso di inadempienza dell’azienda); capisco d’altra parte che possa essere vista come una leva – a costo zero per lo stato nel breve termine se non addirittura come fonte di maggiori/anticipate entrate fiscali – per sostenere i consumi. Tuttavia da piccolo imprenditore devo contestare che questo comporti un aumento dei costi per le aziende: già oggi il TFR è un costo che viene spesato per competenza sul conto economico di ciascun esercizio. Nel caso dell’azienda che ho la fortuna di guidare le cifre accantonate vengono anche fisicamente accantonate su un conto separato proprio per evitare che la situazione finanziaria della società sia “drogata” da liquidità disponibile solo in quanto retribuzione rinviata nel tempo. Temo però che una eventuale decisione di distribuzione del TFR possa essere devastante per le tante aziende che usano questa disponibilità per finanziare il circolante, soprattutto qualora non fosse applicato solo sui futuri accantonamenti ma anche su quanto già maturato ad oggi.

  7. Paolo

    Le considerazioni dell’articolio sono pienamente condivisibili, soprattutto per il momento e il modo in cui è stata fatta la proposta. A bocce ferme il problema però potrebbe porsi in altro modo: siccome c’è (finché dura) un sistema previdenziale, non si capisce quale sia la funzione del TFR: o serve per la pensione o fa parte del salario. O invece siamo ormai schiavi del fatto che è un importante e poco costoso sistema di finziamento delle imprese? E per quanto riguarda i dipendenti pubblici, si ricordi che il TFR è uno solo (non ti viene liquidato se cambi Ente, per esempio) ma ti viene liquidato in unica soluzione solo quando vai in pensione o dai comunque le dimissioni.

  8. Giuseppe Marini

    Ma lo Stato non si era prefisso di far capire ai giovani lavoratori che senza Previdenza Integrativa al momento di andare in pensione si sarebbero trovati male? Che il TFR dovrebbe servire come minimo contributo al finanziamento delle Forme di Previdenza Complementare? La legge 296/2006 (Finanziaria 2007) aveva stanziato 17 milioni per propagandarlo ma da quello che si è visto anche questa previsione è stata disattesa. E chi commenta pensa solo all’immediato! Ai bisogni secondari per la famiglia! O a ritenersi, addirittura, il miglior investitore del suo TFR. Lasciando poi, alla Collettività con interventi sociali, di farsi carico della sua vecchiaia in caso di difficoltà. Si ipotizza anche un trattamento fiscale sul TFR di vantaggio dell’11-15% (?), alla faccia dell’art. 19 TUIR. Se esiste un trattamento fiscale di favore è proprio quello congegnato sui finanziamenti a FPC, un trattamento di eccezionale favore in uso dal 2007 ma misconosciuto alla massa dei lavoratori.

  9. PMC

    Se è una scelta isolata sono d’accordo con chi ha scritto l’articolo. Però se è accompagnata indissolubilmente da un buon incremento dell’età pensionabile, visto che i contributi sono una forma di risparmio, potrebbe essere studiata in modo da tenere complessivamente per il paese il saldo di risparmio invariato, no? Anzi potrebbe indorare la pillola dell’allungamento della vita lavorativa (lavori più a lungo, ma ti pago di più).

  10. Michela

    D’ accordissimo con l’articolo, sebbene ricordo anche che il tfr per me giovane contrattista a progetto da 4 anni (e penso di essere in buona compagnia tra i miei coetanei) parlare di tfr è parlare di un sostegno (un diritto?) non concesso.

  11. Roberto A

    io sono d’accordo ad inserire il TFR in busta paga…da parecchio tempo lo dico e sono anche per abolire tredicesima e quattordicesima,sempre da spalmare sui 12 mesi,creando mensilità costanti. Basta con la tredicesima per il N atale, la quattordicesima per le vacanze, TFR come risparmio forzoso…Ognuno sia responsabile di quello che fa. Io sono anche per l’abolizione del sostituto di imposta, tutti i cittadini devono essere messi sullo stesso piano ed occuparsi personalmente dei versamenti dei loro contributi e imposte, accolandosene i costi invece di scaricarli sulle aziende. Mi si dia in busta paga ogni mese il lordo comprensivo di contributi (anche quelli formalmente a carico del datore,ma facenti parte di fatto della retribuzione),imposte,quota di TFR tredicesima e quattordicesima) e io ogni due mesi verserò le quote che mi spettano di contributi e imposte. E perchè il TFR dovrebbe essere tassato con maggior favore? Il reddito di un lavoratore autonomo viene tutto tassato con le aliquote normali, comprese le aliquote marginali…perchè invece quote di retribuzione del dipendente dovrebbero essere tassate con aliquote agevolate? Io sono un dipendente.

  12. Fulvio

    Assolutamente sì!  (da tenere in conto però alcune cose, non ultimo che verrà tassato maggiormente, come faceva notare un’altro forumista). In merito al si/no sono propenso al sì perchè credo (credo !) di riuscire a gestire in maniera più efficiente tali denari (che, lo ricordo, sono già miei anche quando il datore di lavoro le deposita … chissà dove …). Tale gestione, lo ripeto, potrà essere superiore a quella fatta … da chi? e come? E, last but not least, se siete dipendenti statali, intanto dovrete aspettare due  anni prima di vederla dal momento del vostro ‘ternime lavori’

  13. Ugo Pellegri

    Come tanti discorsi del mese di agosto l’idea di mettere il Tfr in busta paga è tramontata. Ma l’idea è, a mio parere valida, perché si tratta di un risparmio forzoso che non ha senso. Chi vuole e può risparmiare lo indipendentemente dalla coercizione, chi non può o non vuole non c’è ragione al mondo che lo possa costringere. A meno che si vogliano considerare i lavoratori dipendenti, a differenza di altre categorie, incapaci di autogestirsi. Nel ribadire la tipicità italiana dell’istituto, osservo che l’esempio della Germania sia completamente diverso dal Tfr italiano.

  14. annata77

    In realtà il Tfr in busta paga potrebbe essere concesso solo ad un fruitore maturo, consapevole che il ciclo di vita prevede un risparmio per far fronte alle future esigenze (vincolo della spesa intertemporale). D’altro canto anche nell’ipotesi in cui il soggetto sia estremamente maturo, questi nulla può di fronte all’asimmetria informativa cui un singolo soggetto è costretto. Così il Tfr non più soggetto a vincolo a intertemporale “guidato” (dalle istituzioni) rischia di cadere facile trappola degli speculatori, piu’ di quanto non lo sia già oggi. Inoltre dare maggiore possibilità di spesa oggi impiegando il Tfr potrebbe solo posticipare il problema della spesa futura che non avrebbe alcun sostegno, senza considerare che di pari sempre al tempo attuale si sottraggono risorse che oggi vengono utilizzate per l’investimento e non per la spesa come invece accadrebbe. Forse i vari lavoratori “progettisti” e a “contratto a tempo determinato” sanno che avere il Tfr subito vuol dire sapere di non averlo in futuro…difficile in questa situazione globale pensare al risparmio, anche se si è soggetti maturi.

  15. carlo cetteo cipriani

    Bene le tante cicale dicono: dateci subito i soldi. Poi quando starnno per crepare chiederanno aiuto allo Stato, che se gli dicesse: te li sei già mangiati, sarebbe accusato d’insensibilità, tirchieria, di dare ai ricchi e far morire i poveri, ecc…. Allora ti faccio un gruzzoletto ed a fine lavoro lo prendi. Che se poi ti licenzi per andare a lavorare altrove già lo prendi, per gli anni che hai lavorato, e poi continui ad accumulare con un altro lavoro.

  16. davide

    d’accordissimo sullo spostare il tfr in busta paga. io ho 26 anni, ne ho gia` lavorati 5 (part time perche` dovevo studiare) e ho erroneamente destinato il mio tfr a fondi pensione..risultato? mi sono dimesso a ottobre e ora lavoro all’estero, e quei soldi accantonati chi lo sa se e quando li rivedro` mai piu`, percio` meglio riceverli sbito quei soldi, del doman non vi e` certezza. ah ovviamente sto facendo anche un fondo pensione individuale…ma penso che tra 3 anni lo elimino. e` tutto troppo incerto

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