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  1. John Horsemoon (pubblicista) Rispondi

    L'informazione in Italia è storicamente viziata da un peccato originale, l'assenza di editori puri, fin dalla nascita dei giornali più importanti e con più lunga tradizione. Al contrario in America (penny press fu solo l'inizio). Il divieto di pubblicità è un totem che l'Ordine dei Giornalisti (con varie complicità) erge a tutela dei furbi, non dei trasparenti. La storia riguarda proprio la mancanza di trasparenza e di onestà intellettuale. La crisi dell’editoria prima che economica è di legittimità: la gente non si fida più. Il web è la nuova frontiera della libertà e della libera stampa, ma il terreno della fiducia da recuperare (anche per chiedere un costo da pagare) è vasto e la lotta lunga. Non fermiamoci.

  2. Maria Teresa Ubertalli Rispondi

    Ho letto con interesse il vostro articolo. Si tratta di un legame di cui, da consumatrice/utente, non conoscevo l'esistenza... Fino a tre anni fa, quando verificai di persona, durante uno stage presso la redazione di un giornale locale, come le notizie legate ad attività (società sportive, enti, librerire, ecc.) che regolarmente acquistavano spazi pubblicitari fossero "premiate" - con spazi adeguati, immagini, bei titoli, ecc. Al contrario, gli eventuali comunicati stampa delle società/aziende/enti che non figuravano anche come inserzionisti, finivano per essere ridotti all'osso se non, in taluni casi, (in)volontariamente trascurati, dimenticati o dispettosamente cassati. Mi sto riferendo al caso di un piccolo settimanale di cronaca e attualità locale. Non ero giunta a immaginare che la stessa equazione potesse valere per le grandi testate. Ancora troppo ingenua, come consumatrice-lettrice-utente, pur avendo qualche decennio di vita sulle spalle. Vi seguo sempre con attenzione, sebbene numeri ed economia siano ancora oggi per me materie ostiche. Grazie e cordiali saluti, Maria Teresa Ubertalli Ape

  3. Marco Dal Pozzo Rispondi

    Nell'articolo si dice: "dal punto di vista quantitativo un aumento di 50mila euro nella pubblicità mensile acquistata da una data impresa su un quotidiano si associa in media con tredici articoli aggiuntivi al mese che menzionano quell’impresa" Ma quanto incidono quei 50mila euro nella trasparenza delle notizie di carattere politico? Quanto risultano inquinate le notizie politiche? [anche se il problema, forse, in questo caso è maggiormente legato alla Proprieta']

  4. Luca Rispondi

    Molti dei quotidiani locali appartengono a gruppi editoriali molto grandi. La soglia dei 50'000 euro non dovrebbe essere verificata come rapporto tra cifra invesitita in pubblicità e capitale del giornale (o del gruppo editoriale stesso), piuttosto che come numero assoluto? Di per sé, un numero così rappresenta più dell'1% delle entrate mensili di un giornale come il tirreno o il mattino di padova, logico aspettarsi un grande cambio del rapporto tra giornale e azienda, ma è così "economico" comprare l'attenzione dei giornali a tiratura nazionale (di cui parlate ricordando la stampa e fiat, ma come tralasciare il esgreto di pulcinella la repubblica e galassia CIR)? Se poteste pubblicate dei grafici/tabelle esplicative ...